“Goiverno 1″ Tre aliquote (più una) per l’Irpef

26/11/2004

    venerdì 26 novembre 2004

    NEL 2005 IL GROSSO DELLA COPERTURA VERRA’ DALLE UNA TANTUM, SOSTITUITE NEL 2006 DA MISURE STRUTTURALI
    Tre aliquote (più una) per l’Irpef.
    Sgravi per 6,5 miliardi
    Cambiano deduzioni e detrazioni. Alle imprese destinati 500 milioni

    Roberto Giovannini

    ROMA
    E alla fine, dopo tanta fatica e polemiche, è arrivata la riforma fiscale del governo Berlusconi da 6 miliardi per il 2005. La nuova Irpef (che si chiamerà Ire) funzionerà su quattro aliquote (23, 33, 39 e 43%, destinata forse a sparire), e cambierà il meccanismo degli «sconti» per carico familiare. Altri 500 milioni andranno alla riduzione dell’Irap, l’imposta sulle imprese che finanzia la sanità. Vista la delicatissima situazione dei conti pubblici – che ha reso difficile individuare la copertura finanziaria – in pratica le compensazioni individuate da governo e maggioranza sono molto diverse tra 2005 e 2006. L’anno venturo il grosso proverrà da «una tantum», qualcuna di dubbia solidità, come il condono edilizio. Nel 2006, invece, scatteranno le misure più strutturali e impopolari, dalla stangata sulle sigarette alla «razionalizzazione» dell’organico della scuola, che inizierà dal prossimo anno scolastico.


    Basterà per far quadrare i conti e chiudere il 2005 all’interno del tetto di deficit/Pil europeo del 3%? Le perplessità sono alimentate dalla dichiarazione di una «autorevole fonte governativa» che all’agenzia
    Apcom ha spiegato che «il deficit 2004 viaggia al 3,4% del Pil», e che il decreto fiscale all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di oggi (che vale lo 0,2% del Pil) «risolverà ben poco». Uno sforamento dei conti 2004 renderebbe problematico rispettare la soglia del 3% nel 2005, con una Finanziaria che forse non vale 24 miliardi e una riforma fiscale con coperture non certo impeccabili.

    Ma vediamo in dettaglio il meccanismo della nuova Ire. Come detto, sono quattro aliquote, anche se una (la quarta, per i redditi oltre 100.000 euro l’anno) viene chiamata «contributo di solidarietà» del 4%. Gli addetti ai lavori la definiscono una normale aliquota del 43%, visto che il suo gettito non avrà una destinazione specifica, ma finirà nel calderone delle entrate dello Stato. Sulla carta il «contributo» potrebbe sparire già nel 2006, ma dipenderà dalla situazione dei conti. L’effetto della nuova curva Ire sarà quello di ridurre notevolmente la progressività, con un vantaggio crescente al crescere del reddito, da 200 euro per un reddito di 20.000 euro annui a qualche migliaio per i molto ricchi.


    Per valutare però il vero risparmio, ogni contribuente dovrà considerare la sua situazione di carico familiare. Prima, per un familiare a carico si prevedeva uno sconto di imposta, adesso ci saranno deduzioni che ridurranno il reddito da tassare. La deduzione sarà di 3.200 per un coniuge a carico e di 2.900 per ogni figlio (3.450 se ha meno di tre anni, 3.700 se portatore di handicap). Sempre 2.900 euro se a carico c’è un anziano. La deduzione diminuisce di importo con l’aumento del reddito, e si azzera a 78.000 euro di reddito imponibile. E arriva una nuova deduzione specifica di 1.820 euro (sempre decrescente al crescere del reddito) delle spese per la «badante» per le persone non autosufficienti presenti in famiglia.


    Molto si è discusso (e molto si discuterà) della copertura finanziaria della riforma, che teoricamente dovrebbe rendere «neutrale» l’effetto per i conti pubblici del calo del gettito. Per il 2005 il governo sceglie la rischiosa strada di una copertura che (anche se non mancano le misure politicamente «delicate») si affida largamente ad «una tantum». In più, c’è la scelta (validata dalla Ragioneria, ma per molti esperti discutibile) di coprire per competenza solo 4,3 miliardi, quando il taglio del gettito per cassa è di 6 miliardi. Senza entrare nei dettagli tecnici incomprensibili ai più, la logica dell’operazione è questa: il gettito Ire diminuirà di 5,5 miliardi, ma nel corso del 2005 i contribuenti pagheranno degli acconti d’imposta sulla base dei redditi 2004, quantificati in 2,2 miliardi di euro. «Per competenza» basteranno 4,3 miliardi.


    Altre incognite non mancano. I 2 miliardi attesi dal condono edilizio, che slitterà al 2005. Finora la sanatoria (che doveva dare 3,1 miliardi) ha fruttato solo 461 milioni, e dopo i ricorsi e la sentenza della Consulta è stata data alle Regioni la possibilità di restringere notevolmente l’ambito di applicazione (e il gettito). Qualcuno contesterà anche l’«autocopertura» della riforma, ovvero il maggior gettito Iva e Ire dovuto al rilancio atteso dei consumi. Sarà sicuro, invece, il notevole aumento delle imposte di bollo e di concessione governativa (per atti giudiziari, compravendite, ecc.). E per i rinnovi dei contratti dei pubblici dipendenti saranno stanziate risorse tali da garantire un aumento poco superiore al 3,7% nel biennio (la richiesta dei sindacati è dell’8%).


    Nel 2006, invece, arriveranno le misure «strutturali». Si va dal blocco totale delle assunzioni nel pubblico impiego (che scatta già dal 2005, ma avrà effetti di copertura solo l’anno dopo) alla «razionalizzazione» del personale della scuola, che si ridurrà del 2% in due anni. Raddoppierà (da 600 milioni a 1,2 miliardi) il giro di vite sulla spesa pubblica per beni e servizi, così come ci sarà un raddoppio per bolli e marche, e si taglieranno in modo drastico i trasferimenti alle Regioni a Statuto speciale. Aumenteranno di un miliardo (oltre ai 500 milioni già previsti in Finanziaria per il 2005) le accise sulle sigarette. Aumenteranno anche le imposte sulle cooperative, e crescerà la percentuale dell’acconto su Ire, Iva e Irap (al 99%). Una curiosità: nel 2006 si attendono 300 milioni da nuovi giochi e lotterie via Internet.