«Goffi e scomposti»

24/10/2002



            24 ottobre 2002

            «Goffi e scomposti»

            La Cgil reagisce con fastidio alle ultime bordate dei Ds. «Loro si spaccano, noi andiamo avanti»
            Dallo sciopero. Già da prima dello sciopero «abbiamo dovuto subire continui attacchi e veri e propri tentativi di crumiraggio».

            Dure le reazioni in Cgil ma c’è anche chi non vuol parlare: «A questi giochetti non ci sto»
            CARLA CASALINI


            Fastidio. E’ il sentimento prevalente nella Cgil via via che le agenzie battono le reazioni dei Ds alle parole di Sergio Cofferati. Nella segreteria nazionale molti non vogliono neppure commentare. «Grazie, preferiscono non partecipare a questo gioco», «Non mi interessa questa discussione sconnessa», «Confondono tutto, partito, sindacato, chi è al piano di sopra, chi di sotto, ma che sono, la seconda, la terza Internazionale?». Lo scontro con l’Ulivo, segnatamente con i Ds, è in corso da tempo, da tempo i dirigenti della Quercia nel nome dell’«unità sindacale» premono sulla Cgil, attaccano le sue scelte: ieri voci anonime dalla «segreteria Ds» hanno accusato Cofferati di voler spaccare l’Ulivo, il partito, e il sindacato. Il commento più duro, in Cgil: «Sono loro a praticare la rottura, come nell’Ulivo puntano a tagliare fuori la sinistra, così nel sindacato accarezzano l’idea di un aggregato di maggioranza, formato da Cisl e Uil, contro la Cgil». Ma lo scontro nei Ds, questi tentativi, riprodottisi ieri, possono avere qualche riflesso, scompaginare qualcosa nel sindacato di Guglielmo Epifani?, «Mi sembrano in piena continuità con le ultime dichiarazioni di Fassino», esordisce dalla segreteria Fiom Giorgio Cremaschi, « no, nessun riflesso, un tentativo di tale goffaggine e scompostezza nel cercare di condizionare le scelte della Cgil non può che essere controproducente per gli scopi di chi lo fa».

            L’attacco «fatto da quelli che hanno messo in discussione tutte le nostre scelte, senza mai confrontarsi sulle posizioni di merito, che sono ben diverse tra Cgil, Cisl, Uil, come si è visto limpidamente in tv?, non scherziamo», esordisce Paolo Nerozzi, che da corso Italia si assume l’onere della parola. Quale «unità» dovunque, se non «partendo dal merito e decidendo un’idea, valori di alternativa a quelli del centrodestra?». Quanto alla Cgil, assicura Nerozzi, «non è mai stata come in questo momento unita, serena e determinata: non ci spostiamo, le scelte fatte sono state tutte condivise dagli organismi e votate; il resto son chiacchiere».

            Qua e là si parla di qualche riunione di «dalemiani» della Cgil, «legna fradicia», scherza qualche lombardo. Dall’Emilia Romagna, il segretario generale Danilo Barbi: «Qui non vedo ‘tentazioni’ del genere, no, la Cgil è diventata davvero, è ormai irreversibilmente un sindacato di programma politico condiviso, e non più caratterizzato da correnti di partito, figuriamoci da `correnti di correnti». Detto questo, «ciascun iscritto ha il diritto di aggregarsi», a Barbi va benissimo, anche se può essere in disaccordo sui contenuti, «però da noi funziona che allora si assumere l’onere di un documento, di farlo votare, di cercare la validazione democratica dei lavoratori». Sconcertato, perciò, il dirigente emiliano, dalla reazione «a un’opinione limpida, come qualla espressa da Cofferati», e per di più abusando della parola «unità».

            Certo, commenta il segretario della Cgil di Brescia Dino Greco, la telefonata di D’Alema a Epifani, per rassicurarlo che non si forma una «corrente dalemiana» in Cgil è «una excusatio non petita», ma ben altro è avvenuto «in questi mesi», e via via nelle settimane prima dello sciopero generale: «E’ stato un invito pressante a desistere dalla mobilitazione, e in qualche caso ci siamo trovati addirittura di fronte a veri e propri incitamenti al crumiraggio, da parte di coloro che hanno chiesto la revoca dello sciopero». Nel nome dell’unità sindacale, «costoro hanno finto di non sapere dove fossero effettivamente collocate Cisl e Uil».

            Nel merito, insiste anche Greco, c’è la più totale rimozione di una rottura «che la Cgil non ha provocato ma subito, dall’intesa separata sui contratti a termine, a quella sul contratto dei metalmeccanici, al Patto per l’Italia, e alla Fiat dove gli altri sindacati hanno spacciato l’accordo sui licenziamenti come un viatico di salvezza della `industria nazionale’». Il tutto è avvenuto nell’«espropriazione dei lavoratori del diritto di voto su accordi che decidono così prepotentemente del loro destino». E su questo punto dolente gli attacchi e le pressioni sono quanto mai di attualità, visto che il bersaglio prediletto al momento diventa la Fiom, che decide di andare a una piattaforma separata sul contratto dei metalmeccanici – varata dall’assemblea nazionale dei delegati il 30, 31 ottobre – proprio perché Fim e Uilm di nuovo rifiutono di far decidere in ultima istanza «ai lavoratori».

            Dalla Cisl insiste di nuovo il segretario Savino Pezzotta: adesso bisogna mettere a posto questa storia delle piattaforme metalmeccaniche. E come altre volte, il gioco di sponda è coi Ds: che ieri hanno attaccato, con Viviani, la critica sul «voto di maggioranza nell’Ulivo» mossa da Cofferati, rispondendo che la Cgil usa eccome il voto di maggioranza «col referendum, facendo votare la comunità generica dei lavortatori». Pezzotta ieri ha anche sottolineato che «iniziative comune» tra i sindacati al Sud possono partire solo nella «difesa del Patto per l’Italia». E dalla segreteria Cgil Giuseppe Casadio si è allora preso la briga di diffondere il testo del «patto» con Berlusconi, là dove manomette «l’articolo 18», perché ciascuno possa smentire da sé «le falsità dette dal sottosegretario Baldassarri in tv».