GLOBALIZZAZIONE / I MAGNIFICI SETTANTA Padroni del mondo, 13 febbraio 1997

L’Espresso



GLOBALIZZAZIONE / I MAGNIFICI SETTANTA
Padroni del mondo

Eisner e Gates. Murdoch e Soros. E poi Camdessus, Spielberg, Ruggiero… Dalla finanza alle imprese, dalle istituzioni alle idee ecco gli uomini che inventano i nuovi modi di produrre, gestire, pensare. In un pianeta ormai senza più confini

a cura di Paola Pilati

Che cosa lega personaggi come Rupert Mur- doch, padrone di satelliti che irradiano la tv digitale in cinque continenti; Bill Gates, diventato l’uomo più ricco del mondo diffondendo sotto il marchio Microsoft i software che fanno funzionare i computer in ogni angolo della Terra; Michael Eisner, il manager meglio pagato del mondo, che dalla poltrona che fu di Walt Disney guida la più potente fabbrica di intrattenimento e cultura popolare; Michel Camdessus, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, l’istituzione che cerca di diffondere il liberismo economico in ogni nazione del pianeta; e ancora: il finanziere George Soros, la star del basket Michael Jordan, il principe arabo Al Waleed, il politologo Samuel Huntington, il ricercatore David Ho, il tecno-futurologo Nicholas Negroponte, lo stilista Calvin Klein e il tutore del libero mercato Renato Ruggiero?

A unire questi personaggi in un’unica rete ideale è un’economia globalizzata dove gli scambi finanziari e la tecnologia, la cultura e la ricerca, l’entertainment e la produzione delle merci sono tutte attività indissolubilmente legate da un filo che percorre un mondo sempre più complesso e sempre più piccolo. E’ ovvio che i personaggi chiave siano soprattutto concentrati negli Stati Uniti d’America, il paese che negli ultimi dieci anni, e soprattutto dal crollo del Muro di Berlino, ha saputo rendere ancora più evidente il proprio primato economico e tecnologico, ma anche la propria capacità di esportare modelli culturali e di consumo. Ma la nuova economia globale comporta la nascita di nuovi centri di potere nei paesi economicamente più fragili, a cui la competizione internazionale oggi offre nuove occasioni di sviluppo. Il fatto che gli operai di Detroit trovino la concorrenza dei colleghi di Manila, e i softwaristi indiani si mettano in competizione con i cervelli usciti dai college della California comporta un rimescolamento delle carte, a livello internazionale, come mai era avvenuto, nella storia, in modo così rapido. Per questo, quando si discute di potere, oggi non sempre si parla di denaro. In un mondo dove le ricchezze più ambite sono l’intelligenza e l’informazione, spesso la capacità di imporre idee, di elaborare strategie o di creare nuove regole vale più della capacità di mobilitare risorse economiche.

Ma chi sono i potenti che oggi hanno in mano le leve di comando? Il settimanale francese "le Nouvel Observateur", recentemente, aveva stilato un elenco ragionato delle 50 persone .che decidono per noi.. "L’Espresso" ha raccolto la sfida e, dopo un’attenta analisi, in questo Speciale descrive gli 80 personaggi che hanno oggi il maggior potere di influenzare il futuro del mondo. Eccoli. Al Waleed Bin Talal

Il compratutto

Finanziere

.Acquistare tutto quello che vale 4 miliardi di dollari e ne costa uno.. Con questa filosofia, il principe saudita Al Walid, nipote di re Fahd, è oggi uno dei più potenti finanzieri del mondo. Dal 1982, quando la sua società, la Kingdom Establishment, concluse il primo grosso affare, è stato un crescendo: prima l’acquisto e il risanamento della United Saudi Commercial Bank, poi il salvataggio della Citicorp (di cui è il principale azionista), quindi il 24 per cento del capitale di Eurodisney. Ultimo colpo: una joint-venture con la pop star Michael Jackson per dare vita a un gigante della comunicazione.

Robert Ayling

Mister Volare

Direttore Generale British Airways

Figlio di un fruttivendolo, nessun titolo universitario, una breve esperienza di funzionario statale, poi l’ingresso in uno studio legale, nella City, dove si specializza in trasporti e spedizioni: il background di Robert Ayling è modestissimo. Ma tante cose sono successe, da quando questo cinquantenne dall’aria mite ha preso in mano le redini della Ba, un anno fa: drastica ristrutturazione del personale, abbattimento dei costi, raddoppiata attenzione per il cliente, massimo impegno sul fronte delle alleanze strategiche. Ed ecco l’annuncio del colpo grosso: l’accordo con l’American Airlines, tuttora condizionato dal parere di Bruxelles; ma che potenzialmente qualifica Ba tra le prime compagnie aeree (se non la prima), del mondo.

Luciano Benetton

Signore del casual

Presidente Benetton Group

Benetton ha creato in poco più di trent’anni un impero da 11 mila miliardi di fatturato imponendo i suoi golf dai mille colori (ormai solo un quarto del business consolidato del gruppo) come la divisa di milioni di giovani ed esportando più dei due terzi della produzione. Alimenta la sua fama di industriale fuori dal coro affidandosi alle campagne-choc di Oliviero Toscani e diventando amico di Fidel Castro. .Con i suoi riccioluti capelli bianchi, gli occhiali in stile John Lennon e il comodo maglione di lana ha più l’apparenza di un affabile professore che quella dell’uomo d’affari di gran fama., ha scritto di lui il quotidiano londinese "Times".

Michael Bloomberg

Al vostro terminale

Presidente Bloomberg Financial News

Mette il suo nome davanti a tutto ciò che possiede: Bloomberg Financial News sta dando il filo da torcere a Reuters e Dow Jones-Telerate nel settore dell’informazione finanziaria; Bloomberg Press è una casa editrice; "Bloomberg Personal" è una rivista mensile; Bloomberg Radio e Television sono i media via etere, cavo e satellite. Ex impiegato alla Salomon Brothers, con la liquidazione fondò un servizio di trasmissione dati. Oggi ha 8 mila terminali in tutto il mondo (il 45 per cento fuori dagli Usa). Per ora non ha intenzione di quotarsi a Wall Street: .Non ho bisogno di capitali., dice.

Thilo Bode

Spettacolarmente verde

Direttore Greenpeace International

La sua carriera il cinquantenne Bode l’ha iniziata da manager nell’industria siderurgica. Da quando c’è lui al vertice di Greenpeace (nonostante il flop dell’azione per fermare i test nucleari francesi nel Pacifico), le casse dell’organizzazione ecologica sono floride. .Abbiamo messo in ginocchio il gigante Shell., spiega Bode. Che trasformò l’operazione "Brent-Spar" – la contestazione della piattaforma nel mare del Nord – in un grande spettacolo mediale.

Peter Bonfield

Comunico con l’Oriente

Presidente British Telecom-Mci

Quando era ai vertici dell’inglese Icl, veniva descritto come .più calcolatore di un computer.. E nel 1990, quando vendette l’80 per cento di Icl al gigante giapponese Fujitsu, fu un anticipatore della globalizzazione. Alla guida della Telecom viene chiamato due anni fa. Subito Bonfield, oggi 53 anni, perfeziona Concert (il servizio per utenti multinazionali con l’americana Mci) e guarda a est .per posizionarci tra i protagonisti della telecomunicazione entro i prossimi 20-30 anni.. Primo passo possibile, Hong Kong Telecom. Per ora è al quarto posto mondiale: dopo la giapponese Ntt, l’americana At&T e la tedesca Deutsche Telekom.

Emma Bonino

In missione umanitaria

Commissario europeo

L’Europa è il principale donatore umanitario su scala mondiale attraverso Echo (European Community Humanitarian Office), ente con un bilancio annuo che sfiora il miliardo di dollari. Emma Bonino ne è in un certo senso l’amministratore delegato. Non c’è crisi al mondo in cui non faccia sentire la sua voce: mettendo alla frusta l’ipocrisia dei governi occidentali, la barbarie dei signori della guerra, l’inettitudine dell’Onu. Ma gestisce con altrettanta grinta altri tre incarichi spinosi dell’Ue: pesca, politiche dei consumatori, controlli sanitari sull’alimentazione.

Rolf Breuer

Deutsche über alles

Presidente Deutsche Bank

Figlio d’un produttore di latticini, Rolf Breuer – che dal prossimo maggio sostituirà Hilmar Kopper – si vanta .di aver lavorato tutta la vita per un solo datore di lavoro.. Per la Deutsche Bank appunto, il primo istituto di credito tedesco ed europeo (880 miliardi di marchi d’attività di bilancio nel ’95). Compito di Breuer sarà di ripulire l’immagine della banca, toccata dai vari scandali dell’era Kopper. Quindi, potenziare il settore di cui è l’esperto (l’investment, coordinato dal ’90 dalla londinese Deutsche Morgan Grenfell), tentare l’arrembaggio del mercato finanziario Usa, consolidare la posizione del suo istituto in Asia. Per fare della Deutsche Bank il vero "Global Player".

Michel Camdessus

Libertà vo affermando

Presidente Fmi

Le decisioni del Fondo monetario internazionale sui prestiti ai governi dei paesi in via di sviluppo per decine di miliardi di dollari hanno sempre avuto pesanti conseguenze sulla vita di milioni di persone. Oggi che una quantità enorme di capitali privati (370 mila miliardi di lire) indirizzati sui paesi non-industrializzati va soprattutto a nazioni come Cina, Thailandia, Singapore e Indonesia, dove le prospettive sono migliori, del denaro del Fondo c’è ancora bisogno. L’Fmi sarà anche in futuro l’ancora di salvezza di tante nazioni. E Camdessus continua a vigilare sull’adesione di tutto il pianeta al liberismo economico.

Domingo Cavallo

Peso e dollaro per me pari sono

Ex ministro dell’Economia argentino

La sua creatura, il piano di parità tra peso e dollaro, ha fatto crescere il Pil del 40 per cento, quasi azzerato l’inflazione e attirato in Argentina ingenti investimenti esteri. Però ha fatto balzare la disoccupazione dal 5 al 18 per cento. Ora il padre del miracolo argentino è impegnato in una nuova sfida: l’eccentrico presidente dell’Ecuador Abdalé Bucaram, alla luce della sua fama di tecnico (e per i suoi legami con le banche d’investimento) lo ha ingaggiato per mezzo milione di dollari per ripetere l’operazione parità a Quito.

Viktor Cernomyrdin

Governo a tutto gas

Primo ministro della Russia

Ufficialmente non detiene neppure un’azione della società eppure è lui il vero capo della Gazprom (vale a dire il 22 per cento del gas venduto nel mondo). Il gas garantisce al paese un terzo dei suoi introiti in valuta estera ed è quindi un’arma di pressione formidabile. Chiunque abbia bisogno di energia può anche tardare a pagare la bolletta a patto che sostenga il Cremlino. Grigio burocrate, può darsi che non riesca a emozionare gli elettori. Ma è certo che nessuno è in grado di ambire al Cremlino contro di lui.

Li Ka Ching

Tutto il mondo è cinese

Presidente Hutchinson Whampoa

Miliardi e intuito infallibile. Il suo impero industriale va dalle telecomunicazioni all’edilizia. Dopo essere riuscito a far annullare il contratto che la municipalità di Pechino aveva firmato con MacDonald, Li, cinese di Hong Kong, sta ora costruendo il suo complesso commerciale Oriental Plaza a Wanfujin, la strada più prestigiosa al centro della capitale. Ma le sue imprese non si fermano alla Cina. In Canada ha fatto risanare a spese del comune di Vancouver le terre del lungomare su cui ha costruito un enorme complesso residenziale. Qui sono accorsi molti altri ricchi di Hong Kong, che stanno comprandosi la garanzia di un futuro oltre il primo luglio 1997.

Chung Mong Ku

Flessibilità sud-coreana

Presidente Hyundai

Fino a dieci anni fa, nella sua fabbrica il sindacato era sconosciuto. L’anno scorso, sull’onda degli scioperi, sotto la sua direzione la Hyundai, maggiore industria dell’automobile della Corea del Sud, formalizza l’esistenza di un sindacato (filo-aziendale), sperando di prevenire la protesta sociale. Con Chung – dicono i lavoratori – i profitti dell’azienda crescono del 30 per cento mentre i salari solo del 3 per cento. Lui risponde chiedendo più flessibilità nell’uso della forza lavoro. È l’unico modo per conservare alla Hyundai i suoi primati: nel 1996 è prima sul mercato interno e registra un incremento del 13 per cento nelle vendite all’estero.

James Clark

Pilota dei cybernauti

Presidente di Netscape

Cinquantadue anni, infanzia povera nel Texas, Clark aveva dimostrato la stoffa dell’imprenditore già nei primi anni Ottanta, quando lanciò Silicon Graphics, specializzata in sistemi grafici digitali a tre dimensioni (erano suoi i dinosauri di "Jurassic Park"). Tre anni fa incontrò Marc Andreessen, studente inventore di un software per navigare su Internet. Da lì nacque Netscape. Dopo la quotazione dell’azienda a Wall Street, Clark è miliardario. E oggi Netscape è utilizzato da tre quarti dei cybernauti.

Kenneth Clarke

L’eurobritannico

Cancelliere dello scacchiere

A sette anni sapeva cosa avrebbe fatto nella vita: il politico. Di estrazione modesta, riuscì ad arrivare a Cambridge dove si fece notare per il sostegno al disegno (fallito) di unire la Gran Bretagna al resto della Cee. Europeista Clarke lo è rimasto anche dopo, quando ormai era in carriera nelle file Tory. Considerando che grazie alla sua politica finanziaria l’Inghilterra è uscita dalla peggiore recessione del dopoguerra, con l’inflazione a livelli ormai bassissimi, tassi di disoccupazione in discesa, investimenti dall’estero sempre più vivaci, è chiaro che Clarke rappresenta la migliore arma di John Major alle prossime elezioni e il testimonial più persuasivo nella campagna a favore dell’Europa.

Phil Condit

Primo in cielo

Presidente Boeing-McDonnell

È stato lui il regista della megafusione – del valore di 22mila miliardi di lire – tra la Boeing (di cui era amministratore delegato) e la McDonnell Douglas, l’unica altra concorrente agguerrita sul mercato Usa della costruzioni aeronautiche. Così, alla fine del ’97, la nuova Boeing avrà un fatturato di 80 mila miliardi di lire. E una quota del mercato mondiale di aerei per l’aviazione civile, superiore al 65 per cento. Durante il ’96 aveva acquistato la divisione difesa e spazio della Rockwell. Così, sarà anche un forte numero 2 nel settore aeronautico militare, dopo il gigante Lockheed Martin.

Leonardo Del Vecchio

Gli occhi dell’America

Presidente Luxottica

Il suo Luxottica Group, quotato alla Borsa di New York, l’anno scorso ha prodotto 1,8 milioni di montature e realizzato un fatturato 2.373 miliardi, con un utile netto di 205 miliardi. Del Vecchio ha vinto in tutto il mondo anche perché è stato il primo a credere fortemente nelle griffe. A cominciare da quella di Giorgio Armani, che con lui si è trovato talmente bene da diventare suo socio al 5 per cento. Sbarcato negli Usa nel 1982, Del Vecchio ha conquistato il mercato a stelle e strisce scalando la Us Shoe, proprietaria della catena di ottica Lenscrafter, e dimostrando una grinta insospettabile anche nell’arena finanziaria internazionale.

Willem Duisenberg

Più realista di re marco

Futuro presidente dell’Ime

Il governatore della Banca d’Olanda a luglio andrà a sostituire Alexandre Lamfalussy alla presidenza dell’Istituto monetario europeo. E sono in tanti a prevedere per lui un futuro di primo presidente della Banca centrale europea quando questa nascerà nel 1999. Duisenberg è un duro del rigore monetario, che dopo esser vissuto per tanti anni nel cono d’ombra della Bundesbank ha cominciato a brillare di luce propria quanto a fermezza nel controllo della moneta. La sua ascesa è una buona notizia per chi farà parte del gruppo di testa dell’Unione monetaria europea, perché può favorire la nascita di un Euro robusto.

Robert Eaton

Sorpasso in Jeep

Amministratore delegato Chrysler

Da quando, nel 1993, è diventato presidente e amministratore delegato della Chrysler, Robert Eaton sta facendo mangiare la polvere ai suoi concorrenti Ford e General Motors. Ha messo in atto la più efficace e clamorosa ristrutturazione del settore auto mai vista finora in qualsiasi parte del mondo. Utili record per quattro anni di seguito, dal ’93 al ’96, hanno reso la più piccola delle Tre Big di Detroit la prima per profitti, la più competitiva, e quella coi bilanci più in ordine. E ha un primato mondiale: la sua Jeep Grand Cherokee, capofila dei fuoristrada americani, rimane di gran lunga il marchio auto più riconoscibile dei quattro continenti.

Michael Eisner

Supershow Topolino

Amministratore delegato Disney

Quarantaquattro anni e quattro bypass, Michael Eisner ha fatto di Topolino una multinazionale con un potere di persuasione senza pari. Lui è entrato nell’Olimpo dei media quando la Disney (nel ’95) ha acquistato il network Cities/Abc. La sua strategia di sviluppo guarda al grande gioco tv-computer-satellite. Anche se la Disney continuerà a ricevere una fetta notevole di profitti in tutto il mondo dai suoi settori tipici: cartoni animati ("Il Re Leone" e "Aladino" hanno di recente spopolato), i parchi divertimento (Disneyworld e Disneyland) e i gadget legati al cinema.

George Fisher

Uno scatto digitale

Presidente Kodak

Quando Fisher (che veniva dalla Motorola) fu chiamato a risollevare le sorti di Kodak, trovò un’impresa dove si buttavano fiumi di denaro nella diversificazione. Fisher vendette tutto ciò che non era immagine e investì di nuovo sulla fotografia. Il risultato è stato un prodotto rivoluzionario (con tecnologie digitali): il sistema Advantix, che permette di scegliere il formato della foto e di dare informazioni su esposizione e durata dello scatto. Kodak ha invaso i mercati. L’utile per azione era di 2,61 dollari nel ’94: sarà di 5,10 dollari quest’anno.

Richard Fisher

Wall Street dappertutto

Presidente di Morgan Stanley

L’elegante e tenace "Dick" Fisher vuole fare della Morgan Stanley lo sportello per servizi finanziari più diffuso nei paesi a economia emergente. Nel 1996 Fisher è riuscito a inaugurare uffici a Città del Messico, Pechino, Johannesburg, Shangai, Bombay, Mosca e in altre città di nazioni non industrializzate ma promettenti. È il primo tentativo su scala mondiale per esportare le tecniche finanziarie, gli strumenti e la filosofia di Wall Street. Nasce così la banca d’affari globale del prossimo secolo.

Bill Gates

Windows sul futuro

Presidente Microsoft

Con la sua aria da secchione timido Bill Gates a 41 anni è l’uomo più ricco della Terra con un patrimonio di oltre 35 mila miliardi di lire. Alla sua morte , ha deciso, lascerà tutto in beneficenza. Lavora duro, è brutalmente candido, non mette la cravatta, viaggia in economica, mangia fast food cinese sulla scrivania. È geniale ma è noto per essersi appropriato al momento giusto di idee altrui, dall’MS-Dos in poi. Windows, il software Microsoft, gira sull’80 per cento dei computer. Un quasi-monopolio. Gates però ha dimostrato di aver doti da vero stratega. Attaccato da tutti i fronti, ha avuto il coraggio di spostare all’improvviso il tiro dell’intera Microsoft sui prodotti legati a Internet. Le Cassandre che prevedevano la sua fine si sono ricredute: Microsoft dominerà anche in futuro.

Louis Gestner

Big Blue su Internet

Amministratore delegato Ibm

Figura da boxeur, 54 anni, figlio di un distributore di birra, nessuna esperienza di tecnologia, curriculum ai vertici di società come American Express e Nabisco, Louis Gestner ha rigirato Big Blue come un guanto a partire dal ’93. .Quel che il mondo vuole, oggi, è informazione e integrazione., spiega lui. Così l’Ibm ha puntato su aree nuove di prodotto, oltre alle sue tradizionali. In testa a tutte, quelle legate a Internet. Ed ecco che il colosso da 115 mila miliardi di lire di fatturato è di nuovo leader internazionale, con profitti in netta crescita. E il titolo, a Wall Street, è triplicato in tre anni da 50 a 150 dollari.

Roberto Goizueta

Chi non beve con me…

Presidente Coca Cola

La Coca Cola è un caso raro di azienda di largo consumo con ramificazioni in quasi tutte le nazioni. Dalla sede centrale di Atlanta, Georgia, Goizueta controlla che l’espansione globale sui nuovi mercati (soprattutto Cina, Europa dell’Est, Asia) non accenni a rallentare. Infatti non accenna. Il ’97 sarà un periodo chiave per Goizueta. La nemica di sempre, Pepsi Cola, si è appena sbarazzata delle controllate nel settore ristorazione (Pizza Hut e simili). Una mossa che vuol dire: la guerra nel mercato delle bibite sarà ancora più feroce.

Alan Greenspan

Un dollaro d’onore

Presidente Federal Reserve Board

Manovrando la politica monetaria, Greenspan può scegliere tra recessione e boom, tra un crollo a Wall Street e il più incredibile rialzo azionario, come è accaduto dal ’90 a oggi. È il cane da guardia dei tassi d’interesse e dell’inflazione. E la sua autorità è indiscussa. Eletto chairman della Fed da Ronald Reagan, confermato da George Bush, è ora al secondo mandato con Bill Clinton. Oggi controlla un’economia che non era in così buona salute dai tempi di Lyndon Johnson. Problemi? Uno solo. L’esuberanza della Borsa. Lui è preoccupato. Se stringe i freni dei tassi, a Wall Street servirà il paracadute. E anche al resto del mondo.

Henry Grove

Invincibile Mr. chip

Presidente Intel

.Solo i paranoici sopravvivono.. È il titolo del best seller scritto da questo ingegnere di origine ungherese emigrato negli Usa nel ’56. Il 75 per cento dei personal computer venduti in tutto il mondo ha un microprocessore Intel. Grove, 60 anni, guida un’azienda il cui giro d’affari cresce del 25 per cento annuo. La domanda di computer (e di chip Intel che servono a farli funzionare) darà un’altra spinta al fatturato, salito nel ’96 a oltre 30 mila miliardi di lire. Ma la concorrenza non molla. Per questo Grove sforna un chip nuovo e più potente ogni due anni.

Yamauchi Hiroshi

SuperMario per tutti

Amministratore delegato Nintendo

È da 47 anni al timone dell’impresa il cui marchio è sinonimo ovunque di video-gioco. Uomo dalla concentrazione formidabile, 68 anni, Hiroshi ha trasformato una società di famiglia che stampava carte da gioco, a Kyoto, in un colosso dell’elettronica mondiale. Qualche anno fa la Nintendo era l’azienda più redditizia del Giappone. E il nome più noto ai ragazzi di mezzo mondo: col video di SuperMario (l’idraulico baffuto) passano più ore che davanti alla tv. La concorrenza di altri due giganti, Sega e Sony, ha però creato qualche difficoltà. Oggi Hiroshi sta cercando di riprendersi quote di mercato con il nuovo Nintendo 64, un computerino dalla potenza doppia rispetto ai vecchi.

David Ho

L’uomo dell’anno

Medico ricercatore

Quando era studente al California Institute of Technology, nel 1970, David Ho era conosciuto come uno che amava rischiare sui tavoli di Las Vegas. Diventato direttore dell’Aaron Diamond Aids Research Center di New York, la fama di scommettitore gli è rimasta. Ha scommesso su una nuova terapia, detta trivalente, per battere l’Aids: tre farmaci usati contemporaneamente per attaccare il virus in tre differenti stadi del suo sviluppo. Gli è andata bene. L’Aids, così trattato, sembra bloccarsi. Così, a 45 anni, è stato proclamato da "Time" .uomo dell’anno 1997..

Samuel Huntington

Non per soldi ma per cultura

Olin Institute Strategic Studies

Insegna politica internazionale ad Harvard e dirige l’Istituto Olin di Studi Strategici. Nel suo ultimo studio, "The clash of civilizations" (giudicato da Henry Kissinger uno dei libri più importanti scritti dopo la fine della guerra fredda) il politologo Huntington sostiene che il motivo scatenante dei futuri conflitti tra nazioni non saranno gli interessi economici, ma le differenze culturali. Cioè l’appartenenza a tradizioni, lingua, usi, costumi e soprattutto religioni diverse. Questa tesi sta facendo discutere i ministeri degli Esteri del mondo occidentale, perplessi di fronte a fenomeni come confucianesimo cinese e fondamentalismo islamico.

Peter Job

Manager del caos

Presidente Reuters

Alla testa della prima agenzia di notizie del mondo c’è un giornalista che nel 1991 venne improvvisamente promosso al grado di super manager. Ma il volume d’affari derivante dalla diffusione di notizie non rappresenta che il 6 per cento del fatturato globale. Il grosso consiste delle percentuali sul volume delle transazioni finanziarie che vengono effettuate nel nome della Reuters: 4 mila miliardi di lire l’anno che derivano dal frenetico scambio di titoli, valute, prodotti finanziari. Job si professa ardente seguace del "chaos management": ottimista, aperto alle opportunità. Prossima opportunità: Internet.

Edward Johnson

Riscossa dal Fondo

Presidente Fidelity Investments

Il colosso americano dei fondi d’investimento (una raccolta di oltre 720 mila miliardi di lire e 9 milioni di sottoscrittori) non è andato troppo bene ultimamente. Allora Johnson ha deciso un intervento d’emergenza. Al Magellan Fund sono stati assegnati nuovi manager, e così in altri 34 fondi sui 200 complessivi del gruppo. Il rimescolamento di carte sta già dando dei frutti. E nel ’97 Fidelity – il cui valore di mercato è stimato in circa 16 mila miliardi di lire – farà vedere chi è leader del settore.

Donald Johnston

Nemico del protezionismo

Segretario generale Ocse

Tenere alta la bandiera del libero scambio e combattere ogni forma di protezionismo. Con questi slogan Johnston, un canadese di sessant’anni che in passato si è battuto strenuamente per l’accordo di libero scambio fra Canada e Stati Uniti, si è seduto a giugno dello scorso anno sulla poltrona di segretario generale dell’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, rompendo la tradizione in base alla quale l’organizzazione era sempre stata guidata da un europeo. E ponendo come suo obiettivo l’allargamento dell’ Ocse ai paesi che ancora ne sono fuori.

Michael Jordan

Dal canestro al miliardo

Giocatore di Basket

Per la stagione corrente a Jordan i Chicago Bulls hanno rinnovato il contratto del ’95-96 da 48 miliardi di lire, che rimane il più alto nella storia dello sport mondiale. Ma la cifra è solo un terzo del guadagno globale di Michael che quest’anno supera i 160 miliardi di lire. Oltre all’ingaggio ci sono le sponsorizzazioni (Nike, McDonald’s, Gatorade, Wilson, Sara Lee), l’oggettistica; infine nel ’97 anche un film, "Space Jam", cartone animato della Warner Bros in cui Jordan interagisce con Bunny il coniglio. Se non è questo il sogno americano…

Peter Kann

Primo giornalista d’America

Direttore Wall Street Journal

Vita e carriera di Peter Kann, 54 anni, sembrano confezionate apposta per gli autori di biografie ideali. Studia ad Harvard, parte come inviato di guerra in Vietnam, diventa reporter del "Wall Street Journal", a 29 anni vince il premio Pulitzer. Nel 1989 a Kann viene assegnata la carica che ancor oggi ricopre, presidente del gruppo Dow Jones e direttore del "Wall Street Journal". Un organo di stampa che nonostante la specializzazione finanziaria è leader assoluto per vendite negli Stati Uniti con un milione e 800 mila copie al giorno. Mentre con le sue edizioni locali stampate in dieci impianti in tutto il mondo è diventato un influente strumento internazionale, megafono della filosofia del libero mercato a stelle e strisce.

Leo Kirch

Lui scende dalle stelle

Tv digitale

Ha appena compiuto 70 anni, è considerato uno degli uomini più ricchi (il suo patrimonio è stimato sui 6 miliardi di marchi) e potenti di tutta la Germania. Eppure, Leo Kirch (proprietario di emittenti nazionali quali Sat 1 e Pro 7 e coproprietario di Pay-Tv come Première) non si è ancora stancato di scommettere tutto sul mezzo televisivo. È stato lui infatti a lanciare in Germania la prima emittente digitale Df 1 ed è andato di persona a versare ai maggiori studi di Hollywood miliardi di marchi per film e serial. Non dimenticandosi di assicurarsi l’esclusiva per i prossimi mondiali di calcio.

Calvin Klein

Lo stile sono io

Presidente Calvin Klein

Si è imposto ovunque come lo stilista americano per eccellenza, degno di competere sui mercati con talenti italiani e francesi. La sua pubblicità, giocata quasi sempre sull’ambigua sensualità di modelle e modelli assai giovani (è stato accusato perfino di istigazione alla pedofilia) ha inondato il mondo. Lo stile di Klein è minimalista. La sua intuizione è aver compreso che il mercato di massa vuole un abbigliamento semplice però esclusivo, solo perché firmato. Di qui l’enorme successo di capi come mutande e jeans marchiati Ck. Il suo profumo Ck One è il più venduto al mondo.

Philip Knight

Primo fra gli sponsor

Presidente Nike

Il fondatore e padrone della Nike Phil Knight ha 58 anni, barba e capelli rossicci, aria da eterno ragazzo. .In parte genio, in parte matto, è il miglior manager che esista nel mondo dello sport., dicono. È lui ad aver reso ricchi campioni come Michael Jordan, André Agassi, Monica Seles, ricoprendoli d’oro con contratti di sponsorizzazione per le sue scarpe Nike. .Lo sport è la cultura degli Stati Uniti., spiega lui, che ha inventato lo slogan "Just do it", "buttati". È il suo richiamo personale all’azione: come infondere il congenito ottimismo americano, lasciando alla Reebok il secondo posto. La Nike nel ’96 ha avuto profitti per 600 miliardi di lire.

Lee Kun Hee

Grande metà del pil

Presidente Samsung

Oggi è la quattordicesima im-presa al mondo, una conglomerata che comprende attività commerciali, assicurazioni, abbigliamento. E pensare che il nocciolo duro del gruppo sud-coreano una decina di anni fa era semplicemente una piccola fabbrica di elettronica. Il cinquantaquattrenne Lee Kun Hee, che ha ereditato tutto dal padre, si è posto un ambizioso obiettivo: triplicare di qui al 2001 il giro d’affari per toccare i 200 miliardi di dollari: l’equivalente della metà dell’attuale prodotto nazionale lordo dell’intera Corea del Sud.

Leonard Lauder

La fabbrica della bellezza

Amministratore Estée Lauder

Da quando la mitica Estée ha lasciato il controllo, è a Leonard che va il merito della crescita su scala planetaria dei prodotti della maison. L’anno scorso, dopo mezzo secolo di stretto controllo familiare, la Estée Lauder ha deciso di quotarsi in Borsa. Un’operazione ideata per ridurre i debiti, e che ha generato centinaia di miliardi in cash. La fondatrice cominciò con 4 prodotti nel 1946. Oggi dice di .vedere. i profumi, e di capire in anticipo i trend del mercato. Il giro d’affari globale tocca i 5 mila miliardi di lire.

Gerald Levin

Re dei media

Presidente Time Warner

Time Warner è il primo gruppo media mondiale da quando "Jerry" Levin ha mandato in porto la mega-fusione con la Tbs di Ted Turner. Oggi Levin gestisce 28 tra settimanali, riviste e mensili (tra cui "Time", "People" e "Fortune"), più case editrici, studi cinematografici, case discografiche, reti televisive via etere, e la metà delle tv via cavo Usa.

George Lucas

Il grande visionario

Presidente Star Wars special effects

Regista considerato a Hollywood anti-sistema, George Lucas, 53 anni, ha raggiunto un’incredibile notorietà internazionale – accompagnata dal parallelo successo commerciale – con poche opere a suo credito. Cominciò nel ’73 girando "American Graffiti", raffinata pellicola di nostalgie culturali statunitensi con la colonna sonora a base di rock. Ma sull’Olimpo Lucas è arrivato con la saga fantascientifica di "Star Wars", che diede il via al fenomeno allora inedito dei gadgets, giocattoli, magliette e altri oggetti venduti in tutto il mondo. Negli ultimi anni Lucas continua a lasciare il segno con Industrial Light and Magic, la sua società, che con la grafica digitale su computer ha definitivamente cambiato il modo di fare cinema. Basti dire che si devono a lui gli effetti speciali di "Forrest Gump", "The Mask", "Terminator 2".

SCOTT MCNEALY

L’antiGates

Presidente Sun Microsystem

"BusinessWeek" gli ha dedicato una copertina definendolo "The rising sun", il sole nascente, perché con la sua Sun Microsystem, la società di informatica che guida, è diventato l’antiGates. Dice: .Basta con i personal computer imposti dalla coppia Microsoft-Intel, che inventano software sempre più grossi per vendere pc sempre più potenti.. McNealy vuole imporre i network computer: terminali leggeri che prelevano dalla rete il software di cui hanno bisogno. La Sun, con il suo nuovo linguaggio software (Java) sarebbe la protagonista di questa rivoluzione.

HELMUT MAUCHER

Signor cioccolato

Presidente Nestlé

Per lui, la globalizzazione dell’economia è un processo da realizzare in nome di un solo principio: il profitto. .Ai tempi d’oggi non si può più redistribuire. Occorre accumulare ricchezze., afferma il boss della Nestlé: .L’importante, per sopravvivere al mondo, per gli individui, le imprese e gli Stati, è essere più competitivi.. Cosa che a lui riesce bene, perché i prodotti della multinazionale svizzera sono conosciuti nel pianeta, tanto che il 50 per cento del suo fatturato proviene dalle vendite fuori dell’Europa.

RUPERT MURDOCH

L’uomo dei satelliti

Presidente News corporation

È il prototipo dell’imprenditore globale. E non solo perché ha costruito e controlla un impero di media che non ha eguali (va dai quotidiani popolari come il "Sun" al "New York Post" ai settimanali alle case editrici), nei tre continenti. Ma anche perché nessuno come lui ha capito che l’avvenire dei media sta nella tv e nel cinema. Strategicamente, attraversa oggi una fase a rischio: deve lanciare American Sky Broadcasting, sistema tv via satellite, dopo aver varato in Europa BSkyB, ma il partner Mci si sta defilando. Nel frattempo l’asiatica StarTv zoppica. E ha pagato così cari i diritti del football in diretta che forse del ’97 Murdoch non vedrà utili, su quel fronte.

NICHOLAS NEGROPONTE

Il cyberpensiero

Direttore Media lab del Mit

Alla fine degli anni Settanta, quando cominciò a girare il mondo predicando la convergenza tra telefono, computer e tv, lo prendevano per matto. Ora Nicholas Negroponte, 53 anni, è considerato un guru. Nel 1985 ha fondato il Media lab di Boston, finanziato dalle più importanti multinazionali, e da allora ha azzeccato tutte le previsioni. Nei suoi laboratori si progettano giornali telematici, tv interattive, personal computer flessibili come libri e altre diavolerie che 15 anni fa lo fecero passare per venditore di fumo. Ora è il lume dei tecnologi, e il suo libro, "Essere digitale", ha venduto milioni di copie.

LEO O’NEILL

Mister rating

Presidente Standard & Poor’s

Standard & Poor’s è il cane da guardia dei mercati finanziari, garante della serietà e solvibilità sia di governi nazionali e amministrazioni locali, sia di migliaia di aziende private, quotate in Borsa e no, con sede in tutto il mondo. La società guidata da O’Neal dà la medaglia d’oro solo a chi la merita davvero. I migliori hanno il fatidico voto AAA. Ogni punto in meno dell’indice di solvibilità (si può arrivare fino a D, equivalente alla quasi-bancarotta), non fa che aumentare il costo di finanziamento sul mercato internazionale dell’istituzione sottoposta a rating.

HIROSHI OKUDA

Oltre l’auto

Presidente Toyota motor corporation

Hiroshi Okuda, 65 anni, sembra avere uno stile diverso da quello del classico manager giapponese: lavorare in silenzio. Approdato al timone della seconda azienda mondiale di automobili nel 1995 e primo non appartenente alla famiglia Toyoda a ricoprire tale ruolo, Okuda sta scuotendo il corpo del gigante. Un mese fa annuncia a sorpresa che Toyota punterà sempre più alla diversificazione cercando di entrare nelle telecomunicazioni. La settimana scorsa fa sobbalzare il governo inglese. Se la Gran Bretagna non entrerà nella Unione monetaria europea – dice – Toyota potrebbe rivedere i suoi piani di investimento, perché la sterlina sarebbe meno conveniente.

JORMA OLLILA

Tutto azienda e telefono

Presidente Nokia

Guida il gruppo finlandese dal 1992, quando i conti erano in rosso e le prospettive tutt’altro che rosee. Oggi Nokia ha cambiato faccia: le telecomunicazioni contavano per il 14 per cento, ora contano per il 98; da impresa a carattere nazionale o al massimo europeo, è diventata una impresa globale, un big player nel settore delle telecomunicazioni (sia nei cellulari che nelle infrastrutture per le telecomunicazioni), che incalza da un lato la Motorola, dall’altro la Ericsson.

FERDINAND PIECH

Lavorare meno, lavorare tutti

Presidente Volkswagen

Ancora nel 1993, il suo gruppo accumulava perdite per due miliardi di marchi. Il 1996, dice ora orgoglioso Ferdinand Piech, .è stato un anno memorabile nella storia della Vw.. Quattro milioni di Volkswagen vendute nel ’96 (l’11 per cento in più rispetto al ’95) non sono uno scherzo. Come avrà fatto Piech a far tanto in soli tre anni? Prima di tutto, col famoso "modello di lavoro Vw" inaugurato nel ’94. Invece di licenziare 30 mila dipendenti, Piech ha ridotto del 20 per cento il tempo-lavoro, e del 12 per cento il salario. E da allora la "settimana corta alla Volkswagen" vale come modello di riferimento in mezza Germania.

MIKE QUINLAN

Sul trono degli hamburger

Presidente McDonald’s

Nel ’96 il giro d’affari della catena di ristoranti fast-food che ha cambiato le abitudini alimentari di milioni di persone era ottimo e gli hamburger serviti ogni anno miliardi. Quinlan però è un manager che guarda al futuro e vuole spingere ancor più l’internazionalizzazione di McDonald’s. L’azienda, che dall’estero riceve già oggi metà del fatturato, è ora nel pieno della sua fase di massima espansione dai tempi di Ray Crok, il fondatore. Oggi, inizio ’97, la famosa "M" d’oro troneggia sulla porta di 2.500 ristoranti appena aperti, di cui 1.700 inaugurati fuori degli Stati Uniti. In totale: 20 mila locali.

JEREMY RIFKIN

La fine del lavoro

Foundation on Economic Trends

Leader del ’68 americano, oggi protesta contro gli abusi della biotecnologia, e combatte le degenerazioni del progresso. Di recente Rifkin s’è concentrato sulla rivoluzione in corso nel mondo occupazionale. Il libro si chiama "La fine del lavoro" e la realtà descritta è cruda; le aziende licenziano, il settore pubblico taglia, computer e tecnologie sofisticate costituiscono l’uomo. Che propone Rifkin? Impegnare l’esercito di futuri disoccupati nel miglioramento della società civile. Elaborando nuove forme retributive.

ZHOU RONGJI

Lo zar di Pechino

Vice primo ministro cinese

Chi ha visto nelle sue dimissioni da direttore della Banca Centrale il segnale di una diminuita influenza in campo economico ha dovuto ritrattare: al momento, Zhu ha fra le mani il futuro dell’economia del paese più di chiunque altro. Soprannominato lo "zar dell’economia cinese", è noto per un’aggressività riformatrice che gli è valsa l’ammirazione di molti economisti occidentali. Adesso ha fra le mani il difficile compito di regolare il problema delle industrie statali, dinosauri in passivo ma che danno lavoro a più di cento milioni di persone. L’ultima proposta di Zhu è che le aziende statali in rosso si fondano con altre in attivo, licenziando la manodopera in esubero.

Robert Rubin

La cassaforte di Clinton

Ministro del Tesoro Usa

Treasury One, l’aereo in dotazione al ministro del Tesoro americano, è un ferrovecchio. A bordo, però, c’è un sistema di comunicazione da fantascienza col quale Rubin può mobilitare, in pochi secondi, decine di miliardi di dollari per far fronte a improvvise manovre speculative ai danni della moneta Usa. Per Clinton, l’ex vice presidente del consiglio d’amministrazione della banca d’affari Goldman Sachs non è solo il più ascoltato consigliere economico, ma anche un canale diretto fra la Casa Bianca e Wall Street. Rubin ha diretto, di concerto con il presidente della banca centrale Alan Greenspan, la manovra che ha ridato al dollaro il dominio dei mercati valutari. Ha anche salvato l’economia messicana e sconfitto i repubblicani nella battaglia sul bilancio. Il suo successo più importante è stato il piano di riduzione del deficit federale che ha fatto scendere i tassi d’interesse e, di riflesso, ha innescato il boom della Borsa.

Renato Ruggiero

Il liberalizzatore

Direttore generale Wto

La direzione generale della World trade organization (l’organizzazione del commercio mondiale) assunta nel 1995, corona una lunga e prestigiosa carriera: diplomatico per più di vent’anni, poi ministro del Commercio con l’Estero (di area socialista) e infine vice presidente esecutivo della Fiat international. Oggi lavora alla costruzione di un mercato mondiale regolato da un sistema universale di norme e discipline. .Per una globalizzazione dal volto umano. potrebbe essere il suo motto.

Jeffrey Sachs

Primo, deregulation

Harvard Institute per lo sviluppo

E’ il guru delle privatizzazioni. Profeta della "terapia d’urto". Sachs non ha grandi teorie economiche da proporre, solo i principi del liberalismo classico: controllare l’inflazione, eliminare i sussidi alle industrie di Stato, lasciare che i prezzi si formino liberamente, deregolamentare, privatizzare. Fu il governo boliviano nel 1985 a chiedere per primo l’intervento dell’allora trentunenne economista di Harvard. La Bolivia aveva un’inflazione annua del 24 mila per cento. Sachs la normalizzò. Poi lo chiamarono altri governi dell’America Latina, i polacchi e Boris Yeltsin. Oggi Sachs continua a celebrare i riti del "meno Stato più mercato" in tutti i paesi dove lo considerano l’unico medico in grado di curare un malato terminale.

Eisuke Sakakibara

Slegherò il Giappone

Direttore generale Finanze

Nei ministeri di Tokyo il direttore conta praticamente più del ministro stesso. Sakakibara, più temuto che amato per le sue maniere brusche e un modo di parlare estremamente diretto, è considerato fra le personalità economiche di maggior peso all’interno del G7. Il suo impeto riformista è stato in gran parte spronato dalla crisi finanziaria di fine anni Ottanta (lo scoppio della "bolla" speculativa). Oggi, spalleggiato dal primo ministro Ryutaro Hashimoto sta cercando di realizzare la deregolamentazione del sistema finanziario giapponese che sembrava improponibile fino a qualche tempo fa.

Klaus Schwab

Indovina chi viene a Davos

Fondatore World Economic Forum

Quando questo professore svizzero, laureato a Zurigo e ad Harvard, decise nel 1971 di creare il suo Forum sull’economia mondiale, nessuno avrebbe mai immaginato che gli incontri di Davos avrebbero avuto un futuro e che la cittadina si sarebbe trasformata in un villaggio globale in cui uomini politici, intellettuali, industriali, si sarebbero dati appuntamento ogni anno in nome del liberismo. L’idea di Schwab ha funzionato: lui, come osserva "le nouvel Observateur", interpreta quasi il ruolo di grande animatore, e i suoi ospiti celebrano la messa cantata del mercato.

STAN SHIH

Principe dei cloni

Fondatore della Acer

All’inizio la sua azienda di Taiwan, la Acer sembrava una tra le tante: pc clonati, prezzi bassi, profitti dignitosi. Poi, col Microprofessor, personal a soli 200 dollari, Stan Shih, fondatore dell’azienda, ha sfondato. Idea vincente: produrre pc accessibili ai mercati in via di sviluppo. Oggi, 20 anni dopo, è la quarta azienda nel mondo nei pc. Dal ’95, ha raddoppiato le vendite negli Usa. È stata una delle prime aziende taiwanesi a investire in Cina. Stan Shih, chiamato .l’imprenditore filosofo. per la sua abitudine di utilizzare metafore per illustrare le teorie manageriali, ha puntato tutto sull’elettronica di consumo, promettendo prodotti rivoluzionari. Mantenendo le promesse.

GEORGE SOROS

Professione speculatore

Finanziere

È diventato il simbolo vivente della speculazione finanziaria. Quando si muove lui, il mercato trema. Nel ’92 costrinse lira e sterlina a uscire dallo Sme, attaccandole al ribasso e costringendo i due governi a svalutare. Nell’operazione guadagnò 1.600 miliardi di lire. Non sempre gli è andata bene. Nel 1996, anno record a Wall Street, il suo fondo d’investimento, il Quantum, è finito in rosso. Per anni però ha avuto performance medie del 35 per cento annuo. George Soros, 66 anni, fuggito con la famiglia dall’Ungheria invasa dai nazisti, divorziato, risposato, 5 figli, per compensare il suo lato rapace da speculatore, è impegnato in opere di beneficenza. Ogni anno dona ai paesi dell’Est europeo 500 miliardi di lire per contribuire allo sviluppo capitalistico del mondo ex comunista.

STEVEN SPIELBERG

Hollywood sono io

Regista

Con 400 dollari presi in prestito dal padre ingegnere, preparò il suo primo film. Ne incassò 500. Il boom è subito arrivato: "I predatori dell’arca perduta", "Incontri ravvicinati del terzo tipo", "E.T.". Il suo "Jurassic Park" è il film che ha incassato di più nella storia di Hollywood. La valanga di denaro gli ha permesso di fondare DreamWorks, con l’aiuto di Bill Gates.

SYLVESTER STALLONE

Mister America

Attore

L’ex Rambo ed ex Rocky, attore certo non raffinato, è l’unico attore hollywoodiano a essere così noto nel mondo da poter ottenere 160 miliardi di lire per un pacchetto di 5 film. In un mondo globale Silvester è un protagonista (magari in negativo) nell’esportazione della cultura-spettacolo americana nel resto del mondo.

HANS TIETMEYER

Sentinella del marco

Presidente della Bundesbank

Molti lo considerano più importante di Helmut Kohl. La dedizione con cui Tietmeyer cura la stabilità della moneta gli è valsa l’appellativo di "custode del marco". È pronto a scambiarlo con l’euro? L’ex-cancelliere socialdemocratico Helmut Schmidt dice di no. Ma il banchiere ricorda d’esser stato lui, nel 1991, a consigliare Kohl a firmare il Trattato di Maastricht. Si sente un europeista convinto pronto alla svolta monetaria: .a condizione che l’euro sia altrettanto stabile del marco..

TED TURNER

Informazione continua

Fondatore Cnn

L’anno scorso, dopo la fusione della Turner Broadcasting System con Time Warner, è diventato vicepresidente della nuova società e primo azionista con il 10 per cento. Un grosso cambiamento rispetto al 1980, quando Ted Turner cambiò la faccia della televisione lanciando negli Usa il primo network via cavo di notizie, 24 ore su 24, la Cnn. Saprà a 57 anni adattarsi a fare il numero due?

TUNG CHEE-HWA

La colonna di Pechino

Governatore cinese di Hong Kong

Eletto primo Capo dell’Esecutivo post-coloniale, sarà senz’altro uno degli uomini più potenti dei prossimi anni. Ma governare la transizione non sarà facile: appoggiando la decisione cinese di ridurre alcune fondamentali libertà civili, Tung si è inimicato i membri del maggior partito di Hong Kong, il Partito Democratico, e ha ricevuto commenti poco incoraggianti dal mondo degli affari.

Andrew Lloyd Webber

Lord del Musical

Compositore

Non bastasse il successo planetario di "Evita", traduzione per il grande schermo del suo già strafamoso musical (che gli ha guadagnato il titolo di Lord), le ambizioni di mondializzazione teatral-canora del baronetto Andrew sono diventate chiare con l’annuncio della costruzione di ben due teatri nel cuore dell’Europa: uno alla periferia di Francoforte, da 60 miliardi di lire, esclusivamente destinato alla rappresentazione di "Sunset Boulevard" e l’altro vicino a Basilea (40 miliardi) per "Il Fantasma del palcoscenico".

JOHN WELCH

Il grande diversificatore

Presidente General Electric

Con una capitalizzazione alla Borsa di New York di 180 miliardi di dollari, la General Electric è la società che vale di più nel mondo. Ma la dimensione non è tutto. Welch, 61 anni, ha reso la Ge una società con profitti di migliaia di miliardi. La sua strategia è il contrario di quella perseguito da molti altri capi d’azienda negli anni Novanta. Mentre tutti si concentrano su ciò che sanno fare meglio, la General Electric (che produce dai reattori per jet alle prese della luce) si diversifica più che può. E ora Welch punta sulle banche.

MARK WÖSSNER

L’euro-tv

Presidente Bertelsmann

Uno dei manager più pagati del mondo (quattro miliardi di lire l’anno), Mark Wössner chiude bilanci sempre in crescita (nel ’95, un vertiginoso fatturato di 21,5 miliardi di marchi). Terza al mondo, dopo Time Warner e Walt Disney nei multimedia, la Bertelsmann ha appena concluso la fusione con il gruppo Clt del Lussemburgo: .Ora siamo il primo gruppo televisivo d’Europa., dice. Non basta. Nel ’95 ha fondato American Online Europa per fornire servizi in rete.

JAMES WOLFENSOHN

Banchiere del pianeta

Presidente Banca Mondiale

James Wolfensohn sta cercando di dare un nuovo ruolo all’istituzione che guida dal 1995. I critici parlano addirittura di chiudere la World Bank, così come l’istituzione gemella Fmi, due relitti sopravvissuti alla fine della Guerra Fredda. Lui vuole riadattarli alla cultura del libero mercato. Wolfensohn, 63 anni, anni fa lanciò una sua banca a New York. Conosce quindi l’efficienza liberista. E dal suo pulpito denuncia la corruzione nel Terzo mondo e la burocrazia di Washington. Il suo obiettivo è operare affinché le economie deboli migliorino. Dice: .Dobbiamo liberarci dello stereotipo che ci hanno affibbiato, quello dell’istituzione arrogante che detta legge..

Janet Yellen

Nemica dell’inflazione

Consigliere economico di Clinton

Janet Yellen, 50 anni appena compiuti, presidente del Gruppo dei consiglieri economici della Casa Bianca, è stata allieva, a Princeton, del suo predecessore Joseph Stiglitz, che ha lasciato la poltrona per andare a dirigere la Banca Mondiale. Ed è anche un’esponente della scuola liberal. Come l’ex liberal Bill Clinton, però, preferisce l’etichetta di centrista. Spiega: .Sono un’economista pragmatica, né troppo a sinistra, né troppo a destra.. Janet Yellen ha imparato da Alan Greenspan, il presidente della Fed, a considerare l’inflazione il nemico numero uno dell’economia.

(13.02.1997)