Gli stage (senza progetto) di Zara

08/04/2013

Uno stage per diventare addetto alle vendite, per di più spesso non volto all’assunzione: succede da Zara, gruppo Inditex, una delle catene di negozi di abbigliamento maggiori in Europa. E accade in tantissime altre imprese della grande distribuzione del settore: “Mi sono diplomata al liceo scientifico e ho mandato centinaia di curriculum – dice Sabrina Mattozzi, 20 anni, di Roma – ma mi hanno contattata solo negozi e solo per stage”. Tradotto significa: 40 ore settimanali a una media di 300 euro al mese, per cinque giorni alla settimana, sabati e domeniche compresi.
“Puro sfruttamento, anche perché ci sono persone che vengono assunte per la stessa mansione a tempo determinato e percepiscono più di mille euro al mese”, commenta Claudia Cipriani, 19 anni, ex stagista. E, a quanto pare, manca anche il rispetto del patto formativo: “Il contratto di stage in teoria prevede che nei quattro mesi si impari ad assolvere tutte le mansioni: dalle vendite, alla cassa, al responsabile reparto. – continua Claudia – In realtà si fa quasi solamente vendita e monitoraggio camerini”.
Infine alcuni stagisti lamentano poca chiarezza da parte dell’azienda: “Fin dall’inizio non si capisce se si deve lavorare anche la domenica, – prosegue – inoltre nel mio caso durante in colloquio hanno prospettato una possibile assunzione anche prima della conclusione dei quattro mesi di stage, invece addirittura hanno provato a propormi due mesi in più. Ho rifiutato”.
Concordano i sindacati: “Siamo contrari agli stage per diventare addetti alle vendite o per qualsiasi professione non qualificata, – commenta Beatrice Cimini, funzionario alla Filcams di Roma – tanto più se non rispettano il patto formativo e se offrono trattamenti differenti per risorse che ricoprono le stesse mansioni”. Ma perché accade? “Le aziende cercano il più possibile stagisti, anche per posizioni non qualificate. Non avendo copertura totale assumono le restanti risorse con contratti precari di tre o sei mesi, ma con stipendio pieno”.
Ma il “sogno zaresco”, così come lo definisce la sindacalista, non manca di affascinare molti giovanissimi: “Mi hanno chiamata per lo stage da Zara e mi reputo fortunata. La considero un’opportunità, almeno per i primi quattro mesi per imparare e per fare curriculum. – continua Mattozzi – Il mio sogno è essere assunta e crescere in questa azienda. Purtroppo sono a un mese dalla conclusione del prolungamento del tirocinio e non mi hanno ancora fatto sapere nulla, incrocio le dita”. Perché tutto questo entusiasmo?
“E’ un’azienda seria, pagano molto meglio dei competitor e, una volta che vieni assunto a tempo indeterminato, se sei bravo, hai reali possibilità di crescita” Inoltre sembra che aver lavorato da Zara come addetto alle vendite sia un lasciapassare per praticare tale professione in qualsiasi altro negozio.
Ma come si raggiunge la tanto agognata assunzione? “Il più delle volte dopo lo stage non ti assumono, poi ti prendono dopo alcuni mesi per brevi periodi. Se dopo un anno, un anno e mezzo accetti ancora questi contratti precari, dimostri la tua motivazione e se hanno bisogno di una risorsa fissa ti assumono”. Insomma, la perseveranza da Zara forse è premiata.