Gli spot danno i numeri

05/11/2003

ItaliaOggi (Media e Pubblicità)
Numero
262, pag. 22 del 5/11/2003
di Giorgio Triani

Fuori dai giochi

Gli spot danno i numeri

I giornali danno i numeri: da un po’ di tempo in qua tutti, ma come la Repubblica nessuno. Poche sono infatti le pagine prive di cifre, grafici, tabelle e percentuali che dovendo fare chiarezza nella testa del lettore in realtà gliela fanno girare. Sulle ragioni di questa deriva numerica si potrebbe, anzi dovrebbe, aprire un dibattito. Perché la rincorsa ai dati in quanto espressione di oggettività, ´la matematica non è un’opinione’, credo che nasconda la consapevolezza di un forte e crescente debito di credibilità; nel contempo che si crede che solo così il lettore possa essere ancorato alle notizie giusto quel tempo breve con il quale oggi la stragrande maggioranza delle persone legge i quotidiani. In altre parole questa quantofrenia, secondo la definizione del sociologo Sorokin, o smania del quantitativo, sotto l’aspetto dell’informazione e della comunicazione ha la funzione di trasformare le opinioni, che sono per definizione opinabili, in fatti indiscutibili. Cioè conferire autorità alla fonte che dice, dichiara, promette. E qui i numeri della pubblicità sono davvero, come i Quattro salti in padella Findus, emblematici e paradigmatici.

Cominciamo per esempio dai ´2 miliardi di fermenti lattici per l’equilibrio del tuo intestino’, che promette Pro life. Equivalenti per avere una misura iperbolica del salutismo intestinale a quelli che promette Enterogermina. Sono pochi, sono tanti? Quel che serve oppure un’esagerazione?

Naturalmente bisognerebbe chiederlo a un enterologo. Ma al consumatore concedono la quasi assoluta certezza che con quella carica di fermenti il rito del primo mattino è o sarà un successo garantito. Così come all’estremo contrario, ma con perfetta coerenza numerica, lo 0,001 in meno di sodio che ormai promettono quasi tutte le acque minerali.

Ma non meno singolare e stravagante è la dimensione temporale di tanti altri prodotti dietetici e cosmetici. Per esempio lo yogurt Activia di Danone testimoniato da Alessia Marcuzzi insiste sull’avvertenza che per avere effetti sempre ai fini di una corretta evaquazione bisogna consumarlo regolarmente per 15 giorni. La raccomandazione fa probabilmente conto sul fatto che pochi, pochissimi potranno seguirla alla lettera dunque che molti moltissimi consumatori dovranno imputare solo a se stessi l’eventuale inefficacia del prodotto.

Ma segnalati i 21 giorni esatti per vedere il ritorno della pelle giovane promesso da una crema Vichy, colpiscono anche le 24 ore di lievitazione della Buitoni. Però non perché lo afferma Diego Abatantuono, ma perché sotto l’aspetto panificatorio significano poco. Come, per fare un ultimo esempio, i 30 litri di umidità al giorno che assorbe il deumidificatore Tasciugo De Longhi. Per la ragione che non esiste l’unità di misura dell’umidità.

trianig@tin.it