Gli sgravi sul lavoro dividono Confindustria e Confcommercio

20/05/2005
    venerdì 20 maggio 2005

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    IL VERTICE
    Gli sgravi sul lavoro dividono
    Confindustria e Confcommercio

      ROMA – Si fa presto a dire Irap più leggera per 12 miliardi di euro nell’arco di due-tre anni. Ma come? La questione è emersa ieri pomeriggio durante il vertice del governo con le parti sociali in tutta la sua complessità. E l’ha posta subito il presidente della Confcommercio Sergio Billé, anche perché è stato il primo a parlare. «L’intervento sull’Irap va fatto», ha affermato il leader dei commercianti, «ma se ci si limita a depurare dalla base imponibile dell’Irap la componente costituita dal costo del lavoro, si esclude di fatto dal beneficio gli oltre due milioni di imprese individuali che, pur non avendo costi da lavoro dipendente, sono del tutto soggetti a questa imposta». Il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, intervenuto immediatamente dopo, ha chiesto al governo di alleggerire l’Irap «in maniera diretta e proporzionale, senza elementi discriminanti per le imprese industriali e la loro dimensione». Aggiungendo anche come sia «fondamentale che l’intervento sull’Irap si basi sull’esclusione del costo del lavoro dalla base imponibile di tale imposta». Ecco che il conflitto con gli interessi dei commercianti, poco prima anticipato da Billè, si è manifestato in tutta la sua ampiezza. Il tavolo tecnico annunciato per mercoledì prossimo dovrà dirimere soprattutto questo aspetto per trovare una «quadra» che soddisfi le esigenze del caleidoscopico mondo delle imprese.

      Montezemolo ieri ha anche detto che la questione del costo del lavoro non si esaurisce con l’Irap ma occorrerà agire anche sul «cuneo fiscale e contributivo». Si vedrà chi uscirà vincitore da questa trattativa che si preannuncia complicata. Il leader degli industriali, ieri ha messo sul tavolo tutto il peso delle cifre a proprio vantaggio: negli ultimi dieci anni il costo del lavoro per unità di prodotto in Italia è «aumentato del 21,2% mentre è rimasto fermo in Germania e in Francia è addirittura diminuito del 7%». E’ ancora presto per dire se i sindacati, sul fronte del rinnovo del contratto degli statali, sono i grandi perdenti. Per adesso il negoziato è stato aggiornato e a farne le spese sono stati i ministri delegati dal governo a seguire la vicenda. Il premier Silvio Berlusconi, rispondendo ai sindacati che lamentavano la mancanza di parola da parte del governo, ha precisato come stanno le cose. Il sottosegretario Gianni Letta, il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, e quelli della Funzione pubblica Mario Baccini e dell’Agricoltura Gianni Alemanno «avevano solo il mandato a trattare, non a chiudere».

      Roberto Bagnoli