Gli «scioperati»

17/04/2002






        Gli «scioperati»
        Precari, autonomi, commessi artigiani, professionisti. Tutti presenti, con convinzione


        LUCA FAZIO
        GIORGIO SAVETTI


        L’adesione allo sciopero? Lasciate stare i numeri della questura e quelli di Berlusconi. E non date retta nemmeno alle percentuali di Cofferati. Perché ieri erano molti di più. «Io non faccio parte di nessuno popolo, nemmeno di quello della partita Iva – spiega Fabio Tasca, traduttore
        chez soi – al massimo sono il popolo del codice fiscale. Simbolicamente oggi non lavoro, sono qui perché sento che questa di fatto è una manifestazione politica». Certamente fuori da ogni statistica, anche la bancarella di libri con la saracinesca abbassata in piazza Mercanti: «Sono solidale con i lavoratori anche se ormai la faccenda personalmente non mi riguarda», dice Luciano Zagari, librario con un passato da dipendente, licenziato nonostante l’articolo 18. Marcella S. fa gioielli per conto terzi e saltella di gioia: «Siamo dispersi ma siamo tantissimi, non importa se con l’articolo 18 non c’entriamo niente».

        E chi andrà mai a chiedere alla Harley Davidson Italia di Arese la percentuale di adesione allo sciopero? «Non avendo rappresentanze sindacali – spiega Beatrice Berardi, l’unica scioperata – ho comunicato la mia decisione al responsabile del personale». Problemi? «No, solo una domanda assurda: mi hanno chiesto se ero autorizzata a scioperare, cioè se avevo la tessera della Cgil». Ma in una giornata come questa si possono anche incontrare datori di lavoro atipici, come Mario e Laura, «abbiamo due studi fotografici, i nostri dipendenti non avevano granchè voglia di stare a casa, ma noi abbiamo deciso di chiudere e di venire in manifestazione». Mauro B., archivista flessibile alla biblioteca Ambrosiana, di fatto si è preso un giorno di festa: «Io non posso neanche scioperare, lavoro 20 ore alla settimana ma senza un’orario fisso, sono qui solo per manifestare, pura solidarietà». Marco Mazzei avanza fradicio in rappresentanza di una categoria che in quanto a scioperi vanta precentuali prossime allo zero assoluto: commesso. «Lavoro da Buscemi Dischi – spiega – abbiamo scioperato in 3 su 5 ma il capo alla fine ha deciso di aprire ugualmente anche se condivide le ragioni della protesta. L’ultima volta è capitato nel `93, dopo l’attentato di via Palestro». Stessa musica, ma con più tutele alle spalle, per Giampietro Giachery, dipendente della Emi, nemmeno troppo stupito di avere incontrato alcuni suoi colleghi in manifestazione: «L’articolo 18 mi riguarda…ma nel mio settore se vogliono cacciare qualcuno lo fanno ugualmente, con una contropartita economica. Diciamo che il nostro Cavaliere è stato proprio bravo, è riuscito a ricompattare un gran numero di persone». Franco Tonnarelli lavora in un piccolo studio di post produzione pubblicitaria, «la mia situazione lavorativa è piuttosto buona, io sto scioperando contro le politiche sociali di questo governo». Anche per Marco Ferrari, titolare di una micro società che fa siti web, questo sciopero è «assolutamente» politico: «Sono in corteo perché è importante dimostrare che contro il governo si schiera anche chi non è direttamente toccato dalla strategia politica che vuole distruggere il sindacato». Tra i tanti che un po’ fanno fatica a trovare una collocazione c’è Laura Tanghetti, architetto libero professionista. «Sono venuta con un gruppo di amici – spiega – anche perché mi è dispiaciuto non essere andata alla manifestazione di Roma. Abbiamo girato tutti e tre i cortei, li abbiamo visti sfilare aspettando lo spezzone giusto, ma non abbiamo saputo decidere: fa anche ridere, ma un po’ ci sono rimasta male».

        E volendo essere pignoli, perché non calcolare anche tutti quelli che pur restando al lavoro ieri si sono sentiti vicini alle ragioni di chi ha scioperato? Come Daniel Marcoccia, Luca Mattioli, Andrea Paoli, Laura Proietti, Paolo Sormani e Max Trono della Ixo Publishing, una piccola realtà editoriale: «Comprendiamo il valore sociale e politico di questo 16 aprile. Siamo con tutti quelli che sfilano, pur rimanendo ai tavoli della redazione vogliamo contribuire devolvendo la giornata di lavoro al fondo di mobilitazione per i diritti della Cgil Lombardia».