Gli Ordini vanno in pressing sulla riforma

21/07/2003



        Sabato 19 Luglio 2003
        Albi & Mercato


        Gli Ordini vanno in pressing sulla riforma

        Il Cup al Governo: basta ritardi sul progetto concordato con il sottosegretario Vietti


        ROMA – È scontro sulla riforma delle professioni. Mentre si moltiplicano le iniziative normative (sia a livello statale che regionale) per rivedere l’organizzazione degli Ordini e offrire una cornice alle associazioni delle nuove professioni, si accentuano le divergenze tra le forze politiche e i rappresentanti delle categorie. Il Coordinamento delle professioni ordinistiche (Cup) parte alla carica per chiedere al Governo di presentare in Parlamento (in qualunque forma) il testo di riordino messo a punto dalla commissione guidata dal sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti. «Progetto a cui abbiamo dato un forte contributo – precisa Roberto Orlandi, vicepresidente del Cup – e che aveva suscitato una certo consenso anche da parte dell’opposizione. Ora, invece, dobbiamo constatarne l’improvviso e ingiustificato blocco.
        Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, deve spiegarci cosa intende fare. In caso contrario, ad ottobre, cercheremo di trasformare il testo Vietti in un’iniziativa legislativa popolare». Il Cup chiede un incontro al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. «Il Governo è ostaggio degli Ordini», è la risposta tranchant del presidente del Coordinamento delle libere professioni (Colap), Giuseppe Lupoi. «Le associazioni delle professioni non regolamentate – aggiunge Lupoi – non chiedono una veste pubblica, né di essere inserite in un registro, ma vogliamo che sia valorizzato un ruolo svolto da anni e premiato dal mercato».
        Lupoi punta il dito, soprattutto, contro le finestre che il testo Vietti lascerebbe aperte a favore degli Ordini per l’individuazione di ulteriori riserve. «Emblematica – spiega – è la previsione di possibili, nuove competenze agli iscritti nel futuro Albo unico dei commercialisti». Accuse che, tuttavia, Orlandi respinge. «Il testo Vietti non è un éscamotage per avere più riserve», puntualizza. «Quel che ci interessa è arrivare a un provvedimento che riordini il mondo delle professioni organicamente». Secondo Orlandi, il testo Vietti, concede alle associazioni delle professioni emergenti una caratterizzazione pubblicistica, con l’assegnazione di un potere di certificazione delle competenze degli iscritti. «È chiaro però che a fronte di ciò – osserva il vicepresidente del Cup – sono posti dei controlli. La filosofia del progetto Vietti è di riconoscere prima l’esistenza di nuove professioni, con elementi di specificità e di diffusione territoriale.
        Ad esempio, sarebbe da considerare nuova professione quella del visurista, ma non quella del giurista d’impresa. In un secondo momento, si potranno riconoscere le relative associazioni di rappresentanza che dimostrino serietà e affidabilità». Critiche all’impianto dell’intervento predisposto da Vietti esprime anche Ennio Lucarelli, presidente di Fita (Federazione del terziario avanzato). «Un Governo liberale non dovrebbe avanzare una proposta di stampo corporativista, ma tesa a favorire la concorrenza. D’altronde tutti i testi in circolazione sembrano ispirati più a una logica di protezione degli interessi dei professionisti che dei cittadini». Per Lucarelli, il Ddl presentato dal Cnel alla Camera per la disciplina le nuove professioni, è l’unico accettabile anche se il certificato di competenza dovrebbe essere rilasciato da un ente e non dall’associazione di appartenenza. «Noi – insiste, invece, Lupoi – auspichiamo che ci sia un riconoscimento, anche in via autonoma, delle professioni emergenti, con l’approvazione del Ddl assegnato alla commissione Attività produttive della Camera, di cui è relatore Gianni Vernetti (Margherita)».
        In ogni caso, per Lupoi, se si deciderà una revisione complessiva delle professioni, rispetto al testo Vietti è preferibile, per l’equilibrio delle soluzioni, il testo di legge quadro unificato, all’esame della commissione Giustizia del Senato, di cui sono relatori Mario Cavallaro (Margherita) e Lorenzo Federici (Fi) (si veda la scheda). È, in effetti, intorno a questo testo (in cui è stato già recepita la proposta del Cnel) che, dopo la pausa estiva, potrebbe essere ricercata un’intesa. «Si deve evitare – è l’invito di Cavallaro – un eccessivo frazionamento delle iniziative legislative. In fondo, il nostro progetto e quello di Vietti possono essere integrati. A patto che non si voglia accontentare tutti per forza. La riforma delle professioni merita scelte coraggiose».

        MARCO BELLINAZZO