Gli Ordini contro Castelli

07/04/2005
    giovedì 7 Aprile 2005

      sezione NORME E TRIBUTI – pagina 27

        ALBI & RIFORMA • Il ministro della Giustizia cerca di stringere i tempi per il riordino

          Gli Ordini contro Castelli
          Un appello del Cup al presidente del Consiglio per aprire il tavolo politico istituzionale

          M. C. D.

          ROMA • Gli Ordini chiedono garanzie al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sui contenuti della riforma da veicolare con il decreto legge sulla competitività ( Dl 35/ 05). E si pronunciano contro la proposta che sta elaborando il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, anticipata martedì in un incontro che avrebbe dovuto restare riservato.

          Lo scontro con il Guardasigilli riguarda — si legge in un comunicato del Cup, il comitato degli Ordini — il metodo e il merito. Il Cup chiede si apra il tavolo tecnico politico con tutti gli attori istituzionali ( compreso il ministero dell’Istruzione, coinvolgendo anche il sottosegretario Maria Grazia Siliquini che sta tirando i fili sui requisiti di accesso agli Albi). La presenza dei protagonisti nel dibattito sulla riforma appartenenti alle diverse forze della maggioranza dà agli Ordini assicurazioni circa gli equilibri « per affrontare in modo organico la riforma delle professioni intellettuali, anche in relazione alle misure da inserire in sede di conversione del Dl 35 » .

          In serata Castelli non nasconde lo stupore per le « dichiarazioni di dissenso verso la riforma delle professioni riportate nel comunicato del Cup. Infatti, non è stato consegnato al presidente Sirica nessun testo ufficiale e dunque non capisco su cosa si possa basare il dissenso » .
          La dichiarazione è letta dal presidente del Cup, Raffaele Sirica, come un’apertura, contro eventuali fughe rispetto al confronto politico istituzionale. Al tavolo, come stabilito prima del varo del Dl su spinta di Alleanza nazionale, dovrebbero sedere, oltre a Castelli, il sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, il vice presidente vicario di An, Ignazio La Russa, e l’onorevole Nino Lo Presti (sempre di An). Non solo. « Dovranno essere presenti — secondo il sottosegretario Siliquini — gli attori istituzionali che si occupano quotidianamente delle professioni » . Dunque, non possono essere lasciati in disparte i responsabili politici dell’Istruzione, delle Politiche comunitarie e degli Affari regionali.

            La partita della riforma delle professioni ritorna così al punto di partenza del decreto legge pubblicato sulla « Gazzetta Ufficiale » del 16 marzo. Un approdo che ha deluso gli Ordini. In un’assemblea, il 30 marzo, si è rischiata la spaccatura all’interno del Cup sulla " severità" dell’atteggiamento da tenere rispetto al decreto legge, i cui contenuti non hanno rispettato tutte le promesse, come nel caso delle commissioni di esame, la cui presidenza non è attribuita a un rappresentante degli Ordini. In una delibera del 30 marzo, resa nota solo ieri ( per evitare — si fa sapere — strumentalizzazioni in chiave elettorale) si accusa il Governo di aver definito soluzioni « parziali e asistematiche » , con l’aggravante della immediata applicazione. Le maggiori riserve degli Ordini si concentrano sulla possibilità di riconoscere le Associazioni che non esercitano attività regolamentate, tipiche di professioni disciplinate ai sensi dell’articolo 2229 del Codice civile.