Gli ordini attuali sono troppo vecchi

06/05/2004



 
 
 
 
ItaliaOggi Professioni
Numero 108, pag. 33 del 6/5/2004
Autore: di Ginevra Sotirovic
 
Gli ordini attuali sono troppo vecchi
Castelli: serve un rinnovamento, ma non con la bozza Vietti
 
L’intervento del guardasigilli agli stati generali delle associazioni. Tesauro: il sistema è medievale.
 
´Per come agiscono nella realtà gli ordini sono superati’. Serve quindi una legge che sappia interpretare il necessario bisogno di rinnovamento: non la bozza Vietti, però, ´che ho fermato perché presentava gravi lacune’. Il ministro della giustizia Roberto Castelli, intervenendo in chiusura della prima sessione di lavori degli stati generali delle associazioni professionali che si è aperta ieri a Roma, ha sgombrato del tutto i dubbi su quale dovrà essere la strategia del governo per riformare un settore, quello delle professioni appunto, che, come ha ricordato il presidente dell’Antitrust, Giuseppe Tesauro, attende una nuova legge dal lontano 1939. Tanto che, secondo Tesauro, il sistema di accesso ad alcune professioni, è addirittura ´medievale’.

Accantonata, senza troppi rimpianti sembra e nonostante quanto affermato anche di recente da altri esponenti dell’esecutivo, la bozza Vietti promossa da ordini e casse previdenziali, ma bocciata dalle associazioni, il ministro è ora al lavoro per sancire, per prima cosa, i principi fondamentali dello stato e quindi delimitare il campo delle competenze delle regioni (cosa che dovrebbe avvenire tramite il cosiddetto decreto La Loggia). Competenze rivendicate con passione dall’assessore della Toscana Carla Guidi che ha invitato le istituzioni a dialogare con le amministrazioni locali che già tanto stanno facendo per tenere unito il mondo degli ordini con quello delle associazioni. ´Lo stato deve comprendere l’esigenza di un confronto innovativo nella convinzione di operare in uno scenario che offre a tutti i soggetti interessati opportunità istituzionali, mai verificatesi in passato’, ha spiegato la Guidi annunciando il futuro varo di una nuova legge regionale (come anticipato da ItaliaOggi del 27 aprile) che istituisce una commissione ad hoc per le professioni. Castelli ha comunque difeso l’opportunità del decreto La Loggia, che dice è a buon punto (anche se per la verità era già stato annunciato nel consiglio dei ministri dello scorso 16 aprile) e che non ´è innovativo’, ma comunque utile per definire una materia difficilissima come quella delle professioni. ´Manca una definizione di professione e neanche nel decreto La Loggia siamo riusciti a darne una convincente’, ha spiegato il guardasigilli che ha definito per questa ragione ´criptico’ il famoso nuovo articolo 117 della Costituzione che trasferisce alle regioni anche la competenza sulle professioni. ´Con la parola professione possiamo indicare sia il falegname che il medico’, ha commentato il ministro. Cosa si può fare allora? Per Castelli si deve avere pazienza e ripartire dall’esame del testo del senato che a differenza di quello di Vietti non presenterebbe ´una netta contrapposizione tra ordini e associazioni’. E dello stesso parere è anche il coordinatore del Colap, Giuseppe Lupoi, che però rilancia e chiede subito l’approvazione di una legge di regolamentazione del settore. ´Il dibattito sulla riforma è lungo e pieno di ostacoli’, spiega Lupoi che invita il governo ad approvare prima un altro testo (Vernetti) che è da tempo all’esame della camera e che in un solo articolo definisce ´regole chiare per il riconoscimento delle libere associazioni’: altrimenti, avverte il coordinatore Colap, ´tra qualche anno, grazie alla prossima direttiva europea sulle qualifiche professionali, tutte le associazioni straniere potranno liberamente esercitare in tutta Europa, mentre quelle italiane no’. Un invito forte all’abbattimento delle regole è arrivato anche dal presidente Tesauro che ha definito medievale il sistema di regolamentazione di certe professioni, come per esempio i notai e non solo. Tutto a danno, dice Tesauro, ´delle zone deboli del paese come il Sud, dove per trovare una farmacia devi fare decine di chilometri’.

Quindi più pubblicità, intesa come informazione all’utente, eliminazione delle tariffe, visto che non hanno niente a che fare con la qualità della prestazione, e revisione del sistema organizzativo delle professioni, in modo che gli ordini non rappresentino più un monopolio a danno del libero esercizio professionale. Musica per le orecchie delle centinaia di associazioni che affollavano l’Aurelia center e che per la prima volta si stanno confrontando con il mondo politico e istituzionale. Assente invece il Cup, con il mondo ordinistico rappresentato soltanto da Dina Porazzini, presidente dei dottori agronomi, e da Maurizio de Tilla, presidente della Cassa forense e dell’Adepp. Voci a supporto della battaglia che le associazioni stanno facendo per ottenere il recepimento della direttiva 92/51, che consente alle associazioni di rilasciare attestati di competenza, si sono levate anche da parte dell’Unioncamere e dell’Adiconsum, che per voce del presidente Paolo Landi ha esortato il governo a ´produrre una riforma coraggiosa’. (riproduzione riservata)

 
 
 
 
 
 
ItaliaOggi Professioni
Numero 108, pag. 33 del 6/5/2004
Autore:
 
Le reazioni: accesso senza barriere
 
 
Il testo Vietti era il frutto del lavoro non solo del ministero, ma anche di tutto il mondo professionale. Quindi non va accantonato quanto semmai discusso e integrato. Inoltre, gli ordini non impongono alcuna barriera all’accesso, se si fa eccezione per i farmacisti e i notai che svolgono funzioni tutte particolari.

Gli ordini rispondono compatti alle dichiarazioni del ministro Roberto Castelli e del presidente dell’Antitrust, Giuseppe Tesauro. Mentre il responsabile per le professioni di An, Nino Lo Presti, arriva addirittura a chiedere le dimissioni di Tesauro.

Nessun comunicato ufficiale del Cup, ma si sono comunque levate le voci unanimi dei professionisti che difendono il ruolo e la funzione svolta dagli ordini a garanzia della fede pubblica. ´Sono molto preoccupato per la decisione del ministro Castelli di accantonare il ddl Vietti, visto che quel testo era frutto del lavoro non solo dei tecnici del ministero da lui stesso guidato, ma anche del mondo professionale’, dice il vicepresidente del Cup, Roberto Orlandi, che invita il guardasigilli a confrontarsi con gli ordini e le casse prima di prendere una decisione così importante per il loro futuro. E dello stesso parere sono le associazioni sindacali di categoria e in particolare quella dei dottori commercialisti (Adc), presieduta da Vilma Iaria. ´Non solo ci preoccupa, ma anche ci indigna la decisione di bloccare il testo Vietti, visto che su quel progetto abbiamo lavorato tutti’, dice la Iaria. Pareri unanimi anche sulle affermazioni di Tesauro che, secondo i professionisti, non tiene conto di quanto gli ordini e le associazioni sindacali stanno facendo per il paese e per la tutela dei cittadini. Le dichiarazioni di Tesauro non sono piaciute neanche a Federfarma. Secondo la Federazione dei titolari di farmacia non è vero che a chi si laurea in farmacia e supera l’esame di stato viene impedito di fare il farmacista: ´I laureati in farmacia possono svolgere la propria attività professionale anche come esperti del farmaco in vari settori’.

Reazione analoga anche dall’ordine dei farmacisti. Per Giacomo Leopardi, presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani, Tesauro è vittima di un equivoco, facendo ´indebitamente coincidere l’attività professionale del farmacista con la condizione di essere titolare di farmacia’. In realtà le uniche limitazioni riguardano l’apertura delle farmacie, per la quale esistono regole ben definite come ´in ogni paese civile’.