Gli operai Alcoa bloccano ferrovie e strade: no alla chiusura

14/01/2010

Treni fermi e pendolari bloccati nelle carrozze. La protesta degli operai dell’Alcoa di Portovesme (in provincia di Cagliari) si è riversata ieri sulla linea ferroviaria del capoluogo sardo. La scorsa settimana, la multinazionale americana dell’alluminio ha aperto le procedure della cassa integrazione per i suoi dipendenti. Scioperi e proteste sono, ora, la risposta dei lavoratori che ritengono la Cig «il preludio alla chiusura di tutti gli impianti». La manifestazione a Portovesme è partita all’alba. Alcune centinaia di lavoratori hanno presidiato i cancelli dello stabilimento Alcoa e poi, verso le 8 del mattino, si sono spostati nella periferia di Cagliari. Qui gli operai hanno prima presidiato il passaggio a livello di Santa Gilla; poi sono scesi sui binari, bloccando la circolazione ferroviaria per tre ore. Circa un migliaio sono i pendolari rimasti nelle carrozze e 15 i treni fermati. La protesta, pacifica, è finita verso le 11 e nel pomeriggio il traffico ferroviario è tornato alla normalità.
Mobilitazioni anche in Sardegna e in Veneto, che non accennano a esaurirsi. Due giorni fa hanno scioperato i lavoratori dell’Alcoa di Fusina, in provincia di Venezia, bloccando per quattro ore il traffico di auto e bus in entrata e in uscita dalla città lagunare. Domani, davanti all’ambasciata Usa a Roma, operai, sindacati e amministratori locali sardi si raduneranno in un sit-in di protesta al quale parteciperà anche il presidente della regione, Ugo Cappellacci. «Continua la mobilitazione dei lavoratori Alcoa per impedire la chiusura degli stabilimenti italiani della multinazionale dell’alluminio», ha detto Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom-Cgil. La lotta degli operai è, infatti, contro la chiusura degli impianti, che si pensa possa arrivare con la cassa integrazione. Nei primi giorni della prossima settimana Alcoa dovrà esprimersi sull’offerta del ministero per lo sviluppo economico. Scajola ha concesso alla multinazionale un prezzo dell’energia elettrica più che dimezzato: da 70 euro per Megawatt all’ora a circa 30 (tra i 28 e i 32). Inoltre si è impegnato per evitare che l’Unione Europea proceda con altre multe contro Alcoa a causa delle tariffe agevolate dell’energia. All’azienda, però, questo non è bastato e si è presa dei giorni di tempo per decidere sulla proposta. Ora il tempo sta per scadere e Alcoa deve dire cosa vuole fare dei suoi impianti italiani che, tra diretto e indotto, dà lavoro a 2.000 persone. «Nell’attesa, altre iniziative di mobilitazione continueranno nei prossimi giorni », ha detto Cremaschi. Secondo i sindacati, però, è ora il governo che deve fare pressione per evitare la chiusura del marchio. Pochi giorni fa, la multinazionale ha fatto sapere di volere tagliare oltre 13 mila posti di lavoro mentre, alla Tv americana Bloomberg, il direttore finanziario ha detto che «l’utile del marchio migliorerà nel 2010», grazie a un aumento della domanda di alluminio.