Gli italiani sognano ancora il posto fisso

10/11/2003



      Lunedí 10 Novembre 2003

      NORME E TRIBUTI
      Gli italiani sognano ancora il posto fisso

      Lavoro/2 - In base al sondaggio Cirm World Research non convince la «fine» dei co.co.co. – Il 70% contento della propria attività
      DANIELE LEPIDO


      Ancora innamorati del posto fisso e soddisfatti della propria attività. Ma anche allarmati da un mercato dell’occupazione che punta al ribasso e (per ora) non troppo fiduciosi verso la riforma Biagi, entrata in vigore il 24 ottobre. Così gli italiani vedono il mondo del lavoro – un rapporto fatto di ansie e grandi slanci – secondo un sondaggio realizzato da Cirm World Research (gruppo Hdc), su un campione di mille persone, rappresentativo della popolazione nazionale: il secondo da giugno (i risultati sono stati pubblicati sul Sole-24 Ore del 23 giugno 2003), che traccia, con pochi cambiamenti e qualche sorpresa, la figura di un Paese in cui, stando agli intervistati, la voglia di sicurezza batte ancora i soldi. Tra le novità, invece, un esercito di lavoratrici sempre più determinate a difendere la propria carriera, da non scambiare neppure con la vicinanza a casa.
      Pessimismo in crescita. «Non ci sono state profonde variazioni rispetto a quattro mesi fa – afferma Andrea Montuschi, responsabile della ricerca con Francesca Gromo -.
      Abbiamo, però, rilevato che gli italiani sono sempre più in apprensione sul tema lavoro in generale: il 53% contro il 50% di giugno e solo un quarto si dichiara "tranquillo"». L’umore dei lavoratori si fa sempre più nero? Il dato sarebbe corroborato dalle nuove domande sulla legge Biagi, che per ora non convince il 53% degli intervistati. Sull’addio ai co.co.co, emergono dubbi anche per gli ingaggi «a progetto», visti positivamente solo dal 14% degli interpellati. E chi un’occupazione già ce l’ha, è molto più "negativo" della popolazione in generale (65%). Eppure tutto questo malumore contraddice un altro dato fondamentale: cresce, infatti, di quattro punti rispetto alla rilevazione di giugno la percentuale di chi è contento della propria occupazione, che tocca a ottobre il 70% degli intervistati.
      Vecchi miti duri a morire. È ancora in vetta ai desideri della popolazione: il "lavoro a vita", cioè il posto fisso, non smette di affascinare gli italiani, che sembrano puntare più sulla sicurezza che sui soldi. Il 48% degli intervistati preferisce un lavoro a tempo indeterminato a un’occupazione meglio retribuita ma precaria, contro un 32% favorevole al rischio di un mestiere più remunerativo e ballerino. E più di un terzo della popolazione (39%) si dice soddisfatto del proprio stipendio. «Tradizionalmente i Paesi latini si lamentano di più rispetto a quelli anglosassoni e alle popolazioni del Nord Europa – aggiunge Montuschi -. Ecco perché il 39% è un risultato molto alto per l’Italia. Negli Stati Uniti, per esempio, quando lo stipendio non soddisfa, è abbastanza semplice e veloce cambiare occupazione. E se non si cambia è perché si sta bene».
      Tempo libero? Al Nord-Est, poco ma buono.
      Una volta erano milanesi. Quelli che non si fermavano mai, tutti casa e lavoro. Oggi che lo stereotipo si è spostato qualche chilometro più a Est, nel Triveneto, sorprende che risieda qui la maggior percentuale di chi è contento del proprio tempo libero (67%). Il commento degli analisti è più di ordine sociale che economico: oggi lavorare molto sembra essere sinonimo di sicurezza, perché chi è impegnato in un’attività che lo soddisfa, e non ha tempi morti, ha l’impressione di sentirsi sempre sulla cresta dell’onda. A soddisfare gli abitanti del Nord-Est potrebbe essere, quindi, la qualità del tempo dedicato allo svago, avendo alle spalle anche una tranquillità economica.
      Giovani e famiglia. Il tormentone dei figli che non se ne vanno mai, troppo protetti dalla famiglia, ritorna anche dai risultati di questo sondaggio. Se all’estero la sicurezza è data dal lavoro, in Italia si punta tutto sulla casa d’origine. Gli studenti (gli intervistati vanno dai 18 anni in su) si dicono molto soddisfatti della vita personale (86% contro 77% di giugno) e neppure sono preoccupati della condizione economica della propria famiglia (il 78% contro il 65% di quattro mesi fa si dice tranquillo). Ma il 63% dei ragazzi diventa più pessimista quando è chiamato a esprimersi sulla situazione di allarme nel mondo del lavoro: un trend in peggioramento rispetto all’inizio dell’estate, quando i giovani "scoraggiati" erano il 55 per cento.
      Donne più «agguerrite». È tutta in rosa la sorpresa autunnale del sondaggio Cirm World Research. Le donne, infatti, ne vengono fuori come lavoratrici "agguerrite", non disponibili a essere pagate di meno neppure nella prospettiva di avere un’occupazione sotto casa, come afferma il 73% delle intervistate (quattro punti in più rispetto a giugno) contro il 68% degli uomini. «Nel nostro Paese – conclude Montuschi – le lavoratrici sono dunque disposte a sobbarcarsi sacrifici in più a fronte di qualche gratificazione».