Gli italiani non comprano più

25/11/2004

    giovedì 25 novembre 2004

    Consumi

      Gli italiani non comprano più
      Crollano le vendite al dettaglio (-2%). Record negativo degli alimentari (-3,3%)

        Laura Matteucci

          MILANO Consumi a terra, affondati dai redditi che non tengono più la corsa del caro-vita. Gli italiani riducono le spese, e la flessione diventa crollo. I dati Istat riferiti al mese di settembre sono l’ennesimo segno inequivocabile di crisi.

          Su base annua, le vendite al dettaglio registrano meno 2%, e le famiglie frenano soprattutto sugli alimentari (meno 2,1%, meno 1,9% invece i prodotti non alimentari). Rispetto ad agosto, la flessione è pari allo 0,2%. Non bastasse, l’indicatore Isae registra nel mese di novembre un netto calo della fiducia dei consumatori, il che lascia presagire un andamento negativo anche per i prossimi mesi.

            Il calo di settembre arriva dopo una serie di record al ribasso inanellati uno dietro l’altro per tre mesi consecutivi (meno 0,3% annuo a luglio, meno 1,9% ad agosto). Eccezion fatta per l’interruzione positiva di giugno, anche il risultato di maggio era stato negativo, anzi il peggiore degli ultimi otto anni (meno 3,2% sul 2002).

              Vendite al palo per l’intero sistema distributivo, ma per i piccoli commercianti il crollo è doppio rispetto alla grande distribuzione (rispettivamente, meno 2,6% e meno 1,3%).

                Allarme da parte di Confcommercio e Confesercenti, mentre i sindacati sottolineano le difficoltà degli italiani, lavoratori dipendenti e pensionati soprattutto. «Si conferma il calo dei consumi che dà il segno della stagnazione della domanda del Paese», dice il leader della Cgil, Guglielmo Epifani. Accuse al governo da parte di Raffaele Bonanni, segretario confederale Cisl, che negli ultimi dati legge la débacle dell’esecutivo, colpevole di non aver fatto nulla in questi anni per il contenimento dei prezzi e per il sostegno dei consumi.

                  Tutti segnali – sia sui consumi sia sulla fiducia dei consumatori – che dimostrano l’impoverimento delle classi più deboli, quelle che da un eventuale taglio delle tasse trarrebbero ben poco, è la chiave di lettura dei sindacati. Per il rilancio, serve invece «una nuova politica contrattuale che distribuisca gli aumenti di produttività ai lavoratori».

                  Invece: «Il governo ha lasciato il mercato a se stesso, non controlla i prezzi, non combatte l’evasione – continua Bonanni – Il taglio delle tasse è una misura che il premier pensa per i ricchi, mentre il calo dei consumi è la dimostrazione di un disagio popolare ormai diffuso. Siamo in una fase d recessione strisciante. Il governo deve riflettere, se la gente non compra più nemmeno i beni di prima necessità è una debacle di tutta la politica economica del governo». Per la Confcommercio, si tratta di dati «che confermano come la domanda delle famiglie attraversi un momento di grande difficoltà, che non riesce ad essere attenuato neanche dalle politiche di contenimento dei prezzi che il settore della distribuzione sta attuando».

                    Oltretutto, i dati depurati dalla componente relativa ai prezzi denunciano rispetto a settembre 2003 una ancor più grave riduzione delle quantità vendute: del 2,9%, con punte del 3,3% per gli alimentari. Morale: «Diventano sempre più urgenti misure che ridiano capacità di spesa alle famiglie, rivitalizzando la domanda e di conseguenza le dinamiche produttive del Paese», dice Confcommercio.

                      Alle prese con il peso del caro-vita, gli italiani hanno concentrato la propria spesa in ipermercati (più 2,3%), grandi magazzini (più 1,6%) e hard-discount (più 0,1%), abbandonando invece i supermercati (meno 2,5%) e, come si è visto, i piccoli negozi. Dovendo tirare la cinghia, le rinunce si sono concentrate sull’abbigliamento (meno 3,7%), giocattoli e attrezzatura sportiva (meno 2,8%), libri e giornali (meno 2,9%), e sulle calzature (meno 2,6%).

                        Per i prossimi mesi, difficile sperare in un’inversione di tendenza. Anzi. L’ultima indagine Isae segnala a novembre la prima battuta d’arresto per il modesto recupero nel morale dei consumatori iniziato a tarda primavera. Le prospettive dell’economia italiana sono evidentemente ancora più fosche.

                          Come dire: se nei mesi estivi la fiducia dei consumatori era risalita, pur di poco, ma i consumi sono comunque crollati, come segnala l’Istat, non c’è da attendersi di meglio adesso che la fiducia è nuovamente in calo.

                          Conferme in questo senso arrivano anche da una ricerca Ac Nielsen: i consumatori italiani si rivelano di gran lunga più pessimisti della media europea sulla percezione dell’andamento dell’economia nazionale negli ultimi sei mesi, e secondi soltanto agli olandesi quanto a stime sull’andamento dell’economia nei prossimi dodici.

                        Laura Matteucci