Gli investimenti bipartisan dei re delle cliniche romane

25/10/2007
    giovedì 25 ottobre 2007

      Pagina 53 – Economia

        Tutte le operazioni degli Angelucci, da Botteghe Oscure a Libero

          Gli investimenti bipartisan
          dei re delle cliniche romane

            ETTORE LIVINI

            MILANO – L´Unità assieme a Libero. Il salvataggio dei Ds a fianco dei finanziamenti a Raffaele Fitto (Forza Italia). Fallita sul fronte politico e naufragata tra mille inchieste su quello finanziario (leggi Hopa), la bicamerale risorge un po´ a sorpresa nel mondo della carta stampata, sotto l´attenta regia della famiglia più bipartisan d´Italia, i riservatissimi Angelucci.

            La storica testata fondata da Antonio Gramsci si appresterebbe infatti a prendere casa presso la Tosinvest, un impero da un miliardo di euro creato dal nulla dal patriarca Antonino (ex-portantino al San Camillo) che oltre alla trasversalissima attività editoriale (assieme al quotidiano di Vittorio Feltri c´è pure "Il Riformista") opera in altri business ad alta "sensibilità" politica come la sanità (3mila posti letto in 26 strutture) e il mattone. Un patrimonio da 500 milioni su cui spicca il palazzo di Botteghe Oscure, rilevato a fine 2003 con un finanziamento di Unipol e Bpi assieme a tutti i debiti dei Ds nell´ambito dell´operazione che ha salvato il partito dal crac.

            Etichettare gli Angelucci come una sorta di "Croce Rossa" pronta a cavare le castagne del fuoco a suon di milioni all´ex-Pci è però riduttivo. Certo la famiglia romana ha già dato una mano a "L´Unità" tanti anni fa, quando si è schierata a fianco della cordata Marcucci nel primo salvataggio del giornale. Ma i soldi della Tosinvest (al cui vertice lavora Massimo Fini, fratello del leader di An) non hanno colore, come la bicamerale. Van bene per il giornale fondato da Antonio Gramsci come per le crociate di "Libero". Tendono ad essere impiegati con un certo ecumenismo politico. Come i 500mila euro versati al movimento "La Puglia prima di tutto" di Michele Fitto (Fi) durante l´ultima campagna elettorale regionale. «Un regolare finanziamento registrato in bilancio», dice la Tosinvest. Una tangente pagata per assicurarsi l´appalto da 200 milioni (regolarmente vinto) per la gestione di 11 residenze per anziani in Puglia secondo la Procura di Bari. Costata a Giampaolo Angelucci – che con i fratelli gemelli Andrea e Alessandro guida ora il gruppo – gli arresti domiciliari con l´accusa di falso, corruzione e finanziamento illecito e il sequestro di 55 milioni di euro.

            Guai giudiziari a parte, però, L´Unità sembra destinata a entrare in una realtà con le basi finanziarie più che solide. La Tosinvest (controllata da una holding lussemburghese) ha chiuso il 2006 con 45 milioni di utili. Non solo. In cassa ha circa 500 milioni di liquidità frutto della plusvalenza generata dalla vendita della quota Capitalia dopo la fusione con Unicredit. Se dal punta di vista politico le simpatie degli Angelucci hanno spaziato su tutto l´arco costituzionale, infatti, su quello bancario il legame più forte è da sempre quello con Cesare Geronzi (altro "salvatore" dei Ds con oltre 500 milioni di finanziamenti a metà anni ´90). Tosinvest è stata regista assieme alla banca romana dell´operazione Cofiri, poi è entrata in Mmc e nel capitale dell´istituto. E anche a fine 2006 Capitalia con 122 milioni era il maggior creditore del gruppo.