Gli incentivi fuori target Flop del «nuovo» part-time

20/06/2001

Il Sole 24 ORE.com




    Gli incentivi fuori target Flop del «nuovo» part-time
    ROMA – I difetti delle politiche per il lavoro usate fin qui sono almeno due. Scarsa selettività degli strumenti che finiscono per favorire chi davvero non ne ha bisogno, come i lavoratori del Centro-Nord, e "ambiguità" degli incentivi. Un’ambiguità dovuta al fatto che le politiche di sostegno sono, alla fine, un modo per derogare alle rigidità del rapporto di lavoro tradizionale più che un meccanismo per aiutare lavoratori realmente deboli. Insomma, le agevolazioni si traducono in sostanza in una pura e semplice forma di flessibilità o del costo del lavoro e del salario o del rapporto di lavoro. Si perdono di vista i soggetti, le aree di provenienza, la formazione: una non differenziazione dovuta anche agli obblighi imposti da Bruxelles che certo non giovano il dualismo del nostro mercato. Incentivi uguale flessibilità. È questa una delle conclusioni che si possono trarre dal Rapporto di monitoraggio sulle politiche attive del lavoro, un’analisi coordinata da Paolo Sestito che periodicamente offre uno spaccato sulla situazione italiana sul fronte occupazionale. Rapporto che è stato appena consegnato al neo-ministro del Welfare, Roberto Maroni, che già in settimana dovrebbe incontrare le parti sociali. Un incontro preliminare per definire un’agenda che ha dei temi obbligati come quelli che emergono proprio da questo Rapporto. Il vero rischio: la «fuga» dei 55enni. Al di là dei temi più noti — un divario Nord/Sud che non accenna a ridursi — vengono a galla altre emergenze come per esempio il basso tasso di attività della popolazione tra i 55 e i 64 anni che potrebbe essere una vera e propria "bomba" per il mercato del lavoro. L’impatto è ovviamente più forte in termini di spesa pensionistica ma anche di struttura e di presenze sul mercato del lavoro: se non si ridurrà, anzi, se non invertirà la tendenza di un abbandono "prematuro" — data la bassa crescita demografica — il nostro tasso di occupazione potrebbe ridursi sensibilmente. «Parlando di aspetti puramente demografici, la tendenza da qui al 2010 è destinata a divenire sempre più negativa. A dominare la scena — spiega Paolo Sestito — sarà infatti la crescita di peso delle classi d’età più anziane: un’evoluzione che evidenzia la centralità dell’obiettivo di arresto e inversione delle tendenze al calo della partecipazione al lavoro dei più anziani». Credito d’imposta: piatto ricco solo per il Centro-Nord. Uno dei capitoli del rapporto è dedicato a una delle ultimissime misure per l’occupazione adottata dal precedente Governo: il nuovo credito d’imposta. La formula diversa, con un meccanismo semplificato dal punto di vista burocratico, rischia però di dare benefici solo al Centro-Nord per due ragioni. «La prima — dice Sestito — è che non essendovi, per ragioni comunitarie, un’accentuazione a favore del Mezzogiorno, porterà inevitabilmente maggiori frutti in un mercato più dinamico com’è quello del Centro-Nord. Ma nelle stesse regioni il beneficio sarà doppio perché finora non c’erano strumenti di incentivazione all’assunzione per gli ultra 25enni». Il part-time di Salvi non decolla. Dei 200 miliardi messi a disposizione dal decreto dell’ex-ministro del Lavoro, Cesare Salvi, di incentivazione del part-time, ne sono stati effettivamente spesi lo scorso anno solo 5 miliardi. C’è da dire che i requisiti per accedere alle agevolazioni sono piuttosto restrittive: si deve trattare di assunzioni stabili e con un certo numero di ore. «Segno che combinare una forma di flessibilità con caratteristiche del lavoro tradizionale funziona poco». Ammortizzatori: Sud in testa ma non per la spesa. Anche sulle politiche passive è quasi tutto da rifare. Colpa dell’eccessiva frammentazione e, infatti, nella scorsa legislatura, c’era in calendario una rivisitazione dell’attuale sistema.
    Lina Palmerini
    Mercoledí 20 Giugno 2001
 
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