Gli eterni duellanti

13/07/2001






GLI ETERNI DUELLANTI

di GEMINELLO ALVI

      Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha il viso di quei compagni di scuola delle elementari, in fondo buoni, ma che avevano il fiocco sempre ben fatto e i capelli pettinati con la onda a banana. Quelli ai quali il maestro dava sempre la parte del capoclasse o da fare le divisioni alla lavagna. Come appunto ha fatto l’altro ieri al Tg1, emanando la sua aria pignola, resa leziosa dalle spalle del vestito, alla napoletana, che escono a sbuffo. «Il buco c’è, questo è quello che ci ha lasciato in eredità il governo di centrosinistra». O mentre serafico si scusava velenosamente con i sindacati, dicendo di non aver potuto dare poco prima quella notizia «a tre privati cittadini». Un’ostentazione di chi agisce anche per calcolo politico. Ma prima, da ministro, si toglie una soddisfazione, nei confronti di chi lo ha preceduto: Vincenzo Visco. In effetti solo un regista dotato come quelli di una volta avrebbe potuto immaginare un carattere alla Tremonti, e dall’altra parte del televisore il suo predecessore Visco a guardarlo, coi suoi occhi sempre cerchiati, introverso. Volendo proseguire il paragone con le elementari, Visco incarna a sua volta il compagno solitario, che dall’ultimo banco bofonchia e dona a tutti rispostacce.
      E dunque le parole di Tremonti gli avranno fatto ben altro effetto di quello che per certo hanno fatto invece alla più parte degli italiani. Felici, in questa stagione e a quell’ora, solo di divorare angurie o un melone; e se non in vacanza, già pregustandola. Perciò a tutto il resto inattenti. Come invece non sarà stato l’altro ieri Visco, che alla vista di Tremonti si sentiva già male quando era lui il ministro. E adesso deve essersi incurvato in un attacco di bile, orrendo, di cui dà traccia la sua replica immediata con cui definisce il «buco» una questione «di perfetta malafede». Definendo le parole dell’altro, «indecente e volgarissima strumentalizzazione».
      La realtà ogni volta ci sorprende. Soltanto a un perfetto regista sarebbe riuscito d’accostare il dispetto e l’ira come emanano da queste due persone che si avversano. Che poi, a ben vedere, per chi degusti il melone col cucchiaio davanti al televisore attento a non macchiarsi, è il più profondo motivo d’interesse della questione. Con una qualche saggezza, visti gli svarioni recenti, ad esempio, nelle stime del Pil (il prodotto interno lordo). Certo è però che tutta la sinistra, come l’onorevole Visco, nella furia delle sue repliche ha esibito nervosismo e frettoloso oblio del passato.
      E’ evidente che un anno e più di campagna elettorale, e la recita delle tasse restituite, un serio danno ai conti pubblici lo hanno fatto. Inoltre è non meno palese che quei conti, nella passata legislatura, non li hanno salvati né Prodi e neppure Visco. I primi due governi dell’Ulivo erano di fatto a sovranità limitata, sotto tutela dell’autorevolezza di Ciampi. E’ stato un po’ in quegli anni come se la Banca d’Italia si fosse, con Dini e con l’attuale presidente della Repubblica, smembrata per sottrarre ai politici una materia troppo seria. E solamente dopo, quando l’onorevole Visco è andato al Tesoro, il gioco è ritornato alla politica; e come tale prosegue a gestirlo Tremonti. Perché è evidente che al Polo conviene enfatizzare il buco. O forse Banca d’Italia rinnova la sua tutela su questo governo. Peraltro ogni buco è, da sempre, affare oscuro, difficile da maneggiare. E dipenda dal carattere di Tremonti o da altro, il caso avrà un seguito con la Ue e coi sindacati. Ma in pre-vacanza prevalgono ansie diverse da quelle finanziarie o fisiognomiche. Comunque sia, l’avversione tra i due s’origina da anime incompatibili. Detto ciò non sarebbe male se si rendessero conto che si è già tutti con la testa altrove, attenti ormai solo al retrogusto dei meloni.
Geminello Alvi


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