Gli altri furbetti del quartierino

25/10/2005
    N.42 anno LI 27 ottobre 2005

      Pagina 19 Economia

      SCALATE BANCARIE / LE INCHIESTE DEI GIUDICI

        Gli altri furbetti del quartierino

        Il banchiere Palenzona, Sergio Billè, Francesco Bellavista Caltagirone. Nel network di Fiorani spuntano nuovi nomi eccellenti. Ecco i loro affari con Lodi

        di Vittorio Malagutti

          Furbetti del quartierino? Ci sono quelli doc, gli scalatori di Antonveneta come Gianpiero Fiorani, Danilo Coppola e Chicco Gnutti, immortalati dal loro amico Stefano Ricucci in una memorabile conversazione telefonica finita agli atti dell’inchiesta penale della Procura di Milano. Poi ci sono i furbetti di complemento. Banchieri, imprenditori e finanzieri che nei modi più diversi hanno dato man forte al manipolo dei raider. Alcuni di loro sono già saliti alla ribalta delle cronache. Come Giovanni Consorte, gran capo dell’Unipol. Nell’aprile scorso, nei giorni caldi della scalata occulta, la compagnia della Lega Coop si affrettò a investire 130 milioni di euro in titoli Antonveneta. Azioni messe in vendita proprio dai prestanome della banca di Lodi che in questo modo realizzarono ingenti plusvalenze.

          Sono invece rimasti nell’ombra altri tifosi e simpatizzanti di Fiorani, Ricucci & C. Per esempio il banchiere Fabrizio Palenzona. Oppure l’affiatatissima coppia composta da Sergio Billè, presidente di Confcommercio, e Francesco Bellavista Caltagirone, numero uno della holding Acqua Marcia quotata in Borsa, nonché cugino dell’editore del ‘Messaggero’.

          Poi c’è chi si è messo in scia, comprando a più non posso titoli Antonveneta proprio alla vigilia del boom delle quotazioni, spinte dai rastrellamenti orchestrati da Lodi. E in questo gruppo eterogeneo troviamo l’immobiliarista Giuseppe Statuto, i costruttori Domenico Bonifaci, Vito Bonsignore e Marcellino Gavio, impegnatissimo, tra l’altro, nel business delle autostrade. Un mordi e fuggi milionario, il loro. Bonifaci, Bonsignore e Statuto sono riusciti a rivendere il proprio pacchetto di azioni con grandi guadagni tra marzo e aprile. Sempre transitando da conti riservati aperti alla Popolare di Lodi. Quest’ultima, almeno in un caso (Bonsignore), aveva anche finanziato gli acquisti.

          Sembrava un gran colpo, ma con il senno di poi si può dire che questi clienti di Fiorani avrebbero fatto meglio a pazientare qualche mese. In primavera hanno incassato in media circa 26 euro per azione. Mentre Abn Amro, pur di chiudere una volta per tutte l’estenuante partita su Antonveneta, a fine settembre si è dichiarata pronta a lanciare una nuova Offerta pubblica d’acquisto sulla banca padovana a un prezzo di 26,5 euro. D’altra parte, all’inizio dell’anno, pochi avrebbero puntato su una vittoria olandese. Fiorani e i suoi correvano a tutta velocità. E l’appoggio del governatore Antonio Fazio sembrava una garanzia di successo. Previsioni sbagliate. E così molti furbetti hanno perso la loro scommessa.

          Un consiglio d’amico Ma andiamo con ordine e cominciamo da Palenzona, che ha interpretato a modo suo il ruolo di consigliere indipendente di Mediobanca. Visto che Antonveneta aveva scelto proprio la banca d’affari di piazzetta Cuccia come advisor per l’Opa di Lodi, il sodale Palenzona si è dimostrato pronto a dare una mano a Gianfranco Boni, direttore finanza della Popolare Italiana. "Ti dico tutto", assicura il banchiere in una telefonata del 13 luglio intercettata dagli investigatori.

          Del resto il corpulento vicepresidente di Unicredito (un metro e 90 d’altezza per quasi 2 quintali di peso), già presidente della provincia di Alessandria nelle fila della Margherita, non ha mai nascosto la sua stima nei confronti di Fiorani. Una stima confermata di recente anche in una comparsata televisiva da Bruno Vespa a ‘Porta a Porta’.

          Nei giorni drammatici di mezza estate, quando la carriera del gran patron di Lodi cominciò ad avviarsi verso una fine ingloriosa, Palenzona non cambiò partito. Anzi, confermò orgogliosamente le scelte di partenza. "Che vergogna! Questo è un paese senza speranza! Ti sono vicino. Un abbraccio". Così recita testualmente un sms telefonico inviato dallo stesso Palenzona a Fiorani il 28 luglio, poco dopo il clamoroso sequestro delle azioni Antonveneta disposto dalla magistratura nei confronti degli scalatori. Un paio di giorni prima il focoso amministratore di Mediobanca aveva usato altri termini per dimostrare la sua personale partecipazione alle vicende della banca di Fiorani. "Quante azioni hanno sequestrato i maiali?", chiede Palenzona a Boni all’indomani del provvedimento della Procura di Milano che ha di fatto segnato l’inizio della fine per i sogni di gloria dei lodigiani.

          Quella dev’essere stata una vera grande delusione per il banchiere tifoso di Alessandria. Proprio lui, a metà di quel luglio fatale, si era affrettato a fare i complimenti a Fiorani (sempre via sms) quando il Tar del Lazio aveva respinto il ricorso di Abn Amro contro Banca d’Italia. Ecco il testo intercettato dagli investigatori il 19 luglio: "Finalmente la Giustizia! Dopo tanta vergognosa intimidazione organizzata una luce di correttezza! Forza Fiorani! Alla fine dopo tanta sofferenza Davide trionfa su Golia! Il bene sul male. Il popolare italiano sulla massoneria internazionale! Bravo Gianpiero!".

          Dai Caraibi alla Svizzera Questione di amicizia? Forse. Ma anche di affari. Non per niente la scorsa estate, nelle settimane calde della battaglia bancaria, i vertici della Popolare Italiana si trovarono a dover gestire una complicata operazione di finanziamento a favore di Giampiero Palenzona, fratello maggiore del più noto Fabrizio. Il quale, nel corso di più telefonate intercettate dalla procura di Milano, spese tutta la sua influenza per favorire il buon esito della pratica. Il nome di Giampiero Palenzona risulta al centro anche di un’altra vicenda finita in questi giorni all’attenzione degli investigatori.

          È una storia di Borsa, che riguarda lo sbarco sul listino della società telefonica e.Biscom, a quei tempi, correva l’anno 2000, considerata una delle regine della New Economy. Tra marzo e aprile del 2000 un pacchetto di titoli e.Biscom transitò da Londra sui conti di due società off shore, la Matlok e la Tirs. Entrambe furono per l’occasione finanziate dalla Bpl Suisse, filiale luganese della banca di Fiorani. Nel giro di poche settimane il pacchetto venne venduto con un profitto di circa 1,5 milioni di franchi svizzeri, circa un milione di euro. Ebbene, secondo una testimonianza raccolta dagli investigatori, e ancora oggetto di verifiche, anche Giampiero Palenzona avrebbe partecipato all’operazione.

          Del resto la piccola banca di Lugano è il crocevia di molti affari misteriosi che segnano la storia della rapidissima ascesa della Popolare di Lodi. Si va dalla scalata alla Popolare di Crema (1997-2000), tornata in questi giorni al centro delle attenzioni dei magistrati milanesi, alle speculazioni su obbligazioni e azioni dell’azienda tedesca Kamps, comprata da Barilla con i prestiti di Fiorani, fino ai giochi di sponda condotti da alcuni investitori durante l’attacco ad Antonveneta.

          Sergio & Francesco Al crocevia di Lugano sono approdati nei mesi scorsi anche Billè e Bellavista Caltagirone, abituati a muoversi in coppia nel mondo degli affari, così come nei salotti del jet set nostrano. Nei mesi scorsi entrambi hanno dato una mano al comune amico Ricucci, impegnatissimo addirittura su tre fronti: oltre all’Antonveneta, anche le scalate parallele a Bnl e ‘Corriere della Sera’. Si parte con Billè che, in qualità di presidente di Confcommercio, il 19 febbraio scorso gira 39 milioni di euro al gruppo di Ricucci come acconto per l’acquisto di un palazzo in via Lima a Roma.

          Quei soldi fanno un giro complicato. Finiscono su un conto della Société générale, la banca francese che ha concesso prestiti generosi al fresco sposo di Anna Falchi. Da lì il denaro approda alla Garlsson, la società off shore (base nelle British Virgin Islands) di Ricucci finanziata alla grande da Bpl Suisse per comprare azioni Rcs e Antonveneta. Come dire, anche Billè ha fatto la sua parte per aiutare il sodale Ricucci. Le prove dei movimenti di denaro da Société Générale verso Lugano sono state sequestrate il 21 febbraio scorso dalla Guardia di Finanza al valico italo svizzero di Chiasso. Erano su una Mercedes con a bordo Luigi Gargiulo e Guglielmo Fransoni, i due più stretti collaboratori di Ricucci. Come rivelato da ‘L’espresso’ (numero 23 del 16 giugno 2005) quei documenti, finiti qualche settimana dopo agli atti dell’inchiesta della procura di Milano, per la prima volta alzavano il velo sul fronte off shore delle scalate.

          La Garlsson però non si è mossa da sola. A marzo del 2005 la finanziaria delle British Virgin Islands compra 4 milioni di azioni Antonveneta. A vendere il pacchetto di titoli, con un valore borsistico superiore ai 100 milioni di euro, è un’altra società off shore, la Maryland group, riconducibile a Ignazio Bellavista Caltagirone, figlio di Francesco. Anche la Maryland risulta finanziata dalla Bpl Suisse, con fideiussioni per 150 milioni rilasciate dalla sede centrale di Lodi.

          In altre parole, le strade di Billè e Caltagirone si incrociano di nuovo. Questa volta, però, i due amici non solcano i mari con il The One, il superyacht del patron di Acqua Marcia. Non li attende una rilassante serata in un locale alla moda della Costa Smeralda. E neppure qualche salotto romano consacrato al gossip d’alto bordo. La faccenda, adesso, è molto più seria. Entrambi hanno allacciato rapporti con la Garlsson di Ricucci, finita nel mirino della procura di Milano. "Tutto regolare", hanno spiegato nei giorni scorsi i portavoce di Confcommercio: "Si tratta di una normale operazione immobiliare", hanno aggiunto riferendosi all’acquisto del palazzo di via Lima. Di certo, però, non capita tutti i giorni che l’acquirente versi quasi i due terzi del prezzo pattuito (39 milioni su 60 complessivi) a titolo di acconto. E anche il tortuoso percorso del denaro, approdato in Svizzera via Caraibi, ha destato grande curiosità tra gli investigatori.

          Il sostegno alle scalate estive appare come l’ultimo affare di una coppia ormai molto affiatata, lanciatissima nel business del mattone. Così, a ben guardare, si scopre che la Immobiliare Confcommercio, una piccola società (solo 10.400 euro di capitale) gestita dal solo Billè come amministratore unico, si è alleata con il gruppo Acqua Marcia per un’importante iniziativa immobiliare a Roma, lungo la via Cristoforo Colombo. In ballo c’è anche la costruzione di un albergo a quattro stelle con 200 camere. C’è poco da sorprendersi, allora, se a luglio anche Bellavista Caltagirone ha trovato posto nel parterre di Confimmobiliare, la giovane associazione degli immobiliaristi rampanti promossa da Billè. Con Ricucci alla presidenza.