Gli alleati: «Era solo un bluff ora può diventare un boomerang»

19/05/2004


MERCOLEDÌ 19 MAGGIO 2004

 
 
Pagina 26 – Economia
 
 
IL RETROSCENA
La retromarcia sospetta, le accuse alla "vecchia politica", il silenzio di Tremonti
E gli alleati: "Era solo un bluff ora può diventare un boomerang"

BARBARA JERKOV


    ROMA – «Non ne posso più di questo tira e molla con An e Lega. Per paura che la riforma fiscale finisca per premiare soprattutto Forza Italia, mi hanno messo i bastoni fra le ruote in ogni modo. Ora basta, in questo momento ho cose più importanti a cui pensare». Così, giurano i fedelissimi, il Cavaliere, poco prima di partire per gli Usa, ha annunciato che la riduzione delle aliquote slitta a dopo le elezioni. La solita «vecchia politica», insomma, che si mette di traverso quando lui, Berlusconi, vorrebbe solo mano libera per «modernizzare l´Italia».
    In realtà, il sospetto che fosse tutto calcolato – l´annuncio («entro due settimane un decreto»), il braccio di ferro con Fini e Maroni; infine, ieri, la resa («prima illustreremo le riduzioni fiscali ma solo dopo le elezioni le attueremo») – fra gli alleati del premier è alquanto forte.
    «E´ vero», conferma infatti un autorevole esponente centrista, «se la riforma delle aliquote si fa, giova solo a Forza Italia a scapito del resto della Cdl. Se non si fa, però, a questo punto l´effetto boomerang rischia di farci male lo stesso». Perché, prosegue il ragionamento, ormai l´annuncio-spot elettorale Berlusconi l´ha incassato lo stesso, quel che è meglio a costo zero, senza scontentare nessuno con gli inevitabili tagli di spesa insomma. Con il deficit pubblico che in via XX settembre stimerebbero già al 3,7%, e l´early warning di Bruxelles dietro l´angolo, non è proprio il momento per ridurre sul serio le entrate. Il premier si riserva di annunciare comunque il suo progetto entro il 13 giugno: ma agli occhi degli elettori, di chi sarà adesso la colpa se «meno tasse per tutti» slitta a dopo il voto? Della «vecchia politica», appunto, degli «alleati egoisti».
    Il fatto che Tremonti non abbia mai, sul serio, scoperto le sue carte, rivelando in concreto il progetto di riduzione fiscale, non rassicura affatto chi sospetta il bluff. Forse anche per questo l´Udc ha conservato su tutta la vicenda una posizione più prudente rispetto ad An e Lega. Durante il primo (e ultimo) vertice di maggioranza sulle tasse, Follini lo ha detto chiaramente: «Non sono un esperto di economia, ma francamente non mi sembra proprio che vi siano le condizioni per un intervento come quello di cui sento parlare qui stasera». Sulla tavola, ricorda chi c´era, è sceso il gelo.
    Così, mentre adesso An è tentata dal rivendicare come un proprio merito il rinvio della riforma («Fini ha consegnato a Berlusconi un dossier realizzato da Baldassarri in cui si dimostra che avremmo finito per accontentare 500 mila italiani scontentando però tutti gli altri. E Berlusconi ci ha dato ragione»), e i leghisti giurano di esser stati loro a stoppare l´operazione («senza Bossi, fino a dopo le elezioni per noi non si tocca nulla»), l´Udc accoglie la novità senza clamori: «Tanto lo sapevamo che finiva così».