Gli Albi in bilico tra Roma e Regioni

22/04/2002





La mappa dei poteri – Dal Consiglio di Stato stop al decreto del ministero della Salute sugli odontotecnici: le regole dalle autonomie
Gli Albi in bilico tra Roma e Regioni
Con la riforma dell’articolo 117 della Costituzione solo in via legislativa l’intervento statale sulle professioni
(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – Con il federalismo, disegnato dal titolo V della Costituzione, lo Stato deve fare un passo indietro nel disciplinare con regolamento le professioni, che sono diventate oggetto di legislazione concorrente con le Regioni. Il nuovo assetto varato con la legge costituzionale 3/2001 lascia infatti allo Stato il compito di definire – con legge e non con semplici regolamenti ministeriali – i «princìpi fondamentali» che garantiscano un’impostazione unitaria a livello nazionale. Per il resto la materia è di competenza delle Regioni. I Governi territoriali, però, dovranno astenersi dal regolamentare le nuove professioni fino a quando non sarà definito il quadro legislativo nazionale. È stato il Consiglio di Stato a tracciare le prime linee operative del federalismo applicato alle professioni: con un parere reso al ministero della Salute in merito al profilo degli odontotecnici, i giudici amministrativi (nell’adunanza plenaria dell’11 aprile 2002) hanno fornito l’interpretazione della nuova (e per certi versi ancora confusa) distribuzione dei poteri tra Stato e Regioni. La giurisprudenza, dunque, tenta di tracciare "la strada" del federalismo, in attesa che la materia si trovi una sistemazione con il disegno di legge di attuazione del titolo V della Costituzione, varato in prima lettura dal Consiglio dei ministri di ieri (si veda a pagina 17). L’assetto federale. I giudici di Palazzo Spada hanno dichiarato «strumento non idoneo all’esplicazione della competenza spettante allo Stato» lo schema di decreto ministeriale «concernente l’individuazione della figura professionale e relativo profilo professionale del l’odontotecnico». In base alle titolo V della Costituzione – spiega il Consiglio di Stato – rientra nelle competenze dello Stato individuare le varie professioni, «i loro contenuti (rilevanti anche per definire la fattispecie dell’esercizio abusivo della professione), i titoli richiesti per l’accesso all’attività professionale (significativi anche sotto il profilo della tutela dei livelli essenziali delle prestazioni sanitarie)». Nel quadro dei presupposti unitari, le Regioni possono – afferma il Consiglio di Stato – «dare vita a discipline diversificate». Il "caso" odontotecnici. Il ministero della Salute ha messo a punto il testo in applicazione del decreto legislativo 502/92 e della legge 42 del 1999, che hanno stabilito che le cosiddette «professioni sanitarie ausiliarie» fossero soppresse per essere disciplinate ex novo come professioni sanitarie vere e proprie. Il compito di predisporre la disciplina – secondo i due provvedimenti – spettava appunto a un regolamento del ministero della Salute. Ma, scrive il Consiglio di Stato, «le disposizioni attributive della potestà regolamentare al ministero della Salute debbono ritenersi venute meno a seguito del l’emanazione del nuovo Titolo V della Costituzione che, iscrivendo la materia delle professioni e della salute tra quelle di legislazione concorrente, esclude che lo Stato possa disciplinare le materie predette nella loro intera estensione e per giunta a livello regolamentare». Un’affermazione che si presta ad avere una portata che potrà andare ben al di là delle sole professioni sanitarie e applicarsi a tutte le materie che il nuovo articolo 117 della Costituzione assegna alla legislazione «concorrente» di Stato e Regioni. I riflessi della decisione. Secondo il Consiglio di Stato, il potere statale di intervento, in relazione alle professioni sanitarie, va pertanto esercitato non più con regolamento, ma in via legislativa, con principi fondamentali, tale essendo il livello prescritto dall’articolo 117 della Costituzione. Né possono ritenersi consentiti, fino all’emanazione dei principi fondamentali, interventi della normazione regionale fondati sull’esistenza di una professione che non è ancora stata istituita dalla legislazione statale». Insomma, per ora i Governi territoriali potranno continuare a intervenire nel settore della formazione degli odontotecnici in quanto esercenti un’«arte ausiliaria», così come era definita la loro attività prima che il decreto legislativo 502/92 e la legge 42/1999 ne stabilissero l’inserimento tra le vere e proprie «professioni sanitarie». Infatti, non vale l’orientamento che si è formato dagli anni Settanta, cioè il riconoscimento alle Regioni, nelle materie di loro competenza, della possibilità di ispirare la loro disciplina … a principi «desunti allo "stato fluido" nella normativa statale di settore», in assenza di un quadro chiaro definito dallo Stato. Per gli odontotecnici – rileva il Consiglio di Stato – manca infatti la definizione dei cardini della professione. Tuttavia, se non verranno cambiate le "regole" del federalismo, quando la legge dello Stato avrà fissato i principi fondamentali, spetterà alle Regioni, e solo a loro, il compito di dare vita a discipline diversificate e di dettaglio. E le autonomie potranno procedere con leggi regionali, ma anche con «regolamenti regionali di attuazione», visto che il nuovo assetto federale della Repubblica legittima l’uso di questo strumento per le materie di spettanza regionale.

Chiara Bannella
Sabato 20 Aprile 2002