Gli alberghi tagliano il lavoro e accusano airbnb: concorrenza sleale

19/02/2014

I posti letto ci sono. Sono i posti di lavoro a mancare. Loccupazione nel settore alberghiero comincia a risentire delle difficoltà del turismo in Italia. Lo testimoniano i numeri diffusi da Federalberghi, per cui a fronte di un lievissimo aumento dei pernottamenti nel 2013 (+0,27% rispetto al 2012, tra clienti italiani e stranieri), si è registrato un calo del 4% degli occupati (-4,7% con contratto a tempo indeterminato e -3,2% a tempo determinato).
Il mercato è spaccato in due come una mela, commenta Alessandro Nucara, direttore generale della federazione nazionale delle imprese turistico-ricettive. La clientela straniera tiene (127,24 milioni di pernottamenti nel 2013, +3,7% rispetto al 2012, ndr) ma con i clienti italiani (-2,9%, ndr) va molto male a causa della stagnazione complessiva dei consumi e dellaumento della pressione fiscale.
A incidere, secondo Nucara, sono anche i cambiamenti degli stili di vita. Prendiamo il turismo business, per esempio. Se prima della crisi unazienda mandava in fiera due persone ora ne manda una sola, e la fa stare in albergo una notte anziché due. È possibile, purtroppo, che anche quando passa questo periodo di difficoltà, le imprese continuino ad adottare questo modello di spesa. Rende la situazione più complicata anche la concorrenza sleale secondo gli albergatori di soggetti come bed&breakfast, rete Airbnb, agriturismi e pescaturismi.
Ci piacerebbe dice il direttore di Federalberghi che a questo fiorire di case Airbnb corrispondesse un fiorire di partite Iva. Mentre il settore riceve una mazzata sullImu, i b&b non sono colpiti in quanto abitazioni private. Allo stesso modo, mentre lInps registra poco più di 200 persone, e non sto esagerando, che lavorano negli agriturismi, Coldiretti afferma che ogni weekend queste strutture ospitano circa 400 mila ospiti. Qualcosa non torna.
Di conseguenza, i processi di riorganizzazione aziendale si moltiplicano e gli hotel tendono a ridurre il proprio staff. Il personale è uno dei nostri punti di forza, ma a volte è necessario affrontare i contesti di crisi anche agendo su questo versante, ammette Nucara. Il nostro contratto ha però approntato strumenti di flessibilità, come le esternalizzazioni di parte dei dipendenti a società di servizio, che permettono di rispondere bene alle situazioni difficili e di mantenere la maggior parte delle persone in servizio. Non a caso, non ci sono stati licenziamenti eclatanti. E se alcuni hanno avuto una certa eco è solo perché riguardavano grandi catene.
Uno dei casi più recenti è quello di NH Italia. La catena alberghiera, una delle principali in Italia, starebbe procedendo al licenziamento di 102 addetti al termine di una vertenza iniziata nel luglio 2012 con lapertura di una procedura di mobilità per 329 dipendenti.
Secondo quanto spiega il segretario nazionale della Filcams-Cgil, Cristian Sesena, i sindacati sono in attesa da mesi della convocazione di un tavolo di crisi al Ministero dello Sviluppo economico, mentre il mancato accordo su un ulteriore periodo di cassa integrazione in deroga ha determinato limpugnazione dei 102 licenziamenti effettuati dallimpresa.
Nellanalisi del sindacalista, oltre alle sofferenze di alcune grandi catene come NH (che si affidano sempre più alle terziarizzazioni per ridurre il costo del lavoro a discapito della qualità del servizio), il 2013 è stato un annus horribilis per tutto il settore turistico, con 12 mila assunzioni in meno rispetto allanno precedente.
In questo contesto aggiunge Sesena la maggior parte delle imprese turistico-ricettive licenziano, terziarizzano, chiudono, o provano, nella migliore delle ipotesi, la strada degli ammortizzatori sociali che per gli alberghi sono solo quelli in deroga. Atahotels ha recentemente licenziato più di 100 addetti sulla falsariga del modello NH, rifiutando il ricorso alla cassa integrazione. Non si contano le vertenze territoriali. Sheraton Bari, per citarne una.
Ma qualcuno che assume cè? Le uniche aziende che garantiscono comunque i livelli occupazionali sono quelle del lusso, con cui ancora riusciamo a fare accordi. E assumono anche se in misura minore del passato. Starwood Four Seasons ha accettato la scommessa di efficientare l’organizzazione del lavoro senza appaltare a terzi. Rare eccezioni purtroppo, che però dimostrano che un’alternativa esiste, conclude il segretario nazionale della Federazione dei lavoratori di commercio, turismo e servizi.
Eppure, dal settore turismo non arrivano solo note dolenti. Stando ai dati Inps elaborati di recente da Federalberghi, Fipe e Ebnt (Ente bilaterale nazionale del turismo) per il Quarto osservatorio sul mercato del lavoro del turismo in Italia, il comparto turistico nel suo complesso è quello in cui è impiegato il 5% dei lavoratori dipendenti, circa 955 mila persone (dato aggiornato al 2011).
Mettendo insieme alberghi e pubblici esercizi, il trend delloccupazione è stato positivo anche negli anni della crisi, fatta eccezione per il 2013. Il numero di addetti è infatti cresciuto nel 2010, nel 2011 e nel 2012 (rispettivamente di 24, 27 e 56 mila unità) mentre è calato lanno scorso seguendo questa dinamica: +16 mila nel primo trimestre, – 59 mila nel secondo e -85 mila nel terzo.
Quanto alla composizione della forza lavoro, sono le donne (il 57% del totale) e gli under 40 (il 63%) ad avere il predominio. Segnali che fanno ben sperare per i due anni che dovrebbero segnare la ripresa economica del paese, il 2014 e il 2015, anno di Expo ha dichiarato il presidente Ebnt, Alfredo Zini, durante la presentazione del rapporto. E proprio su questo biennio occorre puntare sia in termini di occupazione che dal punto di vista dei risultati economici.