Gli albergatori: spariti i turisti americani

27/09/2001




Stanze libere al Danieli di Venezia e all’Excelsior di Roma.
«È la prima vera crisi da cinquant’anni»

LE CITTA’ D’ARTE

Gli albergatori: spariti i turisti americani

      Prima sorpresa: all’hotel Danieli di Venezia – cinque stelle abituato a rispedire indietro i clienti poco avveduti, quelli della prenotazione all’ultimo minuto – ora c’è posto. Giuliano Corsi, general manager, dice che è insolito: «In questo periodo abbiamo sempre il tutto esaurito». Intendiamoci: di gente in giro per Venezia ce n’è parecchia, «ma non come negli anni passati – riprende -. La crisi si fa sentire anche da noi e dire che non siamo, come altre città italiane, americanodipendenti, non siamo monomercato: una bella fetta dei nostri ospiti è europea». La clientela internazionale latita. Al Danieli più di un turista su tre è americano, e quelli sono spariti. Ma anche il resto dà segnali di cedimento. E quanto può reggere un cinque stelle con metà delle camere vuote? «Abbiamo cominciato a discutere con i sindacati sulla flessibilità dei dipendenti – è la risposta del manager -. Se continua così, non ci resta che tagliare i costi». Aria di crisi anche a Roma. L’Excelsior di via Veneto – che fa parte della catena internazionale Starwood, 125 hotel di lusso in Europa – «ha il 57% delle stanze occupate, poco più della metà dunque», dice preciso Marco Ferrari, responsabile dell’intera rete europea. Nel weekend più nero, quello immediatamente successivo agli attentati, erano rimaste vuote addirittura due stanze su tre, «quando l’occupazione media dell’hotel, in questo periodo, è dell’80%», spiega Ferrari. Nota di ottimismo: un sondaggio Usa fresco fresco, racconta il manager , dice che l’83% degli americani sarebbe disposto a prendere un aereo con destinazione internazionale, dato che sale al 90% se la meta è l’Europa. «Aspettiamo – conclude -. Fino all’11 settembre gli affari sono andati bene e questo ci aiuta a reggere il colpo».
      Turismo a picco in Toscana, dove gli operatori hanno calcolato un crollo del 75% della presenza degli statunitensi che, soprattutto a Firenze, rappresentano una delle voci più sostanziose del bilancio. «Si salva Milano perché può contare anche su un turismo d’affari – dicono a Federalberghi -. Ma tutte le città d’arte italiane, anche quelle di medie dimensioni come Siena o Pisa, debbono fare i conti con una crisi senza precedenti».
      Nel ’91, al tempo delle Guerra del Golfo, si era registrato un calo del 35% degli americani: adesso sono proprio spariti. E anche Milano, per la verità, ha di che recriminare. Alberghi di lusso con le stanze vuote nella settimana della moda: non era mai successo. «D’accordo gli americani, ma mancano pure gli inglesi», dicono al Grand Hotel Gallia. Mentre al Doria Grand Hotel sono state disdette 40 stanze in un colpo solo.
      «E’ la prima crisi vera dopo cinquant’anni di crescita – ammette Amedeo Ottaviani, presidente dell’Enit, Ente nazionale turismo -. Noi avevamo calcolato una perdita di 100 miliardi di lire (51,65 milioni di euro) a settembre, ma il quadro si fa sempre più nero».
Da. Mo.


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