Gli albergatori: niente più che cauto ottimismo

15/02/2005

    martedì 15 febbraio 2005

    pagina 27

    Niente più che cauto ottimismo  
    Gli albergatori sono preoccupati. Il settore combatte ad armi impari con la concorrenza estera. Perché restano ancora irrisolti tutti i problemi della categoria

    Fabio Donfrancesco

    ´Siamo pervasi da un preoccupato ottimismo’. Con questa antitesi, Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, sintetizza l’attuale stato d’animo della maggioranza degli imprenditori alberghieri. D’altronde, la categoria è da sempre ancorata a un realismo di fondo, venato però da un forte spirito di fiducia per il futuro. ´Non può che essere altrimenti, perché siamo abituati a raccogliere le sfide del mercato, potendo contare soltanto sulle nostre risorse e capacità manageriali’, sottolinea il numero uno anche di Confturismo. ´In questo momento dobbiamo affrontare una congiuntura economica sfavorevole e l’apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro ci penalizza soprattutto nei mercati nordamericani, che a ogni modo stanno dando segnali di ripresa. Scontiamo anche nel 2004 un sensibile calo dei flussi dalla Germania, principale bacino di utenza. Prima o poi, il mercato internazionale si riprenderà, ma è importante oggi non rimanere al palo e investire sul futuro come sistema paese’.

    Il 2004, almeno per le strutture affiliate ai gruppi alberghieri internazionali, ha visto comunque un lieve aumento del tasso di occupazione (dal 60,4 al 61,5%) con una crescita dei ricavi medi intorno al 2%. Ma si è ancora lontani dai dati ante crisi del 2000, con un -9% nei volumi e un -1% nei prezzi. In altre parole, si è cercato di riempire le camere di lusso utilizzando la solita leva delle tariffe ribassate o superscontate.

    In Italia operano circa 33 mila imprese nel settore, per la stragrande maggioranza medio-piccole, che spesso incontrano difficoltà a farsi conoscere in Italia e ancor più all’estero.

    ´Si sta discutendo in questi giorni sul destino dell’Enit, che potrebbe non essere più un ente pubblico, ma gestito da una maggioranza composta da grossi gruppi economico-finanziari all’interno di Sviluppo Italia. Secondo me è sbagliato, proprio perché, in questo modo, non sono rappresentati l’articolato tessuto imprenditoriale e la peculiarità delle diverse regioni italiane’.

    Bocca non nasconde che gli hotel fanno fatica a reggere il confronto con nuove forme d’ospitalità, come bed & breakfast e agriturismi. ´Purtroppo stiamo assistendo a una proliferazione di nuove tipologie alternative di accoglienza. Ben venga la concorrenza, ma ad armi pari. Oggi invece gli albergatori sono costretti a fare più i burocrati che gli imprenditori. Ogni giorno c’è una legge nuova. Senza contare le tante nostre richieste al governo per sostenere il settore, cadute puntualmente nel vuoto’.

    Sul pacchetto di ´misure sulla competitività’ allo studio a palazzo Chigi, si sofferma anche Renzo Iorio, presidente di Aica, l’associazione delle catene alberghiere aderenti a Confindustria: ´Gli ultimi segnali del mercato restano preoccupanti, in quanto testimoniano un ridotto clima di fiducia delle imprese e una scarsa propensione alla spesa da parte delle famiglie, oltre a una debole capacità di attrazione dell’Italia sulla clientela internazionale. È miope’, osserva Iorio, ´operare senza una politica turistica nazionale, come continua a fare l’Italia. L’auspicio è che il governo ponga finalmente mano al problema e dia segnali concreti’.

    Secondo Claudio Albonetti, presidente di Asshotel/ Confesercenti, ´stiamo andando verso una direzione in cui le pmi non solo alberghiere avranno sempre più difficoltà in uno scenario globalizzato. Avranno più difficoltà nell’accesso al credito. Se i grossi progetti di rilancio turistico, specialmente quelli con la presenza di Sviluppo Italia, avranno accesso diretto ai finanziamenti, viceversa per le pmi la penuria di risorse sarà allarmante. Il governo non ha rifinanziato la legge 135: ciò comporterà una battuta d’arresto dei sistemi turistici locali e un’ulteriore difficoltà di promozione. Tutto questo nel momento in cui incombe la scadenza per gli adeguamenti in materia di sicurezza antincendio, in una situazione di autofinanziamento difficile, come nel caso del turismo stagionale. È scandaloso non avere ancora risposte certe e immediate riguardo ad altre questioni importanti come Iva, aumento dei canoni demaniali e revisione degli studi di settore, estremamente punitivi, e il non poter contare sugli ammortizzatori sociali. Questo significa affrontare le questioni del turismo con irresponsabilità’. (riproduzione riservata)