“GiustiziaUltima” Il traditore impunito

11/12/2006
    luned� 11 dicembre 2006

    Prima Pagina (segue a pag.15) – Esteri

      IL PERSONAGGIO

        Ingann� Allende, e poi cerc� di scaricare tutti i crimini sui suoi complici golpisti

          IL TRADITORE
          IMPUNITO

          Il "Nonno" sanguinario specialista in tradimenti

          Ancora negli anno Novanta molte destre occidentali vedevano in lui un combattente della Guerra Fredda La democrazia cilena non ha osato farlo arrestare per non irritare le Forze armate, limitandosi a farlo indagare

            Guido Rampoldi

              �Il Cile sia maledetto se Pinochet morir� nel suo letto�, era scritto sui muri di Valparaiso otto anni fa, nei giorni in cui l�ex dittatore entrava in Parlamento con titoli trionfali – senatore a vita, Comandante benemerito delle Forze armate.

              Pinochet � morto nel suo letto, non riverso sul materasso d�una cella n� abbattuto da una pallottola vendicatrice: ma il Cile non ha motivo per sentirsi maledetto. L�uomo che fece scannare tremila prigionieri politici, quando ormai era del tutto evidente che la sinistra cilena non era in grado di opporre una qualsiasi reazione al golpe, se n�� andato impunito ma circondato dal ribrezzo generale.

              A parte alcuni fan latini, come le stridule signore che anni fa ne scandivano il nome in un raduno del Polo, da tempo non aveva pi� estimatori neppure in quelle destre occidentali che ancora negli anni Novanta vedevano in lui un combattente della Guerra fredda certo spietato, ma in definitiva schierato dalla parte giusta. Margaret Thatcher gli offriva un t� ogni qualvolta passava per Londra. E la buona performance dell�economia cilena nei 17 anni della dittatura convinceva perfino conservatori lucidi a condonargli la strage del 1973-74, e i trentamila seviziati e rapinati dei beni, e le centinaia di famiglie di desaparecidos che Pinochet continuava a torturare rifiutando di indicare dove fossero i resti degli uccisi. Per tutto questo, se fosse morto in una prigione oggi non pochi lo ricorderebbero come un eroe sfortunato e solitario, meritevole quantomeno di compassione.

              Invece la timorosa democrazia cilena non ha osato mandarlo in galera, per paura d�una reazione delle Forze armate, per� gli ha inflitto per sei anni l�onta d�una costante investigazione che ha smantellato quello a cui egli pi� teneva: l�immagine del nonno della nazione, un caro vecchio, un simpatico gentiluomo. In quei panni s�era introdotto per lustri nelle case dei cileni, attraverso la sua tv e la sua stampa. Tato, nonno, lo chiamavano i suoi non pochi sostenitori. Ma quando ormai si sentiva al sicuro, prima fu arrestato a Londra per crimini contro l�umanit�, e poi, tornato in Cile, dovette subire accuse da delinquente comune.

              Magistrati e giornali insinuarono che il Nonno non soltanto fosse un assassino, qualcosa che non impressionava una buona met� dei suoi compatrioti, ma anche un ladro, un trafficante, una tangentista nel libro-paga dell�industria bellica britannica; e i figli peggio ancora, stando a storie d�aerei che arrivavano carichi d�armi e ripartivano pieni di droga. Allora anche il perbenismo cileno cominci� a vacillare, e la destra a sperare che il Tato nazionale la liberasse della sua presenza elettoralmente dannosa tirando in fretta le cuoia. Avr� un funerale affollato, ma neanche il pienone di generali in pensione e la piccola folla adorante potr� far dimenticare che da tempo il Cile, quasi tutto il Cile, si vergognava di lui.

              Nella sua biografia non c�� un solo tratto che attenui l�impressione d�una mediocrit� tronfia e furba. In questo somiglia ad un altro sterminatore di successo, Franco, per il quale non a caso Pinochet nutriva una stima sconfinata. Entrambi generali, entrambi dichiaratamente cattolici, entrambi diffidenti verso l�ideologia (ragione per la quale tecnicamente non � corretto classificarli nella casella dei fascismi). Entrambi, infine, per natura traditori. Ma il cileno con una sistematicit� assoluta.

              Trad� innanzitutto Allende, che l�aveva nominato capo di Stato maggiore. E avrebbe tradito anche gli altri congiurati se il golpe fosse stato abortito. Fu l�ultimo generale a entrare nella cospirazione, e dopo non poche esitazioni. La mattina della sollevazione – mi raccont� Victor Pei, un formidabile anarchico spagnolo che nel 1973 era il segretario di Allende – si un� agli altri generali con due ore di ritardo: voleva essere sicuro che il colpo di Stato fosse riuscito. In quelle ore tent�, attraverso un suo emissario, di convincere Allende a salire con la famiglia su un aereo che li avrebbe condotti in salvo; e allo stesso tempo annunci� ai complici che l�aereo sarebbe esploso in volo, con Allende, i figli e i nipotini. Nei mesi successivi trad�, emarginandoli, i generali con i quali aveva formato la giunta militare. E continu� a tradire con successo anche dopo la fine della dittatura, quando tent� di addossare l�intera responsabilit� del massacro sul capo della sua polizia segreta, Contreras.

              Pinochet non sapeva, ripetevano la moglie e i figli ogni volta che un giornalista straniero li interpellava sulla strage seguita al golpe. Alla fine degli anni Novanta pareva ormai riuscito a rimodellare il passato. Imposto un oblio coatto sulla strage, di cui in Cile non si poteva neppure parlare, s�era messo in testa di entrare nella storia dalla porta principale. I suoi pi� efficaci testimonial furono i Chicago boys, gli economisti americani che avevano avviato il Cile a diventare l�allievo prediletto del Fondo monetario.

              Il pi� rappresentativo, Milton Friedman, era sbarcato a Santiago col nome d�un cattedratico cileno sparito nel nulla e il proposito di conoscerne la sorte. Chiese ai militari che ne fosse stato, ricevette risposte evasive, prefer� non insistere, dimentic�. Da allora la collaborazione tra i Chicago boys e Pinochet � tra le pi� vistose conferme che solo per un pernicioso equivoco i termini "liberista" e "liberale" sono unificati nella lingua spagnola sotto l�ambigua dizione "neo-liberal".

              Convinto d�essere una figura eminente del Novecento, Pinochet cominci� a misurarsi con le grandi personalit� del secolo. Scrisse memorie in cui si paragona implicitamente ad un condottiero dell�Antica Roma. Quando passava per Londra non tralasciava di visitare il Museo delle Cere, dove, raccont� egli stesso, s�era fermato davanti alla statua di Lenin per sbeffeggiare il russo: �Voi siete caduto, siete caduto�, gli aveva ripetuto, volendo intendere "voi siete nelle polvere, io su un piedistallo". Ma sarebbe caduto anche Pinochet. Quando il governo Blair lo arrest� a Londra per crimini contro l�umanit�, la storia del Cile cambi� in modo definitivo.

              Sono stato testimone dell�evento che separ� il vecchio Cile dal nuovo, la votazione nella Camera dei Lord che conferm� l�arresto dell�ex dittatore. Quel pomeriggio mi trovavo nell�elegante palazzina della Fondazione Pinochet, dove tutto il pinochetismo s�era radunato per assistere alla diretta della votazione londinese trasmessa da un maxischermo. Quando fu chiaro che il Nonno aveva perso la partita, la distinta folla trasmut� in masnada. Scoppi� una bolgia di ululati, muggiti, singhiozzi, abbracci bagnati. Poi un urlo roco, �Figli di puttana!�, e tutto quel consesso di signore leopardate e distinti generali, di giovani incravattati e madonnine lacrimanti, sub� una trasformazione repentina, perse la testa, agit� i pugni, invoc� la guerra, i plotoni d�esecuzione, il golpe, i carri armati: tir� fuori l�anima vera. Cori sempre pi� striduli maledissero gli inglesi, gli spagnoli, gli europei, il mondo intero: tutti �comunisti, froci, figli di puttana�. Si gridava: �Dovevamo ammazzarli tutti, i comunisti, ecco dove abbiamo sbagliato!�.

              �All�ambasciata inglese!�, �A lottare nelle strade�, �Guerra, guerra, qui comincia la guerra!�, �Fuori le baionette!�. La grande mandria imbizzarrita mosse muggendo verso la strada, gli spazi aperti, pi� propizi a sfogare gli istinti naturali. Biondone ossigenate frustavano i cameramen con le bandierine cilene che poco prima, in uno sventolio euforico, anticipavano l�evento dato frettolosamente per scontato, l�immediata liberazione dell�Invincibile, Augusto Pinochet. La prole menava pugni sulle schiene straniere. Ma fuggiti i cameramen e arretrati i giornalisti, la carica perse slancio. E ora, che fare? Ci si attrupp� in attesa di un capo. Cosa distruggere, dove attaccare, chi punire? Disorientamento. Gli ottimisti assicuravano: �L�Esercito scender� nelle strade e tutti si cagheranno sotto�.

              Invece l�esercito non scese nelle strade, n� quel giorno n� in seguito. Dopo alcune settimane Pinochet torn� a Santiago, libero e impunito: ma il suo Cile era ormai agli sgoccioli. Di fatto era finito quel pomeriggio nella Fondazione Pinochet, con lo spettacolo indimenticabile del pinochetismo che perdeva la maschera della rispettabilit� e del decoro. E che stordimento, tra quei militari che ancora mezz�ora prima si sentivano i padroni del Cile, tra quelle signore che cantavano felici: �Con le ossa di Allende faremo un grande ponte, e lo attraverser� Pinochet�.

              L�esercito �mai vinto�, come vanta il suo motto, aveva subito una disfatta mondiale. Il Comandante Benemerito, il Nonno della nazione, il �Libertador immortale� celebrato dai cartelloni e ritratto in questa sala come un cavaliere medievale con un unicorno sullo sfondo, era un accusato di genocidio. La farsa era finita. E con quella finiva una transizione che era stata una transazione, un negoziato di basso profilo con le regole imposte dalla casta militare. Laggi�, in centro, un�allegria da giorno della liberazione. Giureremmo che in queste ore almeno una parte del Cile stia vivendo un�eco di quella insperata allegria.