Giù l’Ici in primavera

14/03/2007
    mercoledì 14 marzo 2007

    Pagina 5 – Primo Piano

    GLI SGRAVI
    PRIMA DELLE COMUNALI

      Giù l’Ici in primavera

        Il governo pensa a diminuire l’imposta sulla prima casa

          STEFANO LEPRI
          ROMA

          L’unica cosa sicura è che si farà un decreto-legge per ridurre le tasse, prima delle elezioni amministrative di maggio a Genova, Verona, Parma e in altre città. Ma su quanto darà e su che cosa metterci dentro si continuerà a discutere per altre due settimane, fino al voto parlamentare sulla missione in Afghanistan. Sono i tempi della politica, almeno all’apparenza, ad avere la meglio; in realtà è anche il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa a chiedere tempo per fare bene i conti. Anche se Romano Prodi in persona durante il dibattito sulla fiducia ha annunciato sgravi sull’Ici per le famiglie numerose.

          L’area su cui intervenire già da quest’anno è stata definita nel vertice di governo dell’altra notte: casa, redditi molto bassi, pensioni minime. Ma è già cominciato dentro la coalizione di governo il tiro alla fune su quale dei punti privilegiare. Dalla Margherita si preme per abolire del tutto l’Ici sulla prima casa; i Ds preferiscono intervenire a favore degli «incapienti» ovvero i redditi molto bassi; altre richieste si accumulano: l’imposta secca al 20% anziché progressiva sui redditi da affitto già ipotizzata in autunno, ad esempio. Si farà, per decidere, un vertice della maggioranza, forse la settimana prossima, forse all’inizio della successiva.

          A sollecitare il vertice pare sia stato, dietro le quinte, il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco. Lo scopo è restare alle priorità, per poterle comunicare al Paese in modo chiaro, ed evitare il rischio di spartire le risorse disponibili fra troppi capitoli disparati: una pioggia di sgravi modesti non farebbe contento nessuno. Si discutono anche le controindicazioni tecniche: l’Ici si paga a giugno, ma le tabelle delle aliquote sono già pubblicate, occorrerebbe cambiarle in corsa; e quando verrebbe erogato l’eventuale «assegno fiscale» ai redditi più bassi?

          «Niente mezze misure, l’Ici sulla prima casa va abolita per intero», propone il sottosegretario all’Economia Mario Lettieri, della Margherita, rilanciando un’ipotesi già fatta dal viceministro Roberto Pinza. Le famiglie che abitano in una casa di proprietà sono quasi l’80%; per un’abolizione completa pare occorrano 3 miliardi. Per la restante quota di famiglie, che vive in affitto, riemerge l’aliquota ribassata al 20% sui redditi da affitto, che però andrebbe a favore dei proprietari; costa 1,4 miliardi di euro, a carico del bilancio 2008.

          Una battuta che circolava ieri a Montecitorio è che «occorre scegliere tra il programma della Casa delle libertà e quello dell’Unione»: la promessa di abolire l’Ici sulla prima casa era stata il colpo a sorpresa di Silvio Berlusconi in campagna elettorale. Mentre l’«imposta negativa» a favore degli incapienti, ossia dei redditi troppo bassi per pagare l’Irpef, era nel programma di Romano Prodi. «Ed è nella legge finanziaria 2007 – precisa Giorgio Benvenuto, Ds, presidente della commissione Finanze del Senato – dove sta scritto che va data la precedenza agli incapienti e ai redditi medio-bassi». Costerebbe da 500 milioni di euro a 1 miliardo.

          Una spinta di ottimismo, ieri, l’ha data l’Ocse: «L’Italia si è messa al passo con il ritmo di crescita europeo», ha detto Jean-Philippe Cotis, capo-economista dell’organizzazione che raggruppa i 30 Paesi più industrializzati del mondo, prevedendo per la Penisola circa il 2% di aumento del prodotto lordo quest’anno. Più crescita uguale meno deficit, le conseguenze sono presto tratte; ma al ministero dell’Economia si resta molto prudenti. Quanto ci sarà da distribuire non si sa: le ipotesi correnti vanno da 3 a 4,5 miliardi di euro. Uno spazio in più potrebbero darlo rimborsi inferiori al previsto per l’Iva sulle auto aziendali; ma occorrerà ampliare il taglio del «cuneo fiscale» di fronte alle obiezioni della Commissione europea.