«Giù le mani dalle pensioni»

08/10/2002






          (Del 8/10/2002 Sezione: Interni Pag. 7)
          «Giù le mani dalle pensioni»
          Maroni al forum dell’università Bocconi

          MILANO
          «Giù le mani dalla previdenza. Che si potrà rivedere: ma non ora, non tramite la legge Finanziaria, non senza il confronto con il sindacato». Suona più o meno così il messaggio del ministro del Lavoro Roberto Maroni che – nel corso del Forum sulla previdenza complementare, promosso dall´Università Bocconi – finisce per inserirsi nelle polemiche che, negli ultimi tempi, hanno caratterizzato il rapporto tra governo, Confindustria, opposizione sulla vexata quaestio della riforma delle pensioni, su cui anche la maggioranza non ha sempre espresso posizioni univoche. Maroni sa bene – e ove avesse tentato di ignorarlo glielo avrebbero ricordato gli studiosi autori del secondo rapporto sulla previdenza complementare – che la riforma del trattamento di quiescenza rischia di affondare sotto le spinte centrifughe delle ragioni di finanza pubblica, degli interessi delle categorie, dei patemi del sindacato. Non a caso Maroni lascia intendere che le pressioni per inserire nella Finanziaria un primo intervento sulle pensioni di anzianità – «che avrebbe potuto liberare i conti pubblici del peso di 3 o 4 miliardi di euro» – sono state plurime e molto forti. «Ma contro quelle spinte – dice, parlando nell´aula Magna – c´è stato il muro opposto dal ministro del Lavoro». Intanto «perché il nodo della riforma previdenziale che è oggetto di una delega ormai all´esame del Parlamento – scandisce Maroni – non può essere ricondotto nelle logiche e nella tempistica di una legge di bilancio». E poi perché, per Maroni, i patti vanno rispettati e con il sindacato si è concordato un percorso che, intanto «per il 2002 va rispettato» e, quando dovesse essere rimesso in discussione «deve essere oggetto di confronto con le parti sociali». Tanto più su un terreno delicato come quello della previdenza che, in buona sostanza, ha a che fare con il salario differito che deve garantire una sopravvivenza accettabile una volta concluso definitivamente il rapporto di lavoro: «Su temi di questa delicatezza il confronto deve essere approfondito e non può svolgersi con la spada di damocle del fattore tempo che impera, invece, quando si discute di Finanziaria», ha ribadito il ministro. Maroni si è detto convinto, inoltre, che la legge delega – che ha ormai imboccato l´iter parlamentare essendo in discussione alla Commissione Lavoro e per cui al ministero si lavora per predisporre i decreti attuativi – «sebbene non riesca a tramutarsi in legge entro l´anno», possa diventare però «operativa» entro il giugno del 2004. Se così fosse, già nella seconda metà dell´anno i Fondi pensione potrebbero beneficiare dei robusti flussi finanziari rappresentanti dal «Tfr maturando che obbligatoriamente verrà loro trasferito», restando in capo al lavoratore solo la libertà di scelta del Fondo cui farlo affluire. Alla Bocconi vengono azzardate anche delle cifre sulla consistenza dei flussi finanziari diretti ai Fondi pensione: i più stimano i trasferimenti in 12/ 14 miliardi di euro all´anno. C´è, però, chi come Lucia Vitali – docente di Economia e Finanza delle Assicurazioni al dipartimento di Scienze attuariali dell´Università La Sapienza di Roma che stima in circa il 30% del totale dei flussi di Tfr il delta di liquidità che potrebbe venire a mancare per i ritardi con cui le imprese adempiono all´obbligo di accantonare il trattamento di fine rapporto. Per le imprese che, private di quote di Tfr perderanno una importante fonte di finanziamento, il ministro del Lavoro ha ribadito che «dovranno essere individuate forme compensative, per evitare loro danni». Il ministro del Lavoro ha voluto sottolineare come la particolare rilevanza e la specificità del settore – che incide sia sulle prospettive di vita della fascia più debole della popolazione, sia sui conti pubblici – abbia stimolato la Commissione europea ad aprire un dossier per costruire, una volta compiuto un monitoraggio dei diversi regimi previdenziali di tutti i Paesi dell´Unione, a individuare (anche in vista dell´allargamento) degli obiettivi da imporre ai partners, come avvenuto a Barcellona per l´occupazione. «Si tratterà certamente di obiettivi ambiziosi – ha detto Maroni – e noi saremo costretti a farli nostri». E proprio la constatazione della specificità del settore ha spinto il ministro a spezzare una lancia in favore della conservazione della Covip – l´Autorità che dovrà controllare, regolamentare e imporre sanzioni al settore della previdenza complementare – rispetto alla frenesia di semplificazioni delle Authority che ha conquistato qualche suo collega di governo.

          Flavia Podestà