Giovedì le misure su competitività e Tfr

22/02/2005

    martedì 22 febbraio 2005

      PALAZZO CHIGI CONFERMA LA DATA DEL VERTICE CHE DARA’ IL VIA AL «PIANO D’AZIONE PER LO SVILUPPO»
      Giovedì le misure su competitività e Tfr
      Alemanno: dal decreto una dotazione di un miliardo di euro

        ROMA
        Forse ci siamo sul serio: dopo lungo lavorio, il governo sembra aver messo a punto il pacchetto sulla competitività. Anche se il ministro del Welfare Roberto Maroni nega che sia alle viste un nuovo vertice di governo sulle misure per il rilancio del sistema produttivo, il suo collega delle Politiche agricole Gianni Alemanno ieri ha anticipato la notizia – poi ufficialmente confermata dalla presidenza del Consiglio – che giovedì pomeriggio le parti sociali saranno convocate a Palazzo Chigi per l’illustrazione (direttamente da Silvio Berlusconi) delle misure, cui verrà dato il titolo di «Piano di azione per lo sviluppo».

          L’unica vera novità comunicata da Alemanno – per il resto non sembra che ci siano grandissimi cambiamenti rispetto a quanto già chiarito nei giorni scorsi – è che l’impatto economico del pacchetto competitività salirà notevolmente rispetto a quanto pianificato a suo tempo dall’Esecutivo: si arriverà, dice il ministro di An, a quota un miliardo di euro. La prima versione del decreto conterrà le misure più urgenti (o quelle più «pronte»); successivamente, in fase di conversione in legge, verranno inserite le normative che dovrebbero diventare disponibili dopo il vertice europeo di marzo che approverà una maggiore flessibilità del trattato di Maastricht. Una partita però ancora apertissima, che potrebbe concludersi forse in modo non del tutto positivo.

            Tra le misure che faranno parte del decreto, la nuova legge fallimentare, la semplificazione per le imprese, nuovi meccanismi di accesso al credito, l’allargamento della legge obiettivo alle grandi città, la riforma degli ammortizzatori sociali e del Tfr maturando, interventi per favorire l’internazionalizzazione delle imprese e misure contro la contraffazione. Insomma, un vero e proprio decreto omnibus, quasi una seconda legge Finanziaria. Dopo il vertice di giovedì pomeriggio con sindacati e associazioni datoriali, il giorno successivo il Consiglio dei ministri chiuderà il discorso ed emanerà il decreto legge.

              Lo schema del decreto in due tempi, se per certi versi chiude la telenovela interminabile che ha visto l’Esecutivo dividersi e litigare sul tema competitività, rappresenta però anche un pericolo, fanno notare molti osservatori. In pratica, c’è il rischio concreto che la prima stesura in decollo questa settimana altro non sia che le norme a costo ridotto già previste nella originaria (e criticata) bozza Marzano. E che le norme più onerose (e più difficili da realizzare, visto che c’è di mezzo l’Europa) siano rinviate nel tempi: ovvero, il sostegno alla ricerca e l’innovazione, l’estensione alle città della «Legge obiettivo» sulle grandi opere e il potenziamento degli ammortizzatori sociali.

                Nel pacchetto competitività, come detto, ci saranno anche le risorse per realizzare la riforma del Tfr, ovvero per compensare le aziende che dovranno girare ai fondi pensione i futuri flussi delle liquidazioni maturate dai lavoratori italiani. Il ministro del Welfare Maroni si dice sicuro che i soldi promessi dal collega dell’Economia Siniscalco arriveranno, e per parte sua ha convocato per il primo marzo sindacati e imprenditori. Alle parti sociali – che hanno messo a punto un «avviso comune» concordato, che contiene numerose richieste di modifica del decreto delegato sulla riforma dei fondi pensione – Maroni dovrà replicare nel merito, decidendo cosa accettare e cosa respingere del documento.

                  Intanto, ieri Luigi Scimia, il presidente della Covip (la Commissione che regola il settore della previdenza complementare) ha ricordato che nel corso del 2004 i rendimenti dei fondi pensione sono stati nettamente superiori a quelli del Tfr. Come noto, il 2004 è stato un anno particolarmente positivo per la Borsa, e in passato spesso il rendimento (stabilito per legge) del Tfr ha battuto le performances dei fondi. Comunque, per Scimia, l’anno passato si è chiuso con «rendimenti dei fondi pensione che hanno superato la rivalutazione del Tfr, con un rendimento generale netto del 4,5 % per i fondi negoziali e del 4,3 % per i fondi aperti, contro una rivalutazione netta del Tfr che si è attestata al 2,5%».