«Giovani professionisti a rischio, più welfare»

15/03/2011

La proposta delle Casse previdenziali: prelievo all’ 11%sui fondi per garantire maggiori tutele
Generazione mille euro. E over 65 anni. Sarà questo lo scenario per i giovani professionisti che andranno in pensione tra circa 30 anni. Lo dicono i dati dell’Adepp (l’Associazione degli enti previdenziali privati): i professionisti italiani avranno, in media, una pensione di poco superiore ai 12 mila euro l’anno. Il tutto senza poter contare nemmeno su un sistema di supporto per sostenere i passaggi critici durante la carriera professionale. È per questo che il prossimo 16 marzo l’Adepp ha fissato un convegno (saranno presenti i ministri Sacconi e Tremonti) durante il quale verrà lanciato un nuovo, articolato progetto di welfare dei professionisti. «La grande crisi economica -spiega Andrea Camporese, presidente Adepp -ci ha dimostrato, qualora ce ne fosse stato bisogno, quanto siano poco protetti i professionisti, specie i più giovani, quelli che sono tutt’altro che benestanti. La nostra Associazione rappresenta venti casse previdenziali e tutti ci sottopongono l’esigenza di sostenere i giovani negli anni dell’avviamento professionale, per esempio concedendo mutui o finanziamenti agevolati. Dovremmo essere in grado di sostentare i professionisti che, a causa di gravi problemi di salute, sono impossibilitati a lavorare: oggi se il titolare di uno studio "non griffato"sia ammala gravemente, chiude perché non sono previsti aiuti specifici. Infine, bisognerebbe trovare risorse anche per prevedere un assegno per la disoccupazione temporanea, quella che tocca spesso i giovani o le donne che tornano dalla maternità, le categorie più esposte in caso di crisi» . Ma per approntare un sistema di welfare di reale sostegno e che sappia coinvolgere 20 casse previdenziali servono risorse importanti che, al momento, nessuna categoria può permettersi. Inevitabile, quindi, la necessità di rivolgersi alle casse dello Stato, ma con quali probabilità di successo? «È chiaro che se ci presentiamo per batter cassa non otterremo nulla -ammette Camporese -ecco perché il nostro obiettivo è molto più articolato: naturalmente bisogna creare una cassa con fondi sufficienti a sostenere il welfare e per farlo abbiamo pensato a tre possibili fonti di sovvenzionamento. La prima, quella che sembra essere più alla portata, è la legge-Lo Presti: la proposta che chiede di innalzare la misura del contributo integrativo fino al 5%, rispetto a quella attualmente vigente, pari al 2%. Il progetto prevede che, al contrario di quanto accade oggi, parte di quella somma possa essere utilizzate dalle casse di previdenza. E’già stato votato all’unanimità alla Camera e ora attende soltanto l’approvazione del Senato» . Altro serbatoio da cui attingere è «la riserva aurea» delle casse: dopo la riforma della previdenza, tutti gli enti sono tenuti ad avere una riserva in denaro in grado di garantire pensioni a tutti gli iscritti per almeno cinque anni. «Noi chiediamo che si possa scendere a quattro -spiega il presidente dell’Adepp -liberando altri capitali da destinare al welfare. De. l resto tenere troppa liquidità bloccata non serve e in caso di una grave crisi quattro anni sarebbero sufficienti a fronteggiare il primo fronte dell’emergenza» . Il terzo pilastro del progetto previdenziale è probabilmente il più delicato: è legato al calo dell’aliquota di tassazione sugli utili degli investimenti finanziari delle casse, attualmente fissata al 12,5%. «Noi siamo tassati come una persona fisica -osserva Camporese -È una quota molto alta specie se paragonata a quella dei fondi di secondo pilastro, i cosiddetti fondi integrativi, che sono tassati all’ 11,5%. La nostra proposta è quella di scendere almeno di un punto percentuale destinando al welfare le cifre equivalenti a ciò che si risparmia» . Una quota che però farebbe mancare denaro nelle casse statali in un momento in cui non c’è spazio per tagli o minori entrate. «La proposta che presenteremo al ministro Tremonti -spiega Camporese -non sarà una semplice richiesta di denaro, abbiamo in mente di creare un sistema sanitario integrativo che possa sgravare di costi quello nazionale. Una partita di giro in cui entrambi gli attori abbiano convenienza. Crediamo molto in questo progetto e abbiamo fiducia che possa essere valutato con attenzione» . Rimane, comunque, anche il problema di come rendere più «pesanti» le pensioni dei giovani che oggi sostengono il sistema previdenziale. E’chiaro che la cifra di 12 mila euro si ricava da una media (e ci sono alcune casse che ancora sono in grado di garantire pensioni molto più alte) ma si tratta di una quota proveniente dal sistema retributivo misto (formato dal vecchio retributivo e da una quota di contributivo). Molto peggio andrà alle casse più giovani, quelle create dall’ormai famoso decreto legislativo 103 del ’ 96 (basato sul sistema contributivo puro): in quel caso la prestazione annua media, se tutto rimarrà immutato, si aggirerà addirittura intorno a 5.500 euro l’anno. In questo caso però è bene ricordare che, proprio perché le casse sono di recente costituzione, dispongono di un livello ancora basso di contribuenti: è quindi probabile che tra qualche anno la pensione media erogata salirà «all’iperbolica cifra» di 8/9 mila euro l’anno. Ma la realtà non cambierà di molto: serviranno interventi profondi e tempestivi nella consapevolezza che 30 anni, in tema previdenziale, sono davvero pochi. Il tema non riguarda solo il mondo previdenziale ma l’intero sistema occupazionale italiano. In un mondo (quello professionale) che mantiene sempre più a lungo i giovani in una fase di precariato per poi pagarli sempre meno, è inevitabile che il sistema previdenziale si a rischio tenuta sul lungo periodo. E tra 30 anni è impensabile «premiare» una lunga carriera professionale con un assegno da mille euro al mese senza mettere a rischio la pace sociale.