Giovani, precari, insoddisfatti

19/03/2004


  Economia


19.03.2004
Giovani, precari, insoddisfatti
I risultati di un’inchiesta dell’Ires-Cgil sui valori delle nuove generazioni
di Giuseppe Caruso

MILANO Giovani sempre più precari e insoddisfatti del loro lavoro. Queste sono alcune delle conclusioni a cui è giunta l’inchiesta dell’Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali) e che sono state presentate ieri al Politecnico Bovisa di Milano in un convegno organizzato dalla Cgil Lombardia.
All’incontro sono sono intervenuti tra gli altri Adriana Costa, Antonio Verona e Wolfango Pirelli della Cgil lombarda, oltre a diversi giovani studenti e lavoratori. L’inchiesta intitolata «Giovani, lavoro e valori» ha avuto un campione di 1.500 soggetti, suddivisi tra 1.000 occupati al momento dell’intervista e 500 in cerca di occupazione, in un’età compresa tra i 18 ed i 35 anni.
Per gli intervistati il lavoro è prima di tutto sinonimo di carriera, poi di flessibilità. Più della metà si dichiara abbastanza soddisfatto, ma rispetto agli anni 90 diminuisce
drasticamente la percentuale di chi si sente molto soddisfatto dal proprio impiego. Ben presenti anche il razzismo e l’egoismo nella competizione lavorativa, soprattutto nei confronti di stranieri. I dipendenti a «garanzie ridotte» sono in larga maggioranza donne, giovani e giovanissime. Hanno in media un elevato titolo di studio, vivono il lavoro come uno stress, sono più di destra rispetto ai loro colleghi assunti a tempo indeterminato e appaiono meno propensi a lasciarsi coinvolgere dalle varie modalità di partecipazione sociale ed associativa.
Per quanto riguarda la flessibilità, sembra essere ricercata soprattutto da una sorta di elite. Si tratta infatti di giovani maschi istruiti, sia già occupati che in cerca di lavoro, provenienti da una famiglia di classe sociale medio-alta se non decisamente
alto borghese, settentrionali e residenti a Milano. Di solito si tratta di persone ben inserite nel mondo del lavoro, dal quale traggono più reddito e sicurezza rispetto
ai normali rischi sociali. Infine il sindacato. Il 71% degli intervistati non è iscritto ad una organizzazione sindacale, nè lo è mai stato. Un distacco che sembra crescente.