Giovani in pensione con metà paga

27/07/2006
    gioved� 27 luglio 2006

      Pagina 32 – Economia

      I tecnici hanno rivisto i trattamenti futuri sulla base delle mutate aspettative di vita, come prevede la legge Dini. No dei Sindacati

        Giovani in pensione con met� paga

          Pronti i nuovi coefficienti con tagli dal 2013. Damiano: non � deciso

            LUISA GRION

              ROMA – Per sapere come sar� la sua pensione futura, un ventenne che oggi si affaccia sul mondo del lavoro deve fare un ragionamento semplice, semplice. Considerare che la sua ultima busta paga sar� tagliata a met�. Certo a quel punto, la previdenza integrativa sar� forse decollata, ma la prospettiva di quella caduta al 50% gi� preoccupa molto i sindacati.
              II calcoli sono ufficiali: li ha elaborati la Ragioneria generale dello Stato nel rapporto sulle �Tendenze di lungo periodo del sistema pensionistico e della sanit� pubblicato a marzo e confluite nella elaborazioni trasmesse ieri al governo dal Nucleo di valutazione sulla spesa previdenziale. Considerata la revisione dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo (l�insieme dei contributi versati dal lavoratore) – prevista dalla riforma Dini ogni dieci anni per tenere conto dell�innalzarsi delle prospettive di vita – la tendenza futura dell��assegno� � rigorosamente al ribasso. Basandosi sulle percentuali individuate dai tecnici, la pensione �teorica� di un giovane che nel 2050 lascer� il lavoro dopo 35 anni di contributi – secondo il rapporto – si limiter� al 51,6 per cento dell�ultimo stipendio. Con la normativa attuale – senza toccare i coefficienti – si fermerebbe al 63 per cento.

              Certo si tratta di stime teoriche, da qui al 2050 le regole potrebbero ulteriormente cambiare e i coefficienti saranno comunque ulteriormente ritoccati. Ma la documentazione sulla prima rivalutazione consegnata ieri dal Nucleo al ministro del Lavoro Cesare Damiano va in questo senso.

              Per determinare i cardini dell�aggiornamento va infatti tenuto conto sia dell�et� in cui si andr� in pensione, sia delle prospettive di vita della popolazione (negli ultimi 15 anni sono aumentate di 2anni e mezzo). I tecnici hanno consigliato di ridurre i coefficienti di rivalutazione fra il 6 e l�8 per cento (a seconda appunto dall�et� in cui si lascer� il lavoro). I tagli saranno tanto pi� penalizzanti tanto pi� tardi si uscir� ma – precisa il presidente del Nucleo, Alberto Brambilla – �non riguarderanno n� gli attuali pensionati n� chi andr� in pensione prima del 2013, con il sistema retributivo�.

              Davanti a queste cifre – pur se ancora teoriche perch� sui coefficienti da applicare dovr� comunque decidere il governo – si sono scatenate feroci polemiche con i sindacati. Il ministro Damiano ha provato a calmarle assicurando che �tutto quello che riguarda le modifiche del sistema pensionistico sar� oggetto di concertazione con le parti sociali�, ma i lavoratori restano allarmati. �Le pensioni sono gi� basse, non possono essere tagliate ulteriormente� ha tagliato corto il leader della Uil Angeletti. �Non accetteremo automatismi fra le posizioni dei tecnici e l�applicazione dei coefficienti� ha detto il leader della Cgil Epifani. �Il Nucleo ha fatto una pesante interferenza in un momento molto delicato – ha commentato Baretta della Cisl – il governo pensi piuttosto ad avviare il confronto per superare il "gradone" previsto da Maroni (scatto automatico dal 2008 dai 57 ai 60 anni d�et� come limite minimo all�assegno d�anzianit� ndr) e avvii la previdenza complementare�. Di parere opposto l�esperto Giuliano Cazzola: �La revisione va fatta, altrimenti nel 2050 la spesa sar� insostenibile�.