Giovani e senza lavoro. Ecco gli «invisibili» della crisi

01/06/2010

La crisi non è uguale per tutti, i giovani hanno pagato e pagano un prezzo davvero alto. Il governatore della Banca d’Italia ha dedicato a loro un passaggio importante delle sue considerazioni. È allarme, un grido di dolore, perché, una generazione si è persa, non ha futuro nel mercato. Il fatto è che quando il mondo è piombato nella recessione i giovani vivevano già un forte disagio. «La crisi lo ha acuito» è la conclusione. Ed ecco i dati: nella fascia di età tra i 20 e i 34 anni la disoccupazione ha raggiunto il 13% nella media del 2009. Il calo sul 2008 della quota di occupati fra i giovani è stata 7 volte quella fra i più anziani ». Le cause sono facilmente immaginabili, vanno ricercate nel ricorso irrefrenabile ai contratti a termine, che alla prima occasione saltano e non vengono rinnovati, e nel fatto che le aziende hanno contratto le assunzioni del 20%, di un quinto rispetto a quanto facevano in precedenza. Di più. Se la ripresa di cui pure si vede una luce fioca, non accelererà un po’ «a crescere sarà la probabilità di una disoccupazione persistente». Una condizione che,ha spiegato Mario Draghi, «specie se vissuta nelle fasi iniziali della carriera lavorativa, tende ad associarsi a retribuzioni successive permanentemente più basse». Per non parlare delle pensioni. Disoccupati oggi, poveri occupati domani. Praticamente un dramma. Su come uscirne Draghi suggerisce il «completamento della riforma del mercato del lavoro», le segmentazioni vanno superate, la partecipazione stimolata. Da tempo si dice che che per la prima volta nella storia del Paese, le nuove generazioni non staranno meglio di quelle che l’hanno precedute. I figli non staranno meglio dei padri. «Da tempo vanno ampliandosi le differenze di condizione» tra le une e le altre, a sfavore delle nuove. Basti pensare che i salari di ingresso, «in termini reali ristagnano da 15 anni». Intanto la popolazione invecchia. Si pensi solo al fatto che sono i giovani che pagano (o dovrebbero)le pensioni dei senior ma ora è pressoché impossibile. Un altro allarme: «I giovani non possono da soli far fronte agli oneri crescenti di una popolazione che invecchia. Né potranno farlo i lavoratori stranieri».
LE ANOMALIE SONO DUE Ed eccola l’altra anomalia del «mercato italiano», riguarda coloro che giovani non lo sono più. Solo 36 italiani su 100 tra i 55 e i 64 anni sono occupati contro i 46 della media Ue, il56%della Germania. In pratica non sono loro che “rubano” il lavoro ai giovani. Draghi torna a chiedere «l’aumento dell’età lavorativa», spiega che «nell’ultimo trentennio, a fronte di un aumento della speranza di vita dei sessantenni italiani di oltre 5 anni, si stima che l’età media di pensionamento nel settore privato sia salita di circa 2 anni, attorno a 61». Le aziende che prepensionano in massa al primo accenno di crisi dovrebbero riflettere. Nella relazione, Bankitalia non mostra ottimismo: ci saranno ancora blocchi del turnover e mancato rinnovo dei contratti a termine. Anche qui, i giovani pagheranno di più. Ancora: in una famiglia su 7nessuno lavora e nessuno studia: nessun adulto tra i 25 e i 60 anni ha un’occupazione e nessun giovane tra i 18 e i 24 anni va a scuola o all’università. La quota è salita nel 2009 al 15% dal 13,3% del 2007. Al Sud è salita addirittura dal 21 al 24%