Giornali inglesi: in pensione i “cronisti sindacali”

06/03/2007
    martedì 6 marzo 2007

    Pagina 39 – Cultura

    E i giornali inglesi
    mandano in pensione
    i “cronisti sindacali”

    MARCELLO SORGI
    INVIATO A LONDRA

    Barrie Clement, uno dei più famosi notisti di sindacato, va in pensione e il giornale non lo rimpiazza. Dopo il Guardian, anche l’Independent rinuncia al «labour correspondent»: scioperi, vertenze, scontri sindacali non interessano più. La realtà economica del Paese è cambiata e i grandi quotidiani si adeguano.

    Celebrata come un segno dei tempi, la novità riguarda solo apparentemente i giornali, dove, diversamente che in Italia, i cronisti sono molto gelosi delle loro specializzazioni. Un «distinguished journalist», per dire, non accetterebbe mai di firmare un articolo con il semplice nome e cognome. E i «labour correspondent», come i notisti politici a cui contendevano le prime pagine, costituivano un’élite molto invidiata. Per esempio, un primo ministro come Harold Wilson dedicava pari tempo a «briefare» commentatori politici e sindacali. Qui sta appunto la trasformazione sociale di cui il pensionamento di Clement è una definitiva conferma. Le Unions, i sindacati, hanno ormai la metà degli iscritti rispetto a dieci anni fa. Di vertenze lunghe e complicate, con quell’articolazione labirintica ch’era tipica delle trattative inglesi, non se ne fanno quasi più. Da tempo, il governo ha smesso di prendervi parte: tavoli, convocazioni, mediazioni e tutto ciò che da noi si chiama concertazione, in Inghilterra sono finiti da un pezzo.

    Anche se, naturalmente, si continua a trattare per rinnovare i contratti, quando scadono (proprio in questi giorni si discute di pubblico impiego, di scuola e di costi del sistema sanitario), l’impatto sulla società di questi problemi è relativo. I sindacati hanno ancora 7 milioni di iscritti, ma il loro peso è del tutto ridimensionato, in una democrazia fondata sempre più sullo scontro politico-mediatico tra i leader.

    Una volta i boss delle Trade Unions erano determinanti negli assetti interni laburisti, oggi la disputa sulla successione a Blair si gioca più in tv e sui web-site dei rivali di Gordon Brown. I governi dipendono dalle banche, dalla Borsa e sempre meno dalle Unions. Per la gente il modello è la mobilità sociale, la scommessa di poter passare da un lavoro all’altro, migliorando nel frattempo la paga, le condizioni contrattuali, i premi e la parte di guadagni investiti in azioni. E per catturare l’interesse dei suoi lettori, un «distinguished journalist» oggi deve saper distinguere tra «hedge funds» e derivati. È per questo che al posto dei cronisti sindacali pensionati, nei giornali si sono moltiplicati i «business correspondent».