Giornali di partito: 59,3 milioni per 33 testate

12/09/2005
    domenica 11 settembre 2005

    ITALIA POLITICA – pagina 8

      Gli aiuti pubblici / Trend in aumento

        Giornali di partito: 59,3 milioni per 33 testate

          EUGENIO BRUNO

            Chissà cosa penserebbe il "barone di ferro" Bettino Ricasoli, che con la «Nazione» diede vita nel 1859 al primo giornale politico italiano, di fronte agli ultimi numeri sulla stampa di partito: 33 testate sovvenzionate dallo Stato, per un esborso complessivo che nel 2003 ha superato i 59,3 milioni di euro. Con un aumento di circa nove milioni rispetto all’anno prima.

            Tutta colpa, o merito (secondo i punti di vista), di un sistema di contributi che dal ‘ 96 in poi ha considerato sufficiente, per l’erogazione delle provvidenze, la mera dichiarazione di appartenenza di due deputati o senatori o, in alternativa, quella di un parlamentare nazionale e uno europeo. Lo stesso sistema che, anche quando ha deciso di restringere le "maglie", imponendo il collegamento con un gruppo realmente esistente a Montecitorio o a Palazzo Madama, ha fornito esso stesso la via d’uscita. Grazie alla Finanziaria 2001 che ha fatto salvo il diritto agli aiuti pubblici per le testate divenute nel frattempo cooperative.

            L’escamotage ha funzionato. Su 33 giornali finanziati nel 2003 (l’ultimo dato disponibile visto che il saldo dei pagamenti avviene con due anni di ritardo), appena 13 vantano un collegamento con una forza politica vera e propria. Per tutti gli altri il legame con il movimento di riferimento si sostanzia in una semplice eredità del passato.

            Stando ai dati del dipartimento per l’Informazione e l’editoria di Palazzo Chigi (disponibili a breve sul sito internet della presidenza del Consiglio), le testate di partito tout court si sono viste recapitare il 47,1% dell’intera dote, pari a 27,9 milioni di euro. Anche stavolta il primato è andato all’ «Unità» . Il quotidiano dei Ds si è visto assegnare 6,8 milioni di euro, circa 300mila in più rispetto ai 12 mesi precedenti. Immutato è anche il panorama alle sue spalle. Con i lumbard della «Padania» stabili sui 4 milioni di euro e la "strana coppia" formata da «Liberazione» e dal «Secolo d’Italia» subito dietro. Il quotidiano del Prc si è visto assegnare 3,7 milioni di euro (erano 3,4 nel 2002); quello di An la stessa somma dell’anno prima: 3,1 milioni. Due le novità di rilievo. A cominciare dalla presenza di «Europa» al posto del «Popolo» . L’organo di stampa della Margherita ha "bagnato" il suo esordio con 3,1 milioni di euro, laddove il suo predecessore l’ultima volta ne aveva ottenuti poco più di un terzo. L’altro elemento nuovo è l’accesso ai fondi del quotidiano avellinese «Democrazia cristiana» (157.545 euro di contributi), di proprietà dell’ex deputato centrista (e ora segretario della " neonata" Dc) Gianfranco Rotondi.

            Qualora andasse in porto la fusione tra Rotondi e il movimento per l’autonomia, fondato dal presidente della provincia di Catania, Raffaele Lombardo questo giornale diventerebbe l’organo di stampa della nuova "creatura" politica. Ma c’è una curiosità in più: alla nuova Dc fa capo anche la «Discussione» che nel 2003, quando era collegata ancora all’Udc, si è vista recapitare quasi 2,6 milioni di euro.

            Tra le cooperative contemplate dalla Finanziaria 2001, la pattuglia delle new entry si presenta ancora più nutrita. Ne fanno parte sia il settimanale «La Gazzetta politica» (516 mila euro), vicino al movimento "Unità socialista" di Claudio Signorile che i quotidiani «La Cronaca» (quasi 1,9 milioni di euro di contributi) e «Torino cronaca Il Borghese» (2,5 milioni di euro). In più, c’è spazio per l’ingresso in lista del «Riformista», che ha preso il posto delle «Ragioni del socialismo», moltiplicandone però le provvidenze che sono passate da 80mila a quasi 2,2 milioni di euro. E, infine, per il ritorno del giornale del Pri, la «Voce repubblicana » (204 mila euro scarsi).

            Nel complesso, le 20 cooperative si sono spartite una "torta" di 31,3 milioni di euro. In testa c’è «Libero» , che non presenta più nella gerenza il collegamento con il movimento monarchico italiano, ma ha visto salire le provvidenze dai 4,7 del 2002 ai quasi 5,4 milioni di euro del 2003. Seguito da un’altra vecchia conoscenza: il quotidiano della "Convenzione per la giustizia" (fondata a suo tempo in ambienti forzisti), il «Foglio» di Giuliano Ferrara, che in un anno ha visto crescere i finanziamenti statli da 3,2 a 3,5 milioni di euro.