Giordano: attenti, sulla flessibilità va trovato l’accordo

20/03/2002

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Martedì 19 Marzo 2002


Giordano: attenti, sulla flessibilità va trovato l’accordo

CORRADO CASTIGLIONE
«La flessibilità selvaggia rischia di creare nuove disuguaglianze e nuove povertà, minando la stabilità della famiglie». Il cardinale Michele Giordano interviene sullo scontro sociale e politico aperto nel Paese sull’articolo 18, sulla fine della concertazione e le riforme del mercato del lavoro ipotizzate dal Governo. Rammarico per la mancata revisione dello statuto dei lavoratori ch’è vecchio di 32 anni e non tutela più nessuno, ma soprattutto condanna per uno scontro che è diventato tutto politico e che sembra non lasciare margini per la contrattazione sindacale. E ancora: riconoscimento della giusta funzione del profitto, come indicatore del buon funzionamento di un’azienda, ma non a discapito della dignità di chi lavora.
Alla vigilia della manifestazione di sabato a Roma, il cardinale Giordano entra nell’acceso dibattito sull’articolo 18, in occasione dell’incontro con una delegazione di sindacalisti della Cgil capitanata dal responsabile della segreteria regionale Michele Gravano (c’erano anche: Picardi, della segreteria, Tripodi, dei trasporti, Velo, per Bagnoli, Coppola, dell’Slc e Carnevale, della Filcams). Per una riflessione che prova ad andare oltre la radicalizzazione delle posizioni assunte da governo, sindacati e imprenditori e che, invece, chiede maggiore attenzione alla dignità degli uomini che lavorano.
Giordano parte dalla flessibilità del lavoro. Spiega che la Chiesa non ha pregiudizi, quando sottolinea l’esistenza di aspetti positivi «quali lo spingere le persone a misurarsi cone le proprie possibilità; oppure la possibilità di meglio armonizzare i tempi di vita, pensiamo ad esempio all’introduzione del contratto part-time».
Ma, poi, con rigore puntualizza: «Se, invece, per flessibilità si intende che la persona deve adattare l’organizzazione della propria vita nell’arco dell’anno o del mese alle esigenze della produzione, cambiando località o impresa, ciò porta alla polverizzazione della propria esperienza di lavoro e soprattutto all’insicurezza e alla precarietà». E il porporato scende nel dettaglio: «Non sarà più possibile fare progetti né a lunga, né a breve durata riguardo al futuro, non solo a livello professionale, ma neanche a livello esistenziale e familiare (mutuo per la casa, costruirsi una famiglia). Diventano problematici i rapporti in famiglia, l’educazione dei figli, gli altri ambiti di vita. Tutto è legato all’oggi. Il domani è incerto».
Insomma, il cardinale si chiede: al di là della flessibilità, «quale società si va configurando?». E prosegue: «La flessibilità premia i forti, i giovani, i creativi. Si creano nuove diseguaglianze fra i pochi al vertice e i molti cosidetti lavoratori poveri (modello Usa: working poor)».
Di qui la necessità di rendere più sostenibile la flessibilità con «progetti concreti di formazione continua per il reinserimento al lavoro» e «ammortizzatori sociali capaci di garantire dignità delle persone».
Quindi, Giordano passa all’analisi del dibattito in corso, chiedendo un ”raffreddamento” delle posizioni: «L’inserimento all’ultimo momento e non concordato fra le parti dell’articolo 18 nella delega al governo è stato percepito come una sfida di tipo politico più che un effettivo motivo di contrattazione sindacale. Cosicché, anziché mettere mano a un proficuo aggiornamento dello statuto dei lavoratori che per i suoi 32 anni oggi non è più in grado di tutelare tutti i nuovi lavori, ci si è radicalizzati su posizioni che mettono in evidenza da un lato una cultura imprenditoriale che mira alla individualizzazione dei rapporti di lavoro, ad indebolire ogni forma di rappresentanza sindacale, riducendo al più la concertazione a dialogo sociale; dall’altro il sindacato che a fronte di una richiesta di flessibilità in uscita avverte forti carenze di tutela negli ammortizzatori sociali, nella riforma del welfare e nei percorsi di formazione capaci di immettere in un nuovo lavoro».
L’intervento – due cartelle dattiloscritte – è stato consegnato dall’arcivescovo a Gravano che ha espresso la propria soddisfazione per le parole usate dal cardinale Giordano: «È sceso in campo in maniera onesta ed esplicita in difesa della dignità dei lavoratori. E giudichiamo importantissimo il passaggio che dedica alla flessibilità, perché questa non significhi libertà di licenziamento».