Gioco dell’Oca: gli Usa tornano alla Casella Uno – di L.Annunziata

17/02/2003
il Riformista
 

17 Febbraio 2003






GUERRA E PACE. AMERICANI TENTATI A FAR DA SOLI
DI LUCIA ANNUNZIATA

Gioco dell’Oca: gli Usa tornano alla Casella Uno

Fermo il timing della crisi, sale la voglia d’attacco

Come in quelle sfortunate mosse del Gioco dell’Oca, dopo la seduta del
Consiglio delle Nazioni Unite di venerdì, gli americani si sono trovati
respinti nella casella Uno, alla mossa Uno, al giocatore Uno.
Dopo un lungo sviluppo di mesi, di tattiche, di pressioni e di concessioni,
la Casa Bianca si trova lì dove aveva iniziato: a dover decidere se andare da
sola alla guerra contro Saddam o no. E se stavolta gli Americani non aspettassero?
Se, comunque, si materializzasse una decisione, una mossa, un evento che dia avvio
alle operazioni militari Usa comunque?
La settimana che si avvia ruoterà intorno all’emergere di indicazioni che diano una

soluzione o un’altra a queste domande. Nonostante la battuta d’arresto pesantemente
subita alla riunione di venerdì, gli Stati Uniti non hanno infatti formalmente accettato
nessuna estensione di tempi per le ispezioni. Non hanno preso nessun impegno.
Si sono riservati, in altri termini, tutte le opzioni.
La opzione principale, quella di concedere altro tempo agli Ispettori, non è tecnicamente

del tutto impraticabile. A dispetto delle molte dichiarazioni, gli Usa hanno comunque
giocato la carta dei tempi con un po’ di risparmio in tasca.
1) Nonostante si sia parlato molto di una data di inizio delle operazioni fissata intorno

alla prima notte senza luna del mese di marzo, come il momento perfetto per le
condizioni ambientali, in realtà i generali del Pentagono hanno sempre assicurato
che l’ora X può essere spostata di un mese.
2) Le truppe non sono tutte ancora a posto. In effetti, se si include l’arrivo delle navi,

e il cosiddetto acclimatamento dei soldati, c’è ancora qualche settimana di lavoro.
3) I giornalisti che seguono i soldati Usa hanno ricevuto l’invito del Pentagono a

raggiungere i posti con le truppe loro assegnati solo quattro giorni fa.
Solo il completamento di questa parte della organizzazione richiede un totale di due settimane.
I tempi tecnici per concedere un ulteriore slittamento senza pregiudicare l’operazione militare

ci sono, dunque. Ma, naturalmente, quando il francese de Villepin nel suo intervento alle
Nazioni Unite, venerdì scorso, dichiarava che il timing è «la sostanza della questione»
rendeva ben esplicito, per converso, che il calendario, lunare, stagionale o politico che sia,
non è affatto la sostanza. La sostanza vera è che Hans Blix e gli interventi che lo hanno
interpretato hanno posto le basi per una politica delle ispezioni indeterminata.
Nelle posizioni della maggioranza dal Consiglio di venerdì si propone un meccanismo aperto

dei controlli su Baghdad, in cui le ispezioni vengono fatte per tutto il periodo necessario a
far cedere Saddam: dunque è (e si chiarisce in questo il senso del timing di de Villepin) senza
tempi definiti. E questo è il danno vero per gli Stati Uniti: se si accetta la linea uscita dalle
Nazioni Unite non ci si trova di fronte a uno slittamento del calendario della guerra.
Si accetta in realtà che venga eliminato l’orologio stesso, la tempistica che porta alla guerra:
il countdown, insomma, da venerdì si è fermato.
In questo consiste il ritorno alla Casella Uno. Il lungo percorso della diplomazia Usa per ar

rivare alla fine ad ottenere una condivisione della scelta di andare insieme alla guerra contro
Saddam, prevedeva un finale, un incontrovertibile momento della verità. Blix e la Francia
gli hanno contrapposto invece uno slittamento indefinito di piccoli vari momenti della verità.
Si è subito avvertito che questo risultato fa danno, in Usa, proprio a chi come Powell ha

lavorato a una strada "condivisa" nella politica internazionale. Meno si è avvertito che la
cancellazione di ogni deadline fa danno anche all’unica vera opzione diplomatica alternativa
alla guerra: l’esilio di Saddam. Il quale esce da venerdì seriamente avvantaggiato, sottratto
cioè all’unico elemento che può indurlo a una scelta alternativa allo scontro: la crescente
pressione.
Per riprendere la metafora della pistola, tanto cara a questa vicenda, si può dire che venerdì

è stata messa la sicura alla pistola che Saddam aveva puntata alla tempia.
Cosa ci lascia in mano tutto ciò? Paradossalmente, siamo oggi, con gli Usa nella Casella Uno,

più esposti al fatto che il grilletto di quella pistola, le lancette di quell’orologio, il countdown
delle decisioni, vengano rimessi in funzione con elementi di giudizio e di fatto estranei alla
vicenda come si è finora sviluppata.
Finora la Guerra aveva bisogno di una Risoluzione Unitaria per partire. Oggi di un solo

Proiettile sparato da qualche parte nel mondo.

 

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