GIANNI RINALDINI · «Nessuno piegherà la Fiom» «Vado in pensione Non torno a casa»

09/06/2010

Il congresso si è concluso, il testimone è passato in buone mani. A guidare la Fiom tocca ora a Maurizio Landini.
Che farà da grande Gianni Rinaldini, dove metterà a frutto esperienza e passione?
«Epifani non mi ha fatto alcuna proposta, io non intendo chiedere. Ho maturato le condizioni la pensione e come volontario lavorerò alla mozione di minoranza che si trasforma in area programmatica».
Una conclusione amara. Non sarà che adesso, anche in Cgil, chi vince prende tutto? Otto anni alla guida del sindacato ribelle. Rinaldini, qual è il bilancio?
Il bilancio lo fanno gli altri. Io ho lasciato la Fiom come l’ho trovata: nel 2002 si era in una fase di accordi separati. Ed esplodeva la crisi Fiat. Lascio la Fiom dopo aver riconquistato un contratto unitario, cancellato arbitrariamente 9 mesi dopo da un accordo separato. Con Cisl e Uil abbiamo i problemi di allora, così con la Fiat.
E se il problema fosse proprio la
Fiom, come dicono in tanti?
È vero. La Fiom ha costruito la sua identità sulla democrazia e la contrattazione. In questi otto anni, però, il rapporto con la Cgil si è complicato. Non è che prima fosse idilliaco. Al G8 di Genova la Fiom c’era, la Cgil no. Ma non era mai successo che la segreteria mandasse un comunicato contro di noi come quello diffuso per la manifestazione nazionale contro la precarietà del 4 ottobre 2006. Il vero o presunto coinvolgimento di persone della Fiom in inchieste sul terrorismo è stato impropriamente utilizzato per la battaglia interna alla Cgil. Come è successo a Milano con il ritiro della tessera a mezzo gruppo dirigente, poi rientrato. O alla Piaggio, quando si lasciò intendere il coinvolgimento della Fiom, salvo scoprire che si sarebbe dovuto scavare altrove. Ma la cosa più grave è che la Cgil non ha mai assunto l’esperienza Fiom. Anche quando conquistammo l’unità con Fim e Uilm sulle regole democratiche, quell’esperienza non venne fatta propria dalla Cgil. E dopo l’accordo separato sul sistema contrattuale siamo stati lasciati soli a difendere il punto di vista che avrebbe dovuto essere di tutta la Cgil. Si pensa di rimuovere la debolezza contrattuale con un confronto spesso costoso e inutile con governo e Confindustria, nell’ottica del sindacato dei servizi. Finita la concertazione si poteva imboccare la strada dell’autonomia contrattuale mala Cgil ha scelto la strada della riduzione del danno prodotto da Cisl e Uil.
Non si parla di quale sindacato serva dentro la crisi…
La crisi sindacale è drammatica, qui come nel resto del mondo. Il congresso ha nascosto le dimensioni del problema. E dire che noi abbiamo presentato la 2° mozione proprio per riaprire il confronto sui nodi strategici. Invece si è raccontato che era solo uno scontro interno alla burocrazia Cgil. Anche noi abbiamo fatto errori: sulle regole del congresso ci siamo fidati, immaginando una Cgil migliore. Solo dopo il voto la maggioranza ha ammesso differenze strategiche tra le mozioni su contrattazione, democrazia, rapporti con Cisl e Uil. Mi amareggia constatare come il gruppo dirigente – tutto – concepisce a democrazia, giocando a fregarsi reciprocamente per qualche voto in più. Penoso. Noi abbiamo raccolto il 17% dei consensi, il 24% tra gli attivi, ma solo nel 52% delle assemblee abbiamo potuto presentare la mozione.
Sei sempre stato contro all’area programmatica. Hai cambiato idea?
Sì, perché la discussione vera non c’è stata nel congresso e a norma statutaria,
per avere agibilità sindacale ci dobbiamo costituire in area programmatica. Non pensare a trattative sulle quote, la mozione è incompatibile con una logica di spartizioni. Certo non ci si può imporre il centralismo democratico. Al direttivo abbiamo detto che entro l’8 luglio definiremo le modalità per avere la possibilità di proposta e l’agibilità sindacale.
Hai detto che la segreteria che oggi verrà eletta è debole. In che senso?
Non ha la consapevolezza della fase in cui siamo. Nei prossimi 4-5mesi capiterà di tutto, dal versante del governo al tavolo sulla produttività con Marcegaglia, dal collegato lavoro allo Statuto, ai contratti territoriali. La vicenda Fiat si manifesta in tutta la sua brutalità: usano il ricatto polacco per strappare non l’accordo a Pomigliano ma un nuovo contratto generale, affossando le regole. Bene le mobilitazioni e lo sciopero decisi dalla Cgil, peccato che non prefigurino l’apertura di una fase generale di mobilitazione e d’opposizione. Solo una testimonianza, in un quadro di continuità.
Del resto, le conclusioni del congresso parlano chiaro. La Cgil fa opposizione sociale come il centrosinistra fa opposizione politica?
E dire che solo che la Cgil potrebbe costruire un’opposizione vera, come è già successo nel recente passato…
Il futuro Fiom sarà sempre in Cgil?
Il congresso è stato di svolta, anche sulle questioni statutarie della democrazia, che per noi contano: per noi gli accordi senza la validazione dei lavoratori non esistono. Ma la Cgil ora deve fare i conti con la realtà. Due giorni dopo il congresso e la scelta del rapporto con Cisl e Uil, è arrivata la mossa umiliante di governo e Confindustria di un rapporto esclusivo con Cisl e Uil. Vogliono imporre una subordinazione alla logica dell’impresa e del mercato. Marchionne ci manda a dire che a fronte di una eventuale ripresa il conflitto va eliminato. Scoprirà che è difficile mettere a tacere i metalmeccanici. Difficile per tutti. E la Cgil deve decidere se diventare un sindacato complice di questi processi o costruire un’ipotesi alternativa. Vie dimezzo non esistono.