Gianni Letta il tessitore, Fini corregge l´ultima gaffe

08/07/2002


SABATO, 06 LUGLIO 2002
 
Pagina 2 – Economia
 
IL RETROSCENA
 
La diplomazia del sottosegretario, il realismo del vicepremier
 
Gianni Letta il tessitore Fini corregge l´ultima gaffe
 
 
 
Nella prima versione del testo la Cgil era esclusa dal confronto sul Fisco
 

ROMA – È stato moderatore e gran cerimoniere degli incontri con le parti sociali a Palazzo Chigi, regista dei tavoli paralleli, più o meno segreti, convocati in questi mesi nelle abitazioni private o in qualche ristorante periferico della Capitale, ma soprattutto l´infaticabile mediatore tra le varie istanze di sindacati e industriali, una volta deciso che la Cgil non sarebbe stata recuperata al tavolo. «Senza di lui non si sarebbe arrivati a questo risultato», ha riconosciuto pubblicamente lo stesso premier Silvio Berlusconi, dopo il raggiungimento della firma. «Lui» è il sottosegretario alla presidenza del consiglio, l´uomo-ombra del Cavaliere, Gianni Letta.
L´ultimo sforzo, Letta l´ha prodotto nella stretta finale che ha portato alla firma dell´accordo separato sul «Patto per l´Italia». È stato lui a fare da mazziere al tavolo dell´incontro: ha stoppato gli interventi troppo prolissi, ha interrotto l´oratore di turno – girando immediatamente la parola al ministro competente – quando la discussione assumeva una piega troppo sfavorevole al governo su questo o quel tema. Lo ha fatto con uno stile sapiente, riconoscono i suoi interlocutori, anche se con una galanteria un po´ forzata, aggiungono i più maliziosi.
Il «metodo Letta» ha funzionato anche ieri. Nella notte del 4, il sottosegretario aveva annunciato che l´incontro sarebbe stato aggiornato alle 11 di ieri. Ma dopo due ore di vana attesa in anticamera, verso l´una le parti sociali si sono chieste che cosa stesse succedendo. Semplice: Pezzotta, Angeletti, D´Amato, Billè e Letta erano riuniti in un´altra stanza del Palazzo per definire gli ultimi ritocchi al testo. In particolare, Angeletti chiedeva una tabella pur che sia contenente gli ipotetici sgravi fiscali per fasce di reddito da allegare al «Patto» e poter presentare ai lavoratori, Billè qualche cifra certa sul taglio dell´Irap. Sono stati entrambi accontentati. Pezzotta, Angeletti, D´Amato e Billè tolleravano, viceversa, che nel «Patto» fosse prevista l´apertura di un tavolo di confronto sulla riforma fiscale solo «con le parti sociali firmatarie del presente accordo». Come dire: fuori la Cgil. Tali parole erano presenti nel testo fino a quando non Letta, questa volta, ma il vicepremier Fini ha riconosciuto che la Cgil aveva ragione a protestare e ha sbianchettato quel passaggio che poteva essere particolarmente rischioso per il governo.
(r.d.g.)