Giacomelli: Spunta il conto riciclaggio

29/07/2004


            giovedì 29 luglio 2004



            GIACOMELLI
            Spunta il conto riciclaggio
            Era intestato a un dipendente del Gruppo, ora indagato insieme a un bancario
            Dall’inchiesta sul crac Giacomelli salta fuori il ‘conto riciclaggio’ utilizzato per le fatturazioni fasulle. E’ quello aperto in un istituto bancario del bolognese, dove sarebbero transitati 45 milioni di euro. Il conto, scoperto dai finanzieri bolognesi, era intestato a un dipendente del Gruppo Giacomelli ed erano soldi che l’azienda aveva ricevuto da altre banche, fidi concessi per acquisti che di fatto non erano mai avvenuti. Acquisti dalla Nike, per l’esattezza, che loro certificavano con fatture e scontrini fasulli. Da quel conto personale, il dipendente prelevava di volta in volta grosse cifre e le girava nel conto del Gruppo, aperto sempre nella stessa banca. L’obiettivo era quello di far risultare una liquidità che la Giacomelli non aveva più, trovandosi ormai sull’orlo del crac che ha poi portato in carcere i vertici dell’azienda.
            Il dipendente, palermitano d’origine ma domiciliato a Cervia, è stato interrogato qualche giorno fa dal sostituto procuratore Luca Bertuzzi.

            E’ stato assunto dal Gruppo nel ’95 e si è occupato dei punti vendita all’estero, girando mezza Europa.
            Ha ammesso di essere stato l’intestatario di quel conto, era un ‘favore’ che gli aveva chiesto Emanuele Giacomelli, ma ha giurato di non avere mai saputo cosa ci fosse dietro e comunque, l’ha fatto senza alcun tornaconto. Una versione a cui il magistrato non ha creduto fino in fondo, perchè risulterebbe invece che in cambio di quel ‘favore’, gli sarebbero stati versati cento milioni delle vecchie lire.
            Indagato per riciclaggio, però, anche uno dei funzionari della banca in questione. Lo stesso finito in mezzo al pasticcio degli assegni ‘smarriti’.

            Quasi 150 milioni di euro che Emanuele Giacomelli denunciò alla procura di Rimini come rubati o persi, così da bloccare il pagamento ai fornitori che lo stavano incalzando. Gli assegni erano stati dati infatti in pagamento per forniture di merce regolarmente ricevuta, ma ormai non c’era più uno straccio di liquidità. Di qui, l’idea di simulare lo smarrimento dei titoli. Un’idea di cui Emanuele aveva parlato con il funzionario di banca, senza sapere che era intercettato dagli investigatori. Ed era stato quest’ultimo a ‘suggerire’ a Giacomelli di bruciare le matrici in bianco degli assegni, nel caso fosse scattata una perquisizione. Consiglio che, davanti a Bertuzzi, il bancario ha liquidato come una battuta. «Stavo scherzando», avrebbe detto.
            Quanto al ‘conto riciclaggio’ aperto nella sua banca, ha sostenuto che per quanto ne sapeva lui era tutto regolare, operazioni normali, nonostante si trattasse di spostamenti di cifre enormi da un conto all’altro, fatti per di più da un dipendente del Gruppo.
            Secondo gli inquirenti, il filone riciclaggio è ancora tutto da percorrere, nel frattempo i beni di Giacomelli e ‘soci’ restano sotto sequestro.