Giacomelli sport, sciopero contro la cassa integrazione

19/05/2004


  Economia




19.05.2004

I lavoratori del gruppo travolto da una pesante crisi finanziaria e da un’inchiesta giudiziaria rischiano di essere le uniche vittime del crack
Giacomelli sport, sciopero contro la cassa integrazione

MILANO I 31 dipendenti del negozio Longoni Sport di Barzanò (in provincia di Lecco), di proprietà della Giacomelli Sport, hanno deciso di scendere in sciopero dopo la messa in cassa integrazione in seguito alla pesante crisi che ha travolto l’azienda e che poche settimane fa ha portato anche all’arresto dei vertici della società riminese. La preoccupazione manifestata dai sindacati di categoria è che a pagare le conseguenze più pesanti possano essere i proprio i lavoratori.

Sembra, infatti, che a breve tutte le proprietà Giacomelli (compresa la catena Longoni Sport) debbano essere vendute all’asta. La prima potrebbe tenersi all’inizio di giugno, anche se molto probabilmente andrà deserta. L’ex proprietario della Longoni Sport, Sergio Longoni, più volte aveva manifestato l’intenzione di riappropriarsi del marchio ma difficilmente potrà compiere questo passo in tempi ristretti.

Nelle prossime settimane dovrebbe avvenire l’apertura a Sirtori, sempre nella Brianza lecchese, di due centri commerciali di circa cinquemila metri quadrati e di proprietà Longoni: «Sport Specialist» e «Blu Frida». Nei giorni scorsi Sergio Longoni ha inaugurato un megacentro «Sport Specialist» a Bergamo.

Ma al di là di questi passaggi resta drammaticamente delicato lo scenario complessivo degli oltre 1.300 dipendenti del gruppo. Oltre 600 lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria a zero ore, dopo che l’intervento dei sindacati ha permesso di ottenere dal governo la copertura degli indispensabili ammortizzatori sociali per questa grave crisi aziendale. Anche le speranze in un “affitto” di un pezzo di azienda (opportunità offerta dalla legge Prodi) da parte della Tacconi Sport è sfumata. E in prospettiva futura, l’unica opportunità per centinaia di lavoratori è l’acquisizione da parte di un soggetto “forte”, interessato a personale specializzato di altro profilo.

Anche per questo, spiega Gabriele Guglielmi della Filcams Cgil, «abbiamo chiesto al ministero per le attività produttive un tavolo per definire la gestione del rilancio dell’azienda. Perché adesso anche i fornitori hanno bloccato ogni rapporto con Longoni, in attesa di una gestione che offra un minimo di garanzie».