Giacomelli: Rassegna venerdì 6

06/06/2003




          Venerdí 06 Giugno 2003
          FINANZA E MERCATI
          Giacomelli, le trattative sono all’estero

          Smentendo Cisalfa, il gruppo rivela il dialogo con «un investitore internazionale» – SanPaolo sotto il 2%


          MILANO – Non sono arrivate «offerte d’acquisto né proposte di intervento da parte di Cisalfa ». Allo stato attuale è in corso «un’importante trattativa con un primario investitore internazionale». La partita che si sta giocando senza esclusione di colpi intorno al gruppo Giacomelli si fa sempre più nebulosa. Il giorno dopo la annunciata manifestazione di interesse da parte di Cisalfa, il gruppo che fa capo all’imprenditore romano Vincenzo Mancini, Giacomelli risponde con un secco comunicato di smentita: nessun’offerta. La partita, quindi, pare rimanere circoscritta ai tre nomi internazionali circolati nei giorni scorsi: Decathlon , Go Sport e Jjb Sport . E mentre Consob e Borsa hanno chiesto a Giacomelli una serie di informazioni che dovranno essere comunicate al mercato per rendere possibile la riammissione del titolo alla quotazione, ieri una certezza è invece arrivata sul fronte degli azionisti del gruppo riminese: dagli avvisi della Consob si apprende infatti che il 7 maggio Sanpaolo Imi Wealth Management Luxembourg è scesa sotto il 2% dal precedente 2,686%. Un’unica certezza. In un mare di supposizioni e ipotesi che faticano a trovare conferme.
          Cavalieri bianchi cercasi. La secca smentita di Giacomelli su Cisalfa – per voce del presidente Gabriella Spada – arriva dopo una settimana di voci e indiscrezioni su possibili "cavalieri bianchi". Solo Cisalfa, mercoledì, aveva deciso di uscire allo scoperto e in un comunicato stampa aveva annunciato di aver preso contatto con l’advisor Caretti&Associati. Ma ieri il gruppo riminese ha risposto: «L’azionista di riferimento esclude categoricamente contatti, fino alla cessazione e alla rimozione delle azioni svolte da Cisalfa in pregiudizio del gruppo Giacomelli, per le quali quest’ultimo si è visto costretto ad assumere, anche in sede giudiziaria, le opportune iniziative».
          Il comunicato non scende in ulteriori dettagli.
          Il sospetto – secondo fonti finanziarie – è però che il gruppo Giacomelli ritenga che insieme a Cisalfa si stia muovendo Sergio Longoni, l’imprenditore che a luglio scorso cedette Longoni Sport a Giacomelli per 76 milioni di euro (più 44 milioni di debiti) e che si rifiutò al tempo di stipulare un patto di non concorrenza con l’acquirente. E che, secondo Giacomelli, paventava l’apertura di nuovi negozi col marchio Longoni.
          Azionisti in movimento. I fondi Sanpaolo sono quindi pressoché usciti completamente dall’azionariato, così come in precedenza quelli della Popolare di Milano . Per ambedue le minusvalenze sono importanti. Entrambi entrarono (il Sanpaolo con il 5,2% e Bpm Sgr con il 2,1%) poco prima dell’acquisizione Longoni quando il titolo veleggiava attorno ai 2 euro. Resta invece una quota del 3,4% del capitale di Giacomelli attribuita a UniCredito , ma non è – precisano da Piazza Cordusio – né una posizione di trading, né una partecipazione. Sono azioni in pegno dalla data del collocamento (cui partecipò come advisor Ubm) a fronte dell’esposizione bancaria di Giacomelli pre-Ipo verso l’istituto, che ammontava a 53 miliardi di vecchie lire.
          MORYA LONGO
          FABIO PAVESI
          Venerdí 06 Giugno 2003
          FINANZA E MERCATI


          L’ultimo affondo di Emanuele


          È stato costretto a lasciare il Cda e a lui si imputano le responsabilità dei rapporti «travagliati» con i fornitori con quel debito esploso a 222 milioni di €. Ma Emanuele Giacomelli, marito del presidente Gabriella Spada, un ultimo colpo d’ala se l’è riservato.
          A ottobre dell’anno scorso, quando la situazione dei conti aveva cominciato a deteriorarsi, Emanuele Giacomelli ha venduto alla holding la sua quota (il 40%) di capitale detenuta in Giacomellisport.com. La società doveva essere la nuova frontiera del Gruppo sul web.
          Il prezzo pattuito con il Cda della società presieduta dalla moglie: 2,6 milioni di €.
          Tanto, poco? Difficile dirlo. Un fatto è certo.
          La società era in perdita per 3,2 milioni di € e i soci erano impegnati al ripianamento del "rosso". Tolta la condizione di passivo il valore complessivo stabilito dagli advisor era di 10-12 milioni di €, con attese per il raggiungimento di un margine operativo lordo positivo per fine 2003. Speranze probabilmente ottimistiche.
          A fine marzo di quest’anno Giacomellisport.com ha realizzato un fatturato per un milione di € (-15% sul 2002) e il Mol è in rosso per 212mila euro, per non parlare del reddito operativo in perdita per 405 mila euro (contro i -350 del 2002). Risultati tra i peggiori dopo Longoni tra le varie business unit del gruppo e per i quali, nel frattempo Emanuele Giacomelli ha incassato dalla sua società un assegno da 2,6 milioni di €.
          FA.P.

          venerdì 6 giugno 2003

          Smentito qualsiasi contatto con il gruppo italiano. Titoli sempre sospesi

          Giacomelli non vuole l’aiuto di Cisalfa
          «Per il rilancio trattiamo con l’estero»

          MILANO Il gruppo Giacomelli non ha ricevuto nessuna offerta d’acquisto nè proposte d’intervento da parte di Cisalfa; sono in corso invece trattative con un «primario investitore internazionale».
          Lo afferma una nota del presidente della società, Gabriella Spada, in coordinamento con l’advisor Caretti & Associati. La stessa Cisalfa – si precisa – tramite una banca d’affari alcune settimane fa aveva espresso «un generico interessamento, rimasto fino a oggi senza ulteriori sviluppi».
          Giacomelli conferma la disponibilità a esaminare le iniziative di terzi per il rilancio del gruppo, ma «esclude categoricamente contatti con Cisalfa fino alla cessazione e rimozione delle azioni da essa svolte
          in pregiudizio del gruppo Giacomelli, per cui Giacomelli si è vista costretta ad assumere anche in sede giudiziaria le opportune iniziative».
          L’altro ieri Cisalfa ha ammesso un interesse per rilevare una quota di controllo del gruppo di Rimini, che venerdì ha detto di valutare il ricorso alla procedura di amministrazione controllata, per le difficoltà incontrate con i fornitori.
          Nei giorni scorsi si era ipotizzato un interesse per Giacomelli da parte non solo di Cisalfa, ma anche dei gruppi francesi Decathlon e Go Sport e della britannica Jjb Sport.
          Il titolo Giacomelli, intanto, rimane sospeso dalle contrattazioni nel segmento Star di Piazza Affari, in attesa di ulteriori comunicazioni. Fonti finanziarie spiegano che prossimamente ci sarà, da parte di Borsa spa e Consob, una richiesta formale a Giacomelli perché fornisca una serie di
          informazioni aggiuntive, per poter essere riamessa
          alle negoziazioni.




          FOCUS
          Giacomelli, il risparmio sospeso
              I l titolo Giacomelli, dopo lo stop di venerdì scorso, tocca oggi un’intera settimana di sospensione a Piazza Affari. Non è la prima volta che capita un caso di questo genere: il latente stato di crisi di un’azienda viene alla luce, con la conseguente decisione da parte delle autorità del mercato (a volte su richiesta dei responsabili della società) di fermare gli scambi per evitare guai seri ai risparmiatori comuni. Intenzioni positive, ispirate dal proposito di minimizzare i danni. Ma che lasciano anche le controparti più deboli nell’impossibilità di svincolarsi, dopo le prime avvisaglie, da situazioni finanziarie che spesso sono destinate ad avvitarsi su se stesse. E che nell’immediato registrano come sicuro perdente chi non ha potuto realizzare il proprio investimento.


          Data pubblicazione:05-06-2003

          Indagato mister Giacomelli

          RIMINI – Al tribunale di Rimini non si muove foglia. La partita Giacomelli, con ogni probabilità, si sta giocando in altre sedi. Quelle dell’alta finanza, dei salotti. Anche se alla fine sarà dal palazzo di giustizia del piccolo centro riminese che arriverà la risposta definitiva sul futuro del gruppo leader nel settore degli articoli sportivi in forte crisi di liquidità. Ma nel frattempo alla cancelleria di Rimini giacciono solamente due richieste: la prima di un’ispezione giudiziale per verificare eventuali irregolarità nella gestione. La seconda di fallimento presentata da uno dei fornitori. Manca, per ora, quella importante per l’amministrazione controllata preannunciata dal Cda del gruppo. Forse solo in attesa che dai salotti giunga un ordine di scuderia su tempi, modi e possibilità. Questo per quel che riguarda il primo tavolo, ancora in bilico tra l’amministrazione controllata e il fallimento. Ma ci sono altri tavoli dove si sta giocando la partita. Sempre al tribunale di Rimini, un piano sopra la cancelleria, c’è la procura. Qui un altro fascicolo con sopra il nome Giacomelli è sulla scrivania di un sostituto procuratore. In questo caso si tratta di un’inchiesta penale che per ora vede un solo iscritto nel registro degli indagati. E’ Emanuele Giacomelli, l’ex vicepresidente della società che si è dimesso due settimane fa. Le ipotesi per cui è indagato il marito della presidentessa del consiglio d’amministrazione, Gabriella Spada, sono quelle di calunnia e truffa. Emanuele Giacomelli è finito nel fascicolo per un semplice fatto. E’ lui che ha firmato, nel marzo scorso, la denuncia di furto di assegni che ha di fatto impedito ai fornitori di poter incassare i titoli di credito con cui la merce era stata pagata. Una vicenda che corre parallela, ma su propri binari, quella dell’indagine penale e su cui sono ancora aperte tutte le strade visto che l’inchiesta sembra essersi congelata nel momento stesso in cui è stato aperto il fascicolo. Poi c’è il terzo tavolo della partita, quello della Borsa. L’altro ieri Piero Gnudi, il presidente dell’Enel alla cui società Giacomelli si è affidato per una consulenza fiscale, si è recato dal presidente della Borsa per fornirgli indicazioni. La Borsa, infatti, ha sospeso il titolo a tempo indeterminato fino a quando non avrà il quadro della situazione. Molti degli analisti puntano su un salvataggio della società di Gabriella Spada da parte di alcuni "cavalieri bianchi" pronti a rilevare cospicue quote della holding. Si parla di Cisalfa (che ieri in serata ha confermato di aver avuto contatti con la Caretti&Associati, l’advisor a cui Giacomelli ha affidato il piano di rientro), Decathlon (che indiscrezioni danno interessata agli asset della Giacomelli nei Paesi dell’Est), Go Sport, Jjb Sport e addirittura un ritorno di Longoni. Ipotesi suggestive, ma non a breve termine. L’ingresso da parte di partner così grossi, infatti, è subordinato a un parere del Garante per il mercato che dovrà esprimersi su un eventuale pericolo di concentrazione.


          Data pubblicazione:05-06-2003

          Giacomelli

          Incontro con i sindacati
          l’11 il piano di ristrutturazione

          RIMINI – Mentre le notizie sulla crisi di Giacomelli corrono sui giornali locali e nazionali, dall’altra parte i sindacati si sentono preoccupati per il futuro dei dipendenti della società riminese. Ieri pomeriggio le rappresentanze di Filcams, Fisascat e Uiltucs delle province di Rimini e Cesena hanno avuto un incontro con l’azienda per discutere del problema dei 22 dipendenti della Giacomellisport.com, il ramo d’azienda dell’e-commerce del gruppo. Già prima che scoppiasse il bubbone sulla holding c’erano difficoltà e ora a queste si è aggiunto anche la situazione finanziaria disastrosa del gruppo. "Ieri abbiamo discusso solo della situazione della Giacomellisport.com e abbiano deciso un nuovo incontro in Regione per discutere della faccenda che investe 22 dipendenti per cui è stata chiesta la procedura di mobilità – ha detto ieri Romano Fattini della Filcams di Cesena al termine dell’incontro -. Alcuni potrebbero essere ricollocati e i rappresentanti di Assindustria si sono già impegnati ad aprire altri spazi lavorativi, ma tutto ancora è in alto mare. E’ ovvio che sulla situazione locale pesa molto quella a livello nazionale". Tutto sarà più chiaro, probabilmente, dopo l’11 giugno, quando il coordinamento sindacale dei rappresentanti dei lavoratori avrà l’incontro tanto atteso con i vertici del gruppo. "E’ due anni che lanciamo l’allarme Giacomelli – ha riferito ieri Gabriele Guglielmi della Cgil – ora tutti cercano di correre ai ripari. Attendiamo con trepidazione questo incontro con l’azienda, sempre rinviato. Anche perché è da aprile che attendiamo che ci venga presentato il piano di ristrutturazione aziendale. Ora speriamo, dopo l’incontro, di avere le idee un po’ più chiare sulle intenzioni dell’azienda. Per ora, comunque, i vertici ci hanno assicurato il pagamento degli stipendi per i lavoratori. Ed è già qualcosa".