Giacomelli: Rassegna sabato 31

03/06/2003



        Sabato 31 Maggio 2003
        FINANZA E MERCATI
        Quella partita rovinosa giocata su Longoni Sport
        FABIO PAVESI


        MILANO – Doveva essere il volano della crescita, si è trasformato in un "De profundis". Per Giacomelli l’inizio della fine coincide con l’acquisizione di Longoni Sport . La catena di abbigliamento sportivo fu rilevata nel luglio del 2002 – a un anno esatto dallo sbarco in Borsa avvenuto il 4 luglio del 2001 a 2,25 euro – per 76 milioni di €, un prezzo ritenuto assai salato dal mercato. Ma più che il prezzo erano le condizioni di Longoni a dover preoccupare: la società brianzola, reduce da un paio di ricostituzioni di capitale, aveva una redditività fortemente compressa (-5 milioni di € su 130 di fatturato), patrimonio ancora in rosso e una posizione finanziaria netta negativa per 42 milioni di €. Era prevedibile che l’impatto dei cattivi conti dell’acquisito qualche contraccolpo sul gruppo Giacomelli avrebbe finito per procurarlo. Già nel consolidato pro-forma, redatto per l’operazione, la posizione finanziaria netta della nuova entità andava aggravandosi raddoppiando il "rosso" da 115 milioni a 240 e con una redditività a sprofondare in negativo. Ma la società riminese, passata nel frattempo al circuito Star, il segmento dei titoli ad alti requisiti, manifestava ottimismo. Nella presentazione a metà luglio scorso agli analisti indicava un ritorno all’utile di Longoni in soli 8 mesi. Mai previsione fu più infondata. In realtà Longoni ha continuato a bruciare cassa, appesantendo sempre più i conti del gruppo. A fine marzo di quest’anno, quando il titolo aveva già bruciato l’80% del suo valore in soli nove mesi, scendendo dai 2 € pre-acquisizione attorno agli 0,45, i dati della trimestrale hanno presentato un quadro impietoso. Longoni ha mostrato un margine operativo lordo a -478 mila € e a livello di utile operativo il "rosso" è stato di 1,8 milioni di €, il risultato peggiore tra tutte le unità di business del gruppo. Ma la società presieduta da Gabriella Spada ci ha messo del suo. Non contenti del dover metabolizzare il piatto indigesto di Longoni, la società riminese si è incamminata in un piano di espansione (e quindi di investimenti) per l’apertura di 45 nuovi negozi. Una strategia che ha fatto lievitare ammortamenti e oneri finanziari. La trimestrale ha visto l’utile operativo del gruppo scendere a -6,8 milioni di € da 0,4 di fine 2002 e +18 di fine 2001. Lo sprofondare della redditività si è accompagnato all’esplosione dei debiti verso i fornitori passati da 121 milioni di € del 2001 ai 222 milioni (il 71% del fatturato) di fine marzo 2003. Una stretta che ha generato una crisi di liquidità da cui sarà difficile uscire: la cassa è scesa in soli tre mesi a 34 milioni di € da 80 di fine 2002; la posizione finanziaria netta a breve è caduta a -47 milioni da -13 e il patrimonio si è assottigliato a 41 milioni da 57, con un rapporto debito/mezzi propri che ha toccato la soglia record di 5. In questa travagliata vicenda, che ha bruciato le dita a molti piccoli risparmiatori, qualcuno ne è uscito indenne. Sono gli svizzeri di Ubs, soci del gruppo dai tempi dell’Opv del luglio 2001. Pochi mesi prima dello shopping Longoni, nell’aprile del 2002, Ubs ha liquidato l’intera quota residua (il 16% del capitale) a un valore medio di 1,97 €, cinque volte di più dei corsi odierni. Fiutata la débacle la banca svizzera si è defilata. Non altrettanto hanno fatto i fondi di Sanpaolo-Imi e Banca Popolare di Milano. Le due Sgr sono entrate nel capitale – rispettivamente con il 5% e il 2% – a inizio 2002, a valori di carico di 2 €. Bpm Sgr ne è uscita completamente, SanPaolo mantiene un 2,7%. Un’avventura costata cara. Così come costerà cara a Unicredito che da inizio 2002 ha in dote il 3,5% delle azioni Giacomelli.



        Sabato 31 Maggio 2003

        Giacomelli, mossa shock anticrisi

        Risparmio tradito – Il gruppo avvia l’iter di amministrazione controllata per tamponare le richieste dei fornitori

        MORYA LONGO



        MILANO – I nodi erano tanti. E ora sono venuti tutti al pettine. Il consiglio di amministrazione di Giacomelli ha avviato presso il Tribunale di Rimini le procedure per chiedere l’amministrazione controllata delle società Giacomelli Sport spa, Longoni Sport spa e Natura & Sport srl. Ha inoltre convocato per il 4 luglio un’assemblea straordinaria per valutare l’opportunità di intraprendere la stessa strada anche per la holding quotata in Borsa al segmento Star: Giacomelli Sport Group. Appesantito da una posizione finanziaria netta negativa a fine marzo per 196,734 milioni di euro, strozzato da debiti verso i fornitori per un totale di 222,322 milioni, ma soprattutto incalzato da decreti ingiuntivi e richieste di pignoramento da parte degli stessi fornitori, il gruppo ha quindi deciso di chiedere "protezione" al Tribunale. L’obiettivo è chiaro: prendere tempo per mettere a punto il piano di ristrutturazione. O trovare un compratore: secondo indiscrezioni attendibili, infatti, sarebbero interessati tre o quattro gruppi del settore (due dovrebbero essere italiani). La situazione del gruppo era diventata insostenibile dopo l’acquisizione di Longoni spa lo scorso luglio, per 76 milioni di euro. Per questa operazione, Giacomelli utilizzò infatti buona parte dei 100 milioni di euro raccolti pochi mesi prima con un bond (che doveva essere utilizzato in altro modo) collocato da Abaxbank e Banca Akros. Risultato: in breve tempo Giacomelli ha praticamente prosciugato la liquidità. Questo ha causato una situazione sempre peggiore e crescenti problemi con i fornitori. A inizio mese la società si è quindi affidata a un advisor (Caretti&Associati) per mettere in piedi in extremis un piano di ristrutturazione. Il progetto prevede un aumento di capitale da 50,37 milioni di euro, il riscadenziamento dei debiti contratti con i fornitori e la rinegoziazione delle linee di credito bancarie. Ma il meccanismo si è inceppato: invece di un "Ok", dai fornitori sono iniziati ad arrivare decreti ingiuntivi. Da qui la decisione del cda: giocare l’ultima carta e richiedere l’amministrazione controllata per alcune società del gruppo guidato dal presidente Gabriella Spada. Questa procedura consentirebbe infatti alle società di ottenere una dilazione di tutti i loro debiti: ai creditori è vietato, durante l’intero periodo dell’amministrazione controllata, di intraprendere o proseguire atti esecutivi o cautelativi. Di fatto, in questo modo, si "congelano" le azioni intraprese dai fornitori. E Giacomelli ha tempo per respirare e per cercare di attuare la riorganizzazione: «La prospettiva dell’amministrazione controllata – si legge infatti in una nota – è del tutto coerente con il programma di ristrutturazione della società». Nel frattempo i mercati finanziari tremano. Le azioni Giacomelli ieri sono rimaste sospese dalle contrattazioni per l’intera seduta. Il bond ha invece mostrato per tutta la giornata quotazioni (in realtà il mercato è illiquido) intorno a 70,00 denaro: questo significa che il rendimento è intorno al 20 per cento. Questo prestito obbligazionario non rappresenta il problema contingente di Giacomelli, dato che scade nel 2007 e la prossima cedola dovrà essere pagata nel marzo del 2004. La domanda, però, è un’altra: in caso di amministrazione controllata di alcune società del gruppo, cosa potrebbe succedergli? La risposta è molto difficile. Per vari motivi. Innanzitutto il bond, essendo stato emesso dalla controllata lussemburghese Giacomelli Sport Finance Sa, non rientra nel perimetro delle società per cui è stata chiesta l’amministrazione controllata. Inoltre – come tutti i bond emessi in Lussemburgo – è sottoposto alla legge inglese. Dando però uno sguardo al prospetto informativo (Offering circular) si scopre che tra i vari "eventi" che farebbero scattare il default sono elencate le «procedure esecutive o altri procedimenti legali» intentati su «tutta o una parte materiale della proprietà, degli asset o dei ricavi dell’emittente, del garante o di ogni altra controllata del garante». Questi procedimenti devono riguardare «richieste di ammontare uguale o superiore a 10 milioni di euro» e non devono essere «rimossi entro 30 giorni».


        sabato 31 maggio 2003
        Giacomelli sull’orlo del crack
        Il gruppo di Rimini chiede l’amministrazione controllata. Titoli sospesi in Borsa

        Marco Ventimiglia
        MILANO Sembrerebbe una di quelle storie sulle aziende della new economy, protagoniste di resistibili
        ascese ed irresistibili cadute fra il vecchio ed il nuovo millennio. Peccato che il nome in questione,
        Giacomelli Sport, con la new economy non c’entri molto, come testimoniano la montagna di scarpe
        ginniche, tute ed attrezzi sportivi fin qui venduti. Fin qui, perché il rischio è che l’azienda, quotata in
        Borsa (ieri il titolo è stato sospeso), finisca col chiudere i battenti causa «problemi con i fornitori»;
        quest’ultima formula, un po’ ipocrita, sta più semplicemente a significare l’attuale impossibilità di
        far fronte ai debiti contratti per reperire le merci da esporre nella moltitudine di punti vendita. Una
        situazione che ha costretto adesso il gruppo ad avviare le procedure per l’amministrazione controllata
        nel tentativo di evitare il fallimento.
        Il paragone con la new economy regge perché anche nel caso di Giacomelli sport la distanza che separa gli altari dalla polvere si misura in pochissimi anni. Ancora nel 2001 il gruppo veniva
        considerato leader europeo nel settore della distribuzione di attrezzature e abbigliamento sportivo.
        La crescita di Giacomelli era avvenuta ad un ritmo vertiginoso anche in virtù di una serie di acquisizioni. Il gruppo di Rimini (di cui fanno parte Longoni Sport e Natura &Sport), è così giunto alle
        dimensioni attuali, probabilmente ipertrofiche: oltre mille dipendenti e 140 megastore in Italia e
        in Europa (soprattutto dell’Est).
        L’esercizio 2002 si è chiuso con ricavi di vendita per 312,2 milioni di euro, in crescita del 21%, grazie anche all’acquisizione, avvenuta nel luglio 2001, di Longoni Sport. Ma nei conti è anche affiorata
        una perdita di 3,5 milioni di euro contro un utile di 2,2 milioni registrato nel 2001. Numeri in
        verità non disastrosi, tanto da non impedire un ulteriore progetto di espansione: nel recente piano
        industriale per il triennio 2003-2005 si prevedeva, infatti, un incremento di oltre 590 milioni
        di euro a fine 2005. Il piano aveva come obiettivo generale l’aumento della redditività e il miglioramento della posizione debitoria. Posizione che però, evidentemente, risulta ora determinante
        in negativo.
        La decisione di avviare le procedure per l’amministrazione controllata è stata presa durante il cda
        dell’azienda e verrà sottoposta all’assemblea straordinaria del 26 giugno prossimo dove sarà anche
        proposto un aumento di capitale da 50,370 milioni di euro. «L’amministrazione controllata – si legge
        in una nota del cda – è del tutto coerente con il programma di ristrutturazione finanziaria portato
        avanti dalla società».
        La richiesta effettuata ieri rappresenta anche una sorta di sconfitta personale per il volto più illustre
        del gruppo, quella Gabriella Spada Giacomelli, oggi 37enne, manager di punta della società
        tanto da essere incoronata, nel 2000, imprenditrice dell’anno da Ernst & Young e da Assolombarda
        proprio nel settore, sinistro presagio, della new-economy. Fra le molteplici iniziative, infatti, la
        manager credette all’ecommerce oltre a dare all’azienda di famiglia una vera spinta che le permise di
        entrare poco dopo in Borsa. Lo stesso ottimismo aveva portato un anno fa alla creazione di
        una nuova catena extra-lusso, gli Xsport, dedicata alla clientela più attenta alla moda e che (sempre
        nelle previsioni più rosee) avrebbe raggiunto 130 punti vendita entro il 2005.







        sabato 31 maggio 2003

        Pesa l’operazione per rilevare il concorrente Longoni.
        I rischi sulle obbligazioni dei risparmiatori

        Giacomelli gioca l’ultima carta

        Il consiglio valuta il ricorso all’amministrazione controllata. Debiti a 196 milioni

            MILANO – L’estate scorsa Giacomelli ha comprato il suo concorrente Longoni per 76 milioni di euro. Adesso però le due aziende messe insieme valgono in Borsa 24 milioni. La crisi del gruppo leader in Italia nella distribuzione di articoli sportivi sta tutta in queste cifre. Quell’acquisizione ha mandato a picco i conti in una fase di mercato già poco brillante. Risultato: nella tarda serata di giovedì i vertici di Giacomelli, presieduta da Gabriella Spada, hanno deciso di chiedere l’ammissione all’amministrazione controllata per le principali società del gruppo. Anche la holding quotata in Borsa sembra incamminata sulla stessa strada, ma la decisione finale verrà presa dall’assemblea dei soci soltanto a luglio. La sostanza però non cambia. L’azienda con base a Rimini, 312 milioni di euro di giro d’affari e 3,4 milioni di perdite nel 2002, non era più in grado di far fronte ai propri impegni. Così, per evitare il crac, ha scelto di ricorrere a una procedura che, in pratica, congela i debiti del passato. In questo modo, se ci sarà il via libera del tribunale e di un’assemblea dei creditori convocata ad hoc, i vertici aziendali potranno tentare il rilancio con l’ombrello protettivo dell’amministrazione controllata. Le legge concede due anni di tempo al massimo per tornare in bonis . In caso contrario sarebbe il fallimento. Ieri il titolo Giacomelli, che ha perso oltre il 70% nell’ultimo anno, è stato sospeso in Borsa e non è chiaro se e quando potrà essere riammesso. Toccherà alla Consob nei prossimi giorni valutare la situazione. Sudano freddo i piccoli azionisti, ma non solo loro. Per finanziare l’acquisizione di Longoni nel marzo 2002 Giacomelli, con l’assistenza di Abaxbank e Banca Akros, collocò obbligazioni per 100 milioni di euro, in gran parte finite a privati risparmiatori. Il prestito scade nel 2007 e quindi, sulla carta, non manca il tempo per recuperare. La prossima cedola però va pagata nel marzo 2004 e c’è il rischio che non venga onorata. Inoltre è probabile un ulteriore, vistoso calo delle quotazioni del bond.
            Per il momento non siamo di fronte a un nuovo caso Cirio, ma di certo le traversie di Giacomelli rischiano di dare il colpo di grazia al mercato delle obbligazioni aziendali
            italian style . A ben guardare, si scopre che nel bilancio del gruppo l’esposizione verso gli obbligazionisti (100 milioni) è quasi pari a quella nei confronti delle banche (112 milioni). In totale i debiti al netto dei crediti ammontano a 196 milioni, quasi cinque volte i mezzi propri. Ancora più preoccupante, però, risulta l’indebitamento con i fornitori, pari a 222 milioni. Questa situazione di estrema tensione finanziaria di recente ha provocato istanze di fallimento e pignoramenti da parte dei creditori.
            Come risalire la china? Nelle prossime settimane è in programma un’assemblea di soci per varare, tra l’altro, un aumento di capitale con l’obiettivo di raccogliere nuove risorse per una cinquantina di milioni. Non è ancora stato formato un consorzio di garanzia bancario in vista dell’operazione. E anche l’azionista di maggioranza, cioè la finanziaria lussemburghese G.M. & G.f. sport international (controllata dalla famiglia Giacomelli), è alla ricerca del denaro per sottoscrivere la sua quota di competenza. Quindi non è da escludere l’ingresso di un nuovo socio, dotato di mezzi freschi. Un’altra strada per fare cassa sarebbe la vendita di alcune attività soprattutto oltrefrontiera. Infatti, oltre all’acquisto di Longoni, il gruppo si è impegnato in una dispendiosa campagna di apertura di nuovi negozi: ben 45 negli ultimi mesi. Da qui l’ulteriore aumento dei debiti. E alla fine anche il sistema bancario si è tirato indietro. Nelle settimane scorse, infatti, è naufragato anche il tentativo di allestire una nuova operazione di finanziamento. A questo punto la carta estrema per tentare un rilancio era l’amministrazione controllata. E i manager di Giacomelli l’hanno giocata.
        Vittorio Malagutti


        Economia





        31 MAGGIO 2003

        Giacomelli verso l’amministrazione controllata

        Il gruppo, leader europeo nel settore della distribuzione di attrezzature sportive, dopo aver presentato a marzo un ottimistico piano industriale 2003-05, "non riesce a far fronte ai problemi coi fornitori"

        di Roberta Spadotto
        RIMINI – Dagli altari alla polvere, in un baleno. Giacomelli Sport Group, leader europeo da oltre un decennio nel settore della distribuzione di attrezzature e abbigliamento sportivo, “non riesce a far fronte ai problemi con i fornitori” e ha avviato le procedure per l’amministrazione controllata nel tentativo di evitare il fallimento.
        La decisione è stata presa durante il cda dell’azienda e verrà sottoposta all’assemblea straordinaria del 26 giugno prossimo dove sarà anche proposto un aumento di capitale da 50,370 milioni di euro. “L’amministrazione controllata- si legge in una nota del cda- è del tutto coerente con il programma di ristrutturazione finanziaria portato avanti dalla società”. Il titolo del gruppo è rimasto sospeso dalle contrattazioni per tutta la giornata.

        Un triste epilogo per un gruppo che negli ultimi anni era cresciuto a un ritmo vertiginoso anche per acquisizioni.  Il gruppo (di cui fanno parte Longoni Sport e Natura &Sport), che ha oltre mille dipendenti e 140 megastore in Italia e in Europa (soprattutto dell’Est), ha chiuso l’esercizio 2002 con ricavi di vendita per 312,2 milioni di euro, in crescita del 21%, grazie anche all’acquisizione, avvenuta nel luglio 2001, di Longoni Sport. Un esercizio meno brillante del precedente, visto che si è chiuso con una perdita consolidata di 3,5 milioni di euro contro un utile di 2,2 milioni registrato nel 2001, ma non certo disastroso. Non solo: nei primi tre mesi del 2003 il fatturato di Giacomelli (escluso quello di Longoni) solo in Italia, ha registrato una crescita del 128% rispetto allo stesso mese del 2002. Dati questi, che avevano fatto prevedere un’ulteriore espansione: nel recente piano industriale per il triennio 2003-2005 si prevedeva, infatti, un incremento di oltre 590 milioni di euro a fine 2005. Il piano aveva come obiettivo generale l’aumento della redditività e il miglioramento della posizione debitoria. Posizione che, evidentemente, però risulta ora determinante.

        Le previsioni ottimistiche del piano industriale sono comunque le stesse che avevano portato Gabriella Spada Giacomelli, oggi 37enne, manager di punta del gruppo, a essere incoronata, nel 2000, imprenditrice dell’anno da Ernst & Young e da Assolombarda nel settore della new-economy. Spada, sposata a Emanuele Giacomelli, credette all’e-commerce e diede all’azienda di famiglia una vera spinta che le permise di entrare poco dopo in Borsa.
        Lo stesso ottimismo aveva portato un anno esatto fa alla creazione di una nuova catena extra-lusso, gli Xsport, dedicata alla clientela più attenta alla moda e che (sempre nelle previsioni più rosee) avrebbe raggiunto 130 punti vendita entro il 2005.

        (30 MAGGIO 2003, ORE 16, aggiornato alle 19)



        31 MAGGIO 2003

         
        Pagina 36 – Economia
         
        La lista delle aziende in crisi: Opengate e Tecnodiffusione in vetta alla classifica dei debiti
        Assedio di banche e fornitori
        Giacomelli getta la spugna
                Al Nuovo Mercato si concentrano le mine più pericolose per i piccoli azionisti
                WALTER GALBIATI

                MILANO – Tra banche e fornitori. La morsa mortale per i gruppi in difficoltà si è stretta intorno a Giacomelli. Ieri il cda della società, quotata al segmento Star, ha deciso di chiedere l´amministrazione controllata per Giacomelli Sport, Longoni Sport e Sport e Natura.
                Le forti pressioni da parte dei fornitori, che vantano un credito di 225 milioni di euro, hanno messo Giacomelli alle corde. E il management ha risposto con la richiesta di amministrazione controllata, una mossa che gli consentirebbe di congelare l´indebitamento per i prossimi due anni e di rilanciare nel frattempo il gruppo. In programma c´è un aumento di capitale da 50 milioni di euro, che dovrebbe essere approvato nell´assemblea del 18 luglio, e la cessione di alcune controllate. In via di uscita, oltre alle attività estere, il cui break even appare lontano nel tempo, potrebbe esserci addirittura la stessa Longoni, acquistata a luglio del 2002, per 76 milioni di euro, pari allora a oltre 100 volte il margine operativo lordo della società. Tra gli interessati ci sarebbe la concorrente Cisalfa.
                Qualora, invece, la situazione non si risolvesse, potrebbe sorgere, qualche problema, oltre che per i piccoli azionisti, che hanno creduto in una società quotata in un segmento ritenuto di eccellenza del mercato italiano, anche per i possessori delle obbligazioni Giacomelli in scadenza nel 2007. Qualche ripercussione, forse eccessiva, si è avuta già ieri sul titolo Credem (-3%), istituto che attraverso Abax Bank e insieme con Banca Akros ha collocato il prestito, tenendone una parte in portafoglio. Questa volta, infatti, sarebbero coinvolti nell´emissione anche investitori istituzionali, come Intesa, Sanpaolo, Centrobanca e la Popolare dell´Emilia, istituti che fra l´altro hanno aperto linee di credito a Giacomelli.
                La stessa morsa, che sta soffocando il gruppo di Rimini, potrebbe stringersi intorno ad altre società quotate non sullo Star, ma al Nuovo mercato. Tra gli osservati speciali della Consob vi sono Opengate, Tecnodiffusione, Cardnet e Gandalf, tutte società il cui ultimo bilancio non è ancora stato certificato dai revisori. Opengate è sbilanciata nei confronti del sistema bancario per 128 milioni di euro, mentre verso i fornitori ha un debito di circa 160 milioni. Pur avendo in atto un piano di risanamento (aumento di capitale e cessioni), gli azionisti se ne vanno a gambe levate. Tra il 20 e il 22 maggio hanno ridotto la propria partecipazione la PopCommercio e Industria scesa dal 2,7% sotto il 2% e Bruno Bottini, consigliere di Opengate, che ha ceduto una quota dello 0,7%.

                Appare meno preoccupante, invece, la situazione di Tecnodiffusione, che ha già rinegoziato il debito con le banche (80 milioni), ottenendo linee di credito per 30 milioni. Ai fornitori il gruppo deve 100 milioni di euro, mentre agli obbligazionisti, che hanno sottoscritto i bond in scadenza nel 2005, la società deve 25 milioni di euro. In situazione precarie anche Gandalf, (11,4 milioni verso le banche), Cardnet (16,8 milioni) e Cto (36,3 milioni), assurta agli onori della cronaca per una lite con il suo più importante fornitore.

         

        ItaliaOggi (Mercati e Finanza)
        Numero
        128, pag. 9 del 31/5/2003

        La decisione del cda dopo aver preso atto delle difficoltà.
        Giacomelli in affanno

        Vicina l’amministrazione controllata

        Il consiglio d’amministrazione di Giacomelli sport group, società quotata sul segmento Star di Borsa Italiana e attiva nel settore della distribuzione di articoli e abbigliamento sportivi attraverso negozi con le insegne Giacomelli e Longoni, dopo aver ´preso atto del continuo peggiorare della situazione di difficoltà con i fornitori, dato l’elevato numero di azioni da essi intraprese verso le società del gruppo e nonostante le preliminari manifestazioni di interesse da parte di investitori presentate dall’advisor Caretti & Associati, ha deciso di sollecitare il ricorso delle singole società controllate (Giacomelli Sport, Longoni Sport, e Natura e Sport), alla procedura di amministrazione controllata, nei tempi più brevi consentiti’.

        Il consiglio, hanno fatto sapere inoltre dalla società, ha convocato l’assemblea straordinaria di Giacomelli per il 4 luglio in prima convocazione, il 18 luglio in seconda e il 23 luglio in terza ´affinché sia valutata l’eventuale opportunità, con il conferimento agli amministratori dei poteri previsti dalla legge fallimentare’.

        ´Il consiglio’, secondo quanto comunicato dal gruppo, ´sottolinea che la prospettiva dell’amministrazione controllata è del tutto coerente con il programma di ristrutturazione finanziaria portato avanti dalla società, essendo compatibile con le direttive di ristrutturazione e consolidamento dei debiti sociali, di dismissione degli asset non strategici, nonché di rifinanziamento attraverso un aumento di capitale sociale’.

        Intanto, nella giornata di ieri, in Borsa le contrattazioni delle azioni Giacomelli sono state sospese, in attesa di diffusione sul mercato di un comunicato societario.