Giacomelli: Rassegna sabato 14

16/06/2003




        Sabato 14 Giugno 2003
        FINANZA E MERCATI
        Giacomelli, costa il 31% la riammissione in Borsa
        MARILENA PIRRELLI


        MILANO – Tre titoli ieri sono stati riammessi in Borsa: Giacomelli, Arquati e Opengate sono tornati a fare prezzo con sorti alterne. La giornata si è chiusa male per Giacomelli , che dopo quasi due settimane di sospensione, è crollata. Il titolo, riammesso con un’unica fase d’asta a partire dalle 12, ha perso il 31,3% scendendo a 0,3 euro, rispetto ad un prezzo precedente la sospensione di 0,43 euro. Così da inizio anno l’azione ha archiviato un calo del 50,74%. Il mercato ha dunque reagito con panico alle notizie relative alla crisi di liquidità del gruppo emiliano e alla richiesta di amministrazione controllata per le società operative (Giacomelli Sport, Longoni Sport e Natura & Sport) e alle sei istanze di fallimento presentate al Tribunale di Rimini. Gli investitori guardano con cautela anche alle linee del piano di ristrutturazione finanziaria presentato nei giorni scorsi dal gruppo.
        I volumi sono stati leggermente superiori all’ultima seduta del 29 maggio (588mila pezzi scambiati) e di molto inferiori alle impennate del 5 maggio (2,4 milioni) e del 26 maggio (quasi 2 milioni). Il titolo, era stato sospeso dalle negoziazioni lo scorso 30 maggio in attesa di integrazioni informative. A partire da lunedì prossimo e fino a successivo provvedimento l’azione verrà trattata solo con un’unica fase d’asta e non in continua, la fase di pre-asta di apertura sarà dalle 8 alle 17,35 e la fase di validazione e chiusura dalle 17,36 alle 17.40.
        La Borsa ha disposto tale procedura per evitare l’immissione di ordini di acquisto o vendita al meglio.
        Tutti gli ordini quindi dovranno in effetti avere un prezzo ben preciso. «Il crollo del titolo era prevedibile viste le ultime notizie» commenta un analista che chiede di restare anonimo. «L’azienda ha messo punto un piano di ristrutturazione e ben che vada comporterà un aumento di capitale molto diluitivo. Il mercato prende il piano con le dovute cautele misurando le probabilità di successo: bisognerà rinegoziare il debito con banche e fornitori, riscadenziare i rimborsi del prestito obbligazionario e cedere gli asset esteri sui quali l’azienda aveva costruito le sue prospettive di crescita.
        Ora l’azienda intende concentrarsi in Italia e solo se entrerà nel capitale un nuovo investitore le probabilità di successo cresceranno». «Viceversa – prosegue l’analista – se il piano non si concretizza, l’aumento di capitale non va in porto, le cessioni non si chiudono e la ristrutturazione non porta a un recupero di liquidità, dopo l’amministrazione controllata si andrà in procedimento concorsuale e in liquidazione, a quel punto l’offerta di Cisalfa non potrà essere rifiutata. Ci vorrano probabilmente due anni per conoscere il destino di questa azienda, nel frattempo il titolo sconterà in anticipo le informazioni e sarà caratterizzato da un’elevata volatilità» conclude l’esperto. Anche su Arquati il mercato si è mosso con prudenza.
        Il titolo, sospeso giovedì in attesa di comunicazioni, ieri ha aperto in calo a Piazza Affari all’indomani dell’annuncio che la società di revisione Kpmg non ha certificato il bilancio della società. La bocciatura fa seguito a quella emessa sui conti 2001 da PriceWaterhouseCoopers. A fine giornata il titolo ha perso il 2,65% attestandosi a 0,58 euro con volumi dimezzati. Ha reagito bene in Borsa, invece, Opengate , sospesa sempre giovedì in attesa di comunicazioni. Sebbene abbia aperto in calo (-3,04% a 2,715 euro), il titolo alla fine ha guadagnato lo 0,79% segnando 2,82 euro, in un mercato in flessione (-1,18% Numtel), con volumi elevati. Il mercato ha dato fiducia all’aumento di capitale da 50 milioni di euro approvato giovedì dai soci del distributore IT che garantirà la continuità aziendale, altrimenti a rischio. Inoltre un gruppo d’investitori ha manifestato al Cda la disponibilità a sottoscrivere, eventualmente, la quota rimasta inoptata di tale aumento di capitale.
        L’azione che a metà gennaio valeva 7,3 euro, aveva toccato un minimo a quota 2,615 a fine maggio.
        «È stato decisivo raggiungere il quorum in assemblea» afferma un borker «che è riuscita a portare a casa l’aumento di capitale e a individuare la disponibilità di un nuovo investitore. In un mercato in flessione, il recupero del titolo è un buon segno» conclude.



        Data pubblicazione:14-06-2003

        Schiaffo in Borsa per Giacomelli che chiude a -31,38%

        RIMINI – Non poteva ricominciare peggio, per Giacomelli, l’avventura della Borsa. Dopo quasi due settimane di sospensione, il titolo è sceso nuovamente nell’arena di Piazza Affari con spirito battagliero, ma dopo una giornata che ha visto un volume scambiato pari a 683.230 titoli, Giacomelli ha chiuso con una flessione del 31,38% rispetto al valore d’ingresso. In pratica oggi il titolo è uscito di scena a 0,3 quando il valore con il quale era stato sospeso era pari a 0,43. Una performance negativa che sembra confermare il trend che il titolo ha avuto da quando è stato quotato in Borsa a quasi 2 euro. La negoziazione del titolo di Giacomelli, tuttavia, non è stato normale. Si è trattato di un’asta. Una scelta presa dalla Borsa per evitare l’immissione di ordini di acquisto o di vendita al meglio. In pratica tutti gli ordini circolati ieri avevano un prezzo preciso per rendere possibile il maggior numero di compravendite. La riammissione del titolo in Borsa era stato deciso dopo che la Giacomelli aveva integrato i primi documenti presentati ai vertici di Piazza Affari valutati inizialmente insufficienti. A giocare un ruolo fondamentale nella riammissione del titolo sicuramente il piano di salvataggio studiato dall’advisor Caretti&Associati che prevede un aumento di capitale a pagamento da 50 milioni di euro, la dismissione delle attività estere contestualmente alla riscossione di crediti per altri 50 milioni di euro, il raggiungimento di accordi con i fornitori per definire un piano di rimborso dei debiti pregressi e con le banche per il riscadenziamento dei rimborsi dovuti (in entrambi i casi è possibile la conversione in capitale di parte dei debiti). Un piano, quello dei professionisti milanesi, che deve tendere a rassicurare la posizione dei fornitori nelle more della procedura concorsuale, evitare lo stillicidio delle azioni esecutive e dare un quadro di certezza ai possibili acquirenti delle attività non strategiche e agli investitori interessati. Proprio in questo senso, anche ieri, si sono susseguite le voci dei contatti della Caretti&Associati con altri gruppi attivi nel settore della distribuzione di articoli sportivi. Per ora la Giacomelli sembra propendere verso Decathlon e Jjb Sport, ma si fa insistente la presenza di Cisalfa che ha recentemente messo in piedi la Winter&Summer insieme a Sergio Longoni, ex proprietario della Longoni Sport acquistata lo scorso luglio dalla Giacomelli per 76 milioni di euro. Proprio Longoni potrebbe farsi avanti, insieme al socio Cisalfa, per venire in soccorso a Giacomelli, ma a due condizioni: la concessione dell’amministrazione controllata e un concordato giudiziale per gestire meglio i debiti.




        sabato 14 giugno 2003
        Giacomelli ritorna in Piazza Affari
        con un tonfo di oltre il 30 per cento

        Crollo di Giacomelli nel giorno del suo rientro sugli scambi di Borsa dopo quasi due settimane di sospensione. Il titolo, riammesso con un’unica fase d’asta a partire da mezzogiorno, ha chiuso in calo del 31,3% a 0,3 euro, rispetto all’ultima contrattazione, a fine maggio. Il mercato ha dunque reagito con panico alle notizie relative alla crisi di liquidità del gruppo emiliano e alla richiesta di amministrazione controllata per le società operative.
        Giovedì il gruppo Giacomelli aveva presentato il piano di rilancio di Giacomelli che prevede tra le operazioni di finanza straordinaria un aumento di capitale da 50 milioni di euro. Previste anche dismissioni di attività estere e riscossioni crediti sempre per 50 milioni di euro.
        Il gruppo Giacomelli ha sottolineato che per tutte le domande di amministrazione controllata (di Giacomelli Sport, Longoni Sport e Natura&Sport) è previsto che la procedura di amministrazione controllata abbia come termine finale il 30 aprile 2005. Le linee guida del piano di ristrutturazione finanziaria prevedono, oltre all’aumento di capitale e a dismissioni di attività estere, il raggiungimento di accordi con i fornitori per definire un piano di rimborso dei debiti pregressi. Inoltre, è previsto il raggiungimento di accordi con le banche per il riscadenziamento dei rimborsi dovuti e l’ipotesi di rinegoziare i termini del bond da 100 milioni con scadenza 2007.
        Il Cda della Giacomelli Sport Group, infine, ha deliberato di richiedere ai consulenti della società le indicazioni utili perchè il consiglio stesso possa riferire all’assemblea straordinaria (convocata per il 4 luglio) in merito alla possibilità di porre in amministrazione controllata anche la società stessa e, di conseguenza, in merito al conferimento agli amministratori dei poteri per la presentazione dell’istanza di amministrazione controllata.