Giacomelli: Rassegna martedì 3

03/06/2003


        martedì 3 giugno 2003

        Il collegio sindacale chiede di valutare eventuali comportamenti irregolari degli amministratori
        Giacomelli, parla il Tribunale

        MILANO Il collegio sindacale di Giacomelli Sport Group ha depositato
        ieri al Tribunale di Rimini un ricorso che prevede anche la possibilità
        di sporgere denuncia in caso di «fondato sospetto di gravi irregolarità
        nell’adempimento dei doveri degli amministratori».
        In particolare il collegio chiede al Tribunale di decidere in merito
        ai provvedimenti da intraprendere inclusa l’eventuale sostituzione del
        consiglio di amministrazione.
        In una nota emessa venerdì scorso il consiglio di amministrazione
        di Giacomelli aveva comunicato di valutare l’opportunità di un ricorso
        per la società alla procedura di amministrazione controllata «preso atto del
        continuo peggiorare della situazione di difficoltà con i fornitori, dato l’elevato
        numero di azioni intraprese verso le società del gruppo e nonostante le
        preliminari manifestazioni di interesse da parte di investitori presentate
        all’adviser Caretti & Associati».
        Il consiglio di amministrazione ha convocato l’assemblea straordinaria
        di Giacomelli Sport Group, in prima seduta il 4 luglio (in seconda il 18 luglio
        e in terza il 29 luglio).
        La posizione finanziaria netta del gruppo a fine marzo 2003 era negativa
        per 196,734 milioni di euro, in aumento rispetto a 183,655 milioni
        di un anno prima. I debiti verso i fornitori, sempre a fine marzo, ammontavano
        a 222,322 milioni di euro.
        Giacomelli è alle prese con un piano di ristrutturazione finanziaria,
        messo a punto dall’advisor Caretti&Associati, che prevede un aumento
        di capitale fino a massimi 50,37 milioni di euro, subordinato all’accordo con i principali creditori.






        martedì 3 giugno 2003
        sindaci contro il cda

        MILANO — Pesante mozione di sfiducia ai vertici di Giacomelli Sport, che dopo la decisione di sollecitare l’amministrazione controllata presa nel cda di venerdì scorso a causa del «continuo peggiorare della situazione di difficoltà con i fornitori», ieri si sono visti sconfessati da un ricorso al tribunale di Rimini del collegio sindacale. Nel suo durissimo intervento, il collegio sindacale ha chiesto alla magistratura di decidere sui provvedimenti da intraprendere, compresa l’eventuale sostituzione del cda, mentre in Piazza Affari il titolo è rimasto sospeso, come venerdì, per l’intera seduta.
        Si rinforza così la prospettiva di un nuovo caso Cirio, con l’arduo tentativo della società di congelare i debiti del passato, cui non riesce più a far fronte. Il gruppo leader in Italia nella distribuzione di articoli sportivi, infatti, si è indebitato fino al collo per comprare il rivale lombardo Longoni, arrivando ad accumulare ben 196 milioni di euro di debiti (per non parlare dei 222 milioni di debiti con i fornitori), quasi cinque volte i mezzi propri, in un’annata chiusa con 312 milioni di fatturato e 3,4 milioni di perdite. Di questi 196 milioni, 100 riguardano gli obbligazionisti. I bond (privi di rating) scadono nel 2007 e la prossima cedola maturerà nel marzo 2004.
        I guai di Giacomelli nascono l’estate scorsa, quando il fondo Bridgepoint, che controllava il 75 per cento di Longoni Sport, ha deciso di mettere la sua quota sul mercato. Immediato l’intervento degli acquirenti naturali, cioè la cordata composta da Sergio Longoni (fondatore e azionista di minoranza del gruppo) e da Cisalfa, che avevano tutte le intenzioni di riprendersi il marchio. Invece alla fine la maggioranza del gruppo specializzato nella distribuzione sportiva di qualità è andata a Giacomelli, che ha offerto molto di più. Talmente di più che gli analisti finanziari hanno giudicato esagerata la valutazione.
        L’operazione, costata a Giacomelli ben 76 milioni di euro (ora le due aziende insieme valgono in Borsa 24 milioni), ha avuto anche degli strascichi giudiziari quando Longoni e Cisalfa hanno deciso di portare ugualmente avanti il progetto di creare una catena di grandi negozi con il famoso marchio brianzolo. Giacomelli allora li ha portati in tribunale, sostenendo che il venditore (Sergio Longoni) non può allearsi con un concorrente (Cisalfa) dell’acquirente (Giacomelli) e riproporre al pubblico lo stesso prodotto appena venduto, generando confusione nel consumatore finale.
        Ora si tratta di salvare il salvabile: nelle prossime settimane è in programma un’assemblea dei soci per varare un aumento di capitale con l’obiettivo di raccogliere nuove risorse per una cinquantina di milioni. Un’altra strada sarebbe la cessione di alcuni asset: negli ultimi mesi Giacomelli ha aperto ben 45 negozi in giro per l’Europa, soprattutto nell’Est. Evidentemente qualcuno ha fatto male i calcoli.
        di Elena Comelli







        martedì 3 giugno 2003
        I sindaci di Giacomelli Sport chiedono un nuovo Consiglio

        Si complica la crisi del gruppo degli articoli sportivi Giacomelli (al quale fa capo anche Longoni). Il collegio sindacale di Giacomelli Sport Group ha depositato al Tribunale di Rimini un ricorso chiedendo alla magistratura di decidere sui provvedimenti da intraprendere compresa l’eventuale sostituzione del Consiglio d’amministrazione: lo si apprende da un avviso di Borsa italiana.
        Il titolo, quotato sul segmento Star di Piazza Affari, è in sospensione in attesa di comunicazioni integrative dopo che la stessa società ha annunciato venerdì il possibile ricorso all’amministrazione controllata per le società del gruppo, Giacomelli sport, Longoni Sport e Natura&Sport – e anche la stessa Giacomelli Sport Group potrebbe presentarne domanda – a causa del «continuo peggiorare della situazione di difficoltà con i fornitori».
        L’assemblea straordinaria dei soci di Giacomelli è stata convocata per il prossimo 4 luglio (il 18 luglio in eventuale seconda convocazione).

         




         
        24 Ore
        martedì 3 giugno 2003, S. Carlo Lwanga
           
        Il titolo resta sospeso in Borsa
        Giacomelli, ricorso
        per sostituire il Cda

        MILANO. Sospensione prolungata per i titoli Giacomelli, quotati sul segmento Star di Piazza Affari, in attesa di comunicazioni integrative. Lo ha reso noto Borsa Italiana.
        La società ha annunciato venerdì il possibile ricorso all’amministrazione controllata per le società del gruppo, Giacomelli sport, Longoni Sport e Natura&Sport – e anche la stessa Giacomelli Sport Group potrebbe presentarne domanda – a causa del «continuo peggiorare della situazione di difficoltà con i fornitori».
        Il collegio sindacale di Giacomelli Sport Group ieri ha depositato al Tribunale di Rimini un ricorso chiedendo alla magistratura di decidere sui provvedimenti da intraprendere compresa l’eventuale sostituzione del cda. Anche in questo caso la notizia proviene da un avviso di Borsa italiana.


        martedì 3 giugno 2003
        Pagina 30 – Economia
         
         
        IL CASO
        Per la prima volta l´organo di controllo di una società quotata chiede la rimozione dei manager

        Ricorso dei sindaci al Tribunale "Cambiate i vertici Giacomelli"
                Si aggrava la crisi della società riminese assediata da debiti per un totale di 480 milioni
                WALTER GALBIATI


        ILANO – Non era mai successo dal ´98 a oggi. Da quando è stata pubblicata la legge Draghi, mai nessun collegio sindacale era ricorso al Tribunale per indagare sull´operato di un consiglio di amministrazione. Ieri, invece, i sindaci di Giacomelli Sport hanno inoltrato un esposto, «affinché il Tribunale decida in merito ai provvedimenti da intraprendere, inclusa l´eventuale sostituzione dell´organo amministrativo». E nella stringata nota, i sindaci citano l´articolo 2409 del Codice Civile, dove si ritiene legittima la denunzia al Tribunale in caso di «sospetti di gravi irregolarità nell´adempimento dei doveri degli amministratori». Nei casi peggiori l´organo giudiziario può revocare gli amministratori in carica e nominare un amministratore giudiziario, che a sua volta può proporre l´azione di responsabilità nei confronti del management. In sostanza i sindaci vogliono un nuovo cda con un nuovo piano di rilancio.
        A guardare i fatti, però, i consiglieri di Giacomelli sembrano in fuga, senza neppure il bisogno di un intervento straordinario del Tribunale di Rimini. Due dei cinque membri del consiglio, Marino Bastianini e Pietro Mazzola, infatti, hanno già rassegnato le dimissioni dall´incarico agli inizi di maggio, mentre Emanuele Giacomelli si è dimesso dalla carica di vicepresidente, pur rimanendo nel board come consigliere senza poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione. Attualmente le cariche più rappresentative, presidente e amministratore delegato, sono ricoperte rispettivamente da Gabriella Spada, moglie di Giacomelli con il quale è anche azionista di riferimento (53,1% del capitale), e da Stefano Pozzobon.
        Difficile capire quali siano le gravi irregolarità dalle quali i sindaci vogliono prendere le distanze. Qualche indizio, forse, lo si trova ripercorrendo la storia recente del gruppo riminese: il 4 marzo la società denunciò al Tribunale di Rimini la scomparsa di alcuni assegni e contemporaneamente ne chiese il blocco. L´esito fu quello di bloccare non solo gli assegni rubati, ma anche quelli in mano ai fornitori. Che andarono su tutte le furie, in quanto vantano nei confronti del gruppo crediti per ben 220 milioni di euro. Gli assegni sono stati successivamente dissequestrati ad aprile, ma la vicenda ha fortemente minato la fiducia dei fornitori.
        La ristrutturazione del debito è ora in mano alla Caretti & Associati, il cui compito non è dei più semplici. Giacomelli, infatti, è oberata da passività per oltre 480 milioni di euro a fronte di un patrimonio netto di soli 41 milioni. Il risanamento dovrebbe passare attraverso un aumento di capitale da 50 milioni, che l´assemblea della società si appresta a varare il prossimo 18 luglio, e alcune dismissioni. Prima fra tutte, la cessione della Longoni e di qualche negozio all´estero. In lizza, oltre a Cisalfa, ci sarebbero Decathlon e la catena inglese Gosport. Per attuare il piano la società ha richiesto l´amministrazione controllata per alcune società del gruppo, in modo tale da congelare il risarcimento del debito per due anni. Se così non fosse, sarebbero guai per creditori, obbligazionisti e azionisti. Da lodare, invece, il tempismo di Unicredit, che dopo aver portato in Borsa la società, ha tolto il disturbo a seguito della disastrosa acquisizione di Longoni, cedendo sul mercato il suo 3,48%. Benché il sito della Consob riporti ancora la banca fra gli azionisti.

         


         martedì 3 giugno 2003
         Oggi i manager in Consob. Titolo ancora sospeso. Il caso degli assegni «rubati»
        «Azzerate il consiglio Giacomelli»
        I sindaci al Tribunale: vanno sostituiti gli amministratori
            MILANO – Il consiglio di amministrazione della Giacomelli deve farsi da parte. Lo chiedono i sindaci della società che hanno presentato un ricorso al tribunale di Rimini. La notizia arriva proprio mentre il gruppo leader in Italia nella distribuzione di articoli sportivi si appresta a chiedere l’amministrazione controllata. Una sorta di ultima spiaggia prima del crac. Adesso però i giudici sono chiamati a decidere se gli amministratori che hanno portato l’azienda sull’orlo del fallimento potranno gestire il salvataggio. Oppure se, come richiesto dal collegio sindacale guidato da Maria Poli, devono lasciare il posto a nuovi manager. La richiesta viene motivata con il «sospetto di gravi irregolarità». Secondo fonti finanziarie, l’intervento dei sindaci sarebbe stato innescato anche da una complicata vicenda di assegni rubati, fornitori pagati in ritardo e cause legali. In sostanza, nel marzo scorso Giacomelli denunciò il furto di alcuni blocchetti di assegni presso una propria sede. Il tribunale bloccò l’incasso di quegli assegni, salvo poi dare via libera un mese dopo. Da qui la reazione di alcuni fornitori che, a loro volta, avrebbero fatto ricorso alla magistratura denunciando una presunta truffa ai loro danni. L’accusa, tutta da dimostrare, sarebbe che il trafugamento degli assegni potrebbe rivelarsi solo un espediente per dribblare le richieste di pagamento.
            A suo tempo, in un comunicato ufficiale, il gruppo Giacomelli spiegò la vicenda come «una normale procedura di richiamo degli assegni a seguito di un furto subito della società». Di certo, nelle ultime settimane si sono moltiplicate le azioni legali da parte dei fornitori contro l’azienda riminese. Si va dai pignoramenti fino alle richieste di fallimento. I debiti commerciali sono quasi raddoppiati nel corso del 2002, passando da 121 milioni di euro a 229 milioni e nel primo trimestre 2003 sono calati di poco a 222 milioni. Dai conti del gruppo emerge anche che il valore degli stock di magazzino è esploso: 233 milioni, una somma pari a nove mesi di fatturato, contro i 130 milioni di fine 2001. Se a queste cifre si somma un indebitamento finanziario che sfiora i 200 milioni di euro (cinque volte i mezzi propri) si capisce perché l’azienda riminese sia stata costretta a giocare la carta estrema dell’amministrazione controllata. Tra i debiti vanno compresi anche 100 milioni di bond collocati l’anno scorso e in buona parte finiti a piccoli risparmiatori.
            Ieri, intanto, il titolo Giacomelli è rimasto sospeso in Borsa per la seconda seduta consecutiva. A breve termine, forse già oggi, i vertici della società potrebbero andare a rapporto in Consob. Ed è probabile che l’autorità di controllo sui mercati chieda alla società di fornire maggiori informazioni agli investitori. Resta da vedere che cosa deciderà il tribunale in merito alla richiesta dei sindaci. Il consiglio di amministrazione della Giacomelli è già ridotto ai minimi termini. Tra il 7 e il 9 maggio si sono dimessi il vicepresidente Emanuele Giacomelli e gli amministratori Marino Bastianini e Pietro Mazzola. Restano in carica la presidente Gabriella Spada, l’amministratore delegato Stefano Pozzobon e Mario Spada, fratello di Gabriella.
            Nel tentativo di risalire la china il consiglio aveva dato mandato a un consulente esterno (Caretti & c.) di varare un piano di salvataggio. Il prossimo passo dovrebbe essere un aumento di capitale per raccogliere almeno 50 milioni di euro sul mercato. Al momento però non è chiaro se l’azionista di maggioranza, cioè la famiglia Giacomelli, sia in grado sdi sottoscrivere la sua parte. Così sembra prevedibile l’ingresso di nuovi soci, oppure la vendita di alcune attività. Tra i pretendenti ci sarebbe anche Sergio Longoni, il fondatore degli omonimi negozi sportivi, acquistati da Giacomelli nell’estate scorsa. Un’operazione che ha innescato il tracollo del gruppo.
        Vittorio Malagutti
           
        Martedí 03 Giugno 2003
        FINANZA E MERCATI
        Su Giacomelli l’ombra-fallimento

        Risparmio tradito – Gli avvocati di un creditore hanno presentato presso il Tribunale di Rimini l’istanza nei confronti della holding del gruppo


        MILANO – Una corsa contro il tempo. Un braccio di ferro tra amministrazione controllata e fallimento. Mentre Giacomell i lavora per ottenere dal Tribunale di Rimini l’amministrazione controllata per alcune società del gruppo, ieri è arrivata una nuova doccia fredda: l’avvocato Maurizio Spinella, per conto della società Ande Srl di Lecco, ha comunicato al «Sole 24 Ore» di avere presentato al Tribunale di Rimini istanza di fallimento nei confronti di Giacomelli Sport Group spa. «L’istanza è stata protocollata venerdì 30 maggio – afferma -. E già domani (oggi per chi legge, ndr) è probabile che venga intrapresa un’azione analoga anche nei confronti di Giacomelli Sport spa e Longoni Sport spa». Una notizia che fa tremare il gruppo in difficoltà. E che fa raggelare il sangue nelle vene agli azionisti e agli obbligazionisti: Giacomelli è infatti quotata al segmento Star della Borsa e ha sul mercato un prestito obbligazionario da 100 milioni di euro. Ma andiamo con ordine. Le difficoltà del gruppo Giacomelli sono nate quasi tutte con l’acquisizione, un anno fa, di Longoni Sport per 76 milioni di euro. Questo ha creato una situazione insostenibile: a fine marzo il gruppo risultava appesantito da una posizione finanziaria netta negativa per 196,734 milioni di euro e da un debito verso i fornitori per un totale di 222,322 milioni. Questo ha creato crescenti problemi con i fornitori, che hanno iniziato a incalzare il gruppo con decreti ingiuntivi e richieste di pignoramento. Così giovedì scorso il gruppo di abbigliamento e articoli sportivi ha preso una decisione clamorosa: da un lato ha annunciato l’intenzione di chiedere al Tribunale di Rimini l’amministrazione controllata per Giacomelli Sport spa, Longoni Sport spa e Natura & Sport srl e dall’altro ha convocato per il 4 luglio un’assemblea straordinaria per valutare l’opportunità di seguire la stessa strada anche per la holding Giacomelli Sport Group. L’obiettivo è subito apparso chiaro: prendere tempo (l’amministrazione controllata può durare fino a 2 anni) e "congelare" le azioni intraprese dai fornitori. In attesa di portare a compimento un piano di ristrutturazione già da tempo in lavorazione con l’advisor Caretti&Associati. In questo contesto, ieri il collegio sindacale ha anche depositato presso il Tribunale un ricorso affinché prenda provvedimenti e, eventualmente, sostituisca il consiglio di amministrazione della società. Una mossa attesa, che potrebbe però aprire la strada a eventuali acquirenti. Almeno tre o quattro gruppi industriali italiani e non, secondo indiscrezioni, sarebbero interessati: voci non confermate indicherebbero anche Decathlon e Cisalfa . A questo punto, soprattutto in caso di sostituzione del cda, le trattative potrebbero velocizzarsi. Ma su tutto questo si è addensata una nuvola: l’istanza di fallimento. Dato che è stata presentata prima della richiesta di amministrazione controllata (il gruppo Giacomelli ha infatti "rettificato" quanto affermato venerdì e ha precisato che il deposito avverrà «entro una decina di giorni»), se il Tribunale dovesse ritenerla fondata potrebbe portare Giacomelli Sport Group al fallimento prima che quest’ultima riesca a «proteggersi» dai fornitori con l’amministrazione controllata. Questa situazione non può non avere un impatto su azioni e obbligazioni. La Borsa ha però tenuto sospeso il titolo Giacomelli a Piazza Affari anche per tutta la seduta di ieri, in attesa di chiarimenti. Dal canto suo il bond da 100 milioni – che scade nel 2007 e che non deve pagare cedole fino al marzo 2004 – non mostra scambi da tempo: in questi giorni viaggiava su prezzi teorici tra 70,00 e 77,00. Ma si tratta di prezzi "virtuali" senza scambi. Frutto di una crisi non certo "virtuale". MORYA LONGO



        ItaliaOggi (Mercati e Finanza)
        Numero
        130, pag. 7 del 3/6/2003

        InBreve

        Giacomelli sport group. Il collegio sindacale ha deciso di fare ricorso al tribunale di Rimini affinché ´decida in merito ai provvedimenti da intraprendere, inclusa l’eventuale sostituzione dell’organo amministrativo’ per ´fondato sospetto di gravi irregolarità da parte degli amministratori’, come recita l’art. 152 del Tuf.







        3 giugno 2003
        Chiesto il fallimento per Giacomelli

        Il rappresentante di un fornitore ha presentato al Tribunale istanza di fallimento per il gruppo sportivo, che vuole ricorrere all’amministrazione controllata. I sindaci chiedono la sostituzione del cda

        MILANO – Si fa critica la situazione di Giacomelli sport, sospesa il Borsa da venerdì, quando il cda ha sollecitato le società operative a ricorrere all’amministrazione controllata ; alcuni concorrenti, intanto, si sarebbero già fatti avanti per rilevare parti del gruppo.

        Da un lato, il collegio dei sindaci ha chiesto al Tribunale di Rimini di sostituire l’intero cda della società quotata a Piazza Affari; dall’altro, come rivela il Sole 24 Ore, uno dei fornitori ha presentato istanza di fallimento nei confronti della capogruppo.

        L’istanza è stata presentata venerdì 30 maggio dall’avvocato Maurizio Spinella, per conto della società Ande srl di Lecco, nei confronti di Giacomelli Sport Group spa ed è probabile che venga intrapresa un’azione analoga anche nei confronti di Giacomelli spa e Longoni Sport spa. Intanto, voci non confermate indicherebbero alcuni concorrenti di Giacomelli, come Decathlon e Cisalfa, interessati a rilevare il gruppo riminese.

        Il Collegio sindacale di Giacomelli Sport Group – come ha rivelato un avviso di Borsa italiana Spa – ha chiesto al Tribunale di Rimini di decidere sui provvedimenti da intraprendere, inclusa l’eventuale sostituzione del consiglio di amministrazione.

        Il titolo Giacomelli Sport e’ tuttora sospeso in Borsa e l’assemblea straordinaria dei soci è convocata per il 4 luglio (il 18 in seconda convocazione).

        (3 GIUGNO 2003, ORE 9:45)


        3 giugno 20032
        ECONOMIA

        COMMERCIO
        Giacomelli in difficoltà
        BOLZANO. Il collegio sindacale di Giacomelli Sport Group ha depositato ieri presso il Tribunale di Rimini un ricorso chiedendo alla magistratura di decidere sui provvedimenti da intraprendere compresa l’eventuale sostituzione del cda. Il titolo è in sospensione in attesa di comunicazioni integrative dopo che la stessa società ha annunciato venerdì il possibile ricorso all’amministrazione controllata per le società del gruppo, Giacomelli sport (presente anche a Bolzano con un suo punto vendita), Longoni Sport e Natura&Sport – e anche la stessa Giacomelli Sport Group potrebbe presentarne domanda – a causa del «continuo peggiorare della situazione di difficoltà con i fornitori».