Giacomelli: Rassegna giovedí 5

05/06/2003




          Giovedí 05 Giugno 2003
          Giacomelli, arriva da Cisalfa la prima offerta di intervento

          Risparmio tradito – Le voci indicano un interesse anche del gruppo Percassi

          VINCENZO CHIERCHIA
          MORYA LONGO


          MILANO – Si comincia a dipanare la nebbia che sta avvolgendo i gruppi interessati alla rete Giacomelli. Di tutti i nomi circolati nei giorni scorsi
          (Decathlon , Cisalfa , Go Sport e Jjb Sport ), uno ha deciso di scoprire le carte: Cisalfa Sport. Il gruppo, che fa capo all’imprenditore romano Vincenzo Mancini, ha infatti reso noto ufficialmente di aver preso contatti con l’advisor Caretti&Associati per manifestare l’interesse a elaborare un piano per il risanamento e per il rilancio industriale del gruppo Giacomelli. L’interesse di Cisalfa – che ha chiuso il 2002 con un fatturato consolidato di 315 milioni di euro e un utile netto di poco inferiore a 3 milioni di euro – «è condizionato dalla tempestività dell’intervento resa necessaria dalla immanenza delle annunciate procedure concorsuali». La mente di questo e degli altri "cavalieri bianchi" non può infatti non andare all’istanza di fallimento presentata venerdì scorso presso il Tribunale di Rimini per conto della società Ande srl di Lecco.
          La mossa di Cisalfa è stata commentata sul mercato come il tentativo di accelerare nel momento in cui si profilano nuovi potenziali interessati. Voci non confermate ufficialmente, provenienti dal settore degli investitori negli shopping centres e negli immobili commerciali, segnalano che c’è un marcato interesse alla rete Giacomelli anche da parte del gruppo Percassi : il principale alleato commerciale della rete Benetton, il partner di Inditex per lo sviluppo dei negozi zara in Italia e il gruppo che ha siglato un accordo di recente con la multinazionale Nike per l’apertura di Nike store. Il motivo dell’interesse si intuisce facilmente: le locations commerciali di Giacomelli sono appetibili. Dall’estero si continua intanto a vociferare anche di verifiche sul mercato italiano effettuate dal gruppo britannico Jjb, forte di una rete di circa 500 punti vendita e di un giro d’affari di circa un miliardo di sterline. Voci non confermate (ma neanche smentite) riguardano inoltre i colossi francesi Decathlon (che a suo tempo aveva manifestato interesse per la rete Longoni) e Go sport (a sua volta presente anche in Belgio e Polonia).
          Quale di questi "cavalieri bianchi" possa avere la meglio è impossibile a dirsi. Autorevoli fonti di mercato lasciano intendere che una novità, su questo fronte, potrebbe arrivare presto. Una cosa appare comunque evidente: l’uscita dalla crisi di Giacomelli ha più probabilità di arrivare da un acquirente esterno che dal sistema bancario. Anche perché, secondo le ricostruzioni del mercato, il salvataggio di matrice bancaria è già stato tentato senza successo nei mesi scorsi.
          Dopo aver rimborsato nei primi mesi dell’anno parecchie linee di credito bancarie – probabilmente per l’insistenza degli stessi istituti – la situazione si è fatta più pesante nei confronti dei fornitori. Verso febbraio-marzo Giacomelli ha quindi chiesto un finanziamento in pool (un prestito sindacato) da 30 milioni di euro, senza però riuscire a portarlo a casa. A questo punto il gruppo si è affidato all’advisor Caretti&Associati per mettere in piedi un piano di risanamento basato, tra l’altro, su un aumento di capitale da 50,37 milioni di euro. Poi, però, sono iniziate ad arrivare le ingiunzioni e le richieste di pignoramento da parte dei fornitori. E ora il tentantivo di Giacomelli (che rimane sospesa in Borsa) è di prendere tempo con l’amministrazione controllata, probabilmente in attesa di trovare un "cavaliere bianco". Il primo è già venuto allo scoperto. Ma la partita è solo all’inizio.
          Ma il futuro dei bond resta un rebus
          MILANO – Richiesta di amministrazione controllata, istanza di fallimento, cavalieri bianchi, fornitori sul piede di guerra. La vicenda Giacomelli diventa ogni giorno più complicata. Anche perché nel mezzo di questo polverone c’è un bond: un prestito obbligazionario lanciato nel marzo del 2002 con l’aiuto di Abaxbank e Banca Akros per 100 milioni di euro. La memoria degli investitori non può che correre sulla vicenda Cirio e sul suo pesante epilogo. Il timore è di assistere a un "sequel": anche il Giacomelli-bond, in fin dei conti, è stato emesso da una controllata lussemburghese sotto legge inglese, senza un rating ufficiale e senza un prospetto informativo di diritto italiano approvato dalla Consob perché collocato in prima istanza a investitori istituzionali. Le analogie non sono poche. Anzi. Ma andando a guardare meglio, si scopre che le differenze sono di più. Innanzitutto il bond è uno solo e non sette come nel caso Cirio: non si corre dunque il rischio che un’obbligazione ne trascini verso il baratro altre. Inoltre scade nel 2007. Per di più, secondo quanto riferiscono fonti autorevoli, è molto probabile che la maggior parte di questo titolo sia ancora in mano a investitori istituzionali: banche commerciali, fondi e assicurazioni. Infine questo bond gode di un regime diverso dalle obbligazioni Cirio: in questo caso non esiste un Trustee (l’organismo di legge inglese che rappresenta gli obbligazionisti). Questo significa che ciascun possessore di obbligazioni Giacomelli potrebbe – qualora si verificassero determinati eventi – chiedere il "default" (o meglio: "l’accelerazione") solo per i propri titoli, rendendoli immediatamente esigibili. Questa è la teoria. Ma nella pratica? Quali sono gli "eventi" che potrebbero far scattare il default? In caso di amministrazione controllata o fallimento cosa potrebbe succedere al Giacomelli-bond? Le tante differenze col caso Cirio potrebbero trasformarsi in tante tristi analogie? Con l’offering circular in mano, e con l’aiuto di un legale esperto nella materia, qualche risposta si riesce a dare. A seconda dei diversi scenari. Supponiamo innanzitutto che il Tribunale di Rimini conceda ad alcune società del gruppo Giacomelli l’amministrazione controllata. Già questo, in via teorica, costituirebbe un "evento di default": cioè uno degli innumerevoli accadimenti che potrebbero far scattare per gli obbligazionisti il diritto di richiedere immediatamente il capitale e le cedole maturate. L’offering circular è chiara: «Costituisce evento di default» – si legge al punto (f) – il fatto che l’emittente (cioè la lussemburghese Giacomelli Sport Finance sa), il garante (cioè la holding Giacomelli Sport Group spa) o una controllata rilevante «diventi insolvente, fallisca» o «venga ammessa a regime di amministrazione controllata». In teoria, quindi, chiunque potrebbe in questo caso chiedere l’accelerazione del bond. In pratica, però, questa sarebbe un’eventualità improbabile: per gli obbligazionisti – secondo gli esperti – non ci sarebbe alcun vantaggio nell’esercitare questo diritto che li metterebbe anzitempo nel "calderone" degli altri creditori senza grandi speranze di recuperi. Soprattutto perché il regime di amministrazione controllata, qualora venisse concesso, servirebbe proprio per aiutare l’azienda a "uscire dal tunnel" entro il 2007. Diverso invece il caso in cui fosse un’istanza di fallimento (una è già depositata da un cr»editore venerdì presso il Tribunale di Rimini) ad avere la meglio. In questo caso (qualora cioè fosse dichiarata la bancarotta) gli obbligazionisti avrebbero invece tutto l’interesse a chiedere (ognuno per sé) l’accelerazione: altrimenti il rischio sarebbe che la sorte del bond venga decisa dal curatore fallimentare.
          MY.L.

          giovedì 5 maggio 2003

          La catena di negozi sportivi valuta l’acquisizione del gruppo in grave crisi finanziaria
          Cisalfa interessata a Giacomelli

          MILANO Un elemento positivo si è inserito ieri nella delicata vicenda
          di Giacomelli Sport, il gruppo alle prese con una grave crisi finanziaria che sta mettendo a rischio la sua stessa sopravvivenza. Cisalfa Sport ha infatti manifestato all’advisor Caretti & Associati un interesse per Giacomelli Sport, la
          società quotata al segmento Star di Borsa che venerdì scorso ha annunciato di valutare la richiesta di amministrazione controllata.
          Lo ha confermato in una nota la stessa Cisalfa, dopo le indiscrezioni di stampa in tal senso, precisando che il proprio interesse è «condizionato dalla tempestività
          dell’intervento resa necessaria dalla immanenza delle annunciate procedure concorsuali». Una formula un po’ involuta che sta a significare una evidente necessità: negoziare l’acquisizione prima che il pieno avvio delle procedure
          legate all’amministrazione controllata complichi troppo la trattativa.
          Cisalfa Sport, in particolare, ha manifestato e confermato alla Caretti & Associati il proprio interesse «in merito all’elaborazione di piani idonei a conseguire il risanamento finanziario e patrimoniale – come si legge in una nota -ed il rilancio industriale del Gruppo Giacomelli».
          Intanto, anche ieri è proseguita in Borsa la sospensione dei titoli Giacomelli, che non riprenderanno le normali contrattazioni fino a un nuovo avviso di Borsa
          italiana spa. Le azioni Giacomelli sono state sospese fin da venerdì scorso in attesa di integrazioni informative.
          Nei giorni scorsi i sindaci revisori hanno presentato istanza presso il tribunale per una serie di provvedimenti che potrebbero portare anche alla rimozione dell’attuale consiglio di amministrazione del gruppo.


          giovedì 5 giugno 2003
          Edizione di: RIMINI
          Ora c’è l’ombra del fallimento
          RIMINI – L’ombra del fallimento si allunga minacciosa sulla Giacomelli. Un’istanza in tal senso, nei confronti di Giacomelli Sport Group Spa, è stata presentata nei giorni scorsi al tribunale di Rimini da parte di una Srl di Lecco. E’ probabile che nei prossimi giorni venga intrapresa un’azione analoga anche nei confronti di altre società del gruppo riminesi. La notizia fa tremare i vertici societari alle prese nelle ultime settimane con una serie di gravi vicissitudini e impegnati a evitare il crac finanziario, oltre che gli azionisti (il titolo è stato sospeso).Il Cda, come si ricorderà, ha sollecitato venerdì scorso le società operative a ricorrere all’amministrazione controllata (la richiesta non è stata però ancora depositata) proprio per "proteggersi" dai creditori.Intanto, anche il collegio sindacale si è rivolto ai giudici riminesi per chiedere provvedimenti ed è arrivato a ipotizzare la sostituzione degli attuali consiglieri d’amministrazione. Una netta presa di distanza che presuppone il sospetto, almeno da parte dei sindaci, di una certa disinvoltura nella gestione dei conti.I guai della Giacomelli, cominciati nel luglio 2002 con l’onerosa acquisizione di Longoni sport per 76 milioni di euro, hanno subito un forte inasprimento negli ultimi tre mesi. Il 4 marzo scorso, come rivelato dal Corriere, la società denunciò alla Procura di Rimini la scomparsa dagli uffici di un ingente numero di libretti degli assegni e contemporaneamente, dandone notizia per lettera ai fornitori, ne chiese il blocco. L’effetto del sequestro, infatti, non fu solo quello di bloccare gli assegni rubati, ma anche quelli già nelle mani dei fornitori, titolari complessivamente di un credito di circa 220 milioni di euro. Le azioni a raffica dei legali delle società interessate hanno portato al rapido dissequestro dei titoli, ma la vicenda ha lasciato strascichi sia dal punto di vista giudiziario (a Rimini è aperta un’inchiesta con l’ipotesi di simulazione di reato) sia sul piano della credibilità aziendale. La fiducia dei fornitori, a giudicare dalle mosse recenti, è crollata al punto che la società di Lecco si è rivolta al giudice per tentare di recuperare i suoi soldi. Il titolo è tuttora sospeso in Borsa e l’assemblea straordinaria dei soci è convocata per il 4 luglio (il 18 in seconda convocazione). La mossa del collegio sindacale, intanto, potrebbe invece spianare la strada all’interesse da parte di altre aziende a rilevare parti del gruppo. Il quotidiano economico "Il Sole 24ore" indica tra i possibili interessati i concorrenti Cisalfa e Decathlon.Oggi, infine, a Rimini nella sede dell’Associazione degli industriali i sindacati incontreranno i vertici della Giacomelli.com sulla probabile messa in mobilità di 15 dipendenti riminesi e sette cesenati. A questo punto però il rischio occupazionale è ben più grave. "E’ un discorso che affronteremo in sede nazionale – spiega Alberto Renzi, segretario riminesi della Filcams Cgil – il prossimo 11 giugno: soltanto a Rimini i dipendenti della Giacomelli sono 150".






          Rimini - 5 giugno 2003

          E’ iniziata la corsa per rilevare la Giacomelli
          Allarme dei sindacati sul futuro dei dipendenti

          Cisalfa Sport ha manifestato all’advisor Caretti & Associati un interesse per Giacomelli Sport, la società riminese quotata al segmento Star di Borsa che venerdì scorso ha annunciato di valutare la richiesta di amministrazione controllata. Richiesta peraltro non ancora pervenuta a Palazzo di Giustizia dove invece è stata fissata l’udienza di comparizione per l’istanza di fallimento presentata da una società di Lecco.
          Cisalfa sottolinea che il proprio interesse per Giacomelli è condizionato dalla tempestività dell’intervento, resa necessaria dall’imminenza delle procedure concorsuali. Oltre al gruppo Cisalfa, secondo indiscrezioni, sarebbero interessati ad intervenire anche Decathlon e la francese Go Sport. Cisalfa, nel mercato degli articoli sportivi, può contare su una quota dell’11%, con circa 150 punti vendita e un giro d’affari di 320 milioni di euro nel 2002.
          Intanto, i sindacati hanno fissato per l’11 giugno un incontro nazionale per verificare la situazione dei dipendenti del gruppo Giacomelli (150 solo a Rimini) che ha punti di vendita in tutta Italia. Ieri è stata affrontata la mobilità di 17 addetti (fra Rimini e Cesena) della Giacomelli.com




          5 giugno 2003

          Schiarita per Giacomelli: Cisalfa interessata

          Il gruppo ha manifestato all’advisor Caretti che si occupa del caso Giacomelli l’interesse "in merito all’elaborazione di piani idonei a conseguire il risanamento e il rilancio dell’azienda"


          MILANO – Schiarita in vista per Giacomelli, dopo l’istanza di fallimento presentata da uno dei fornitori per pagamenti insoluti. Cisalfa Sport ha manifestato all’advisor Caretti & Associati un interesse per il gruppo che ha espresso l’intenzione (che dovrà essere vagliata dalla prossima assemblea del gruppo) di entrare in amministrazione controllata. Lo conferma una nota di Cisalfa, dopo le indiscrezioni di stampa in tal senso, precisando che il proprio interesse è "condizionato dalla tempestività dell’intervento resa necessaria dalla immanenza delle annunciate procedure concorsuali".

           Cisalfa Sport, in particolare, ha manifestato e confermato alla Caretti & Associati il proprio interesse "in merito all’elaborazione di piani idonei a conseguire il risanamento finanziario e patrimoniale – si legge nella nota – ed il rilancio industriale del Gruppo Giacomelli".


          5 giugno 2003
          La Cisalfa interessata a Giacomelli

          ROMA
          La Cisalfa sport, catena di negozia specializzati nell’abbigliamento sportivo, è interessata all’acquisizione di una partecipazione di controllo della Giacomelli Sport, la società di Rimini che da venerdì scorso è sospesa in Borsa. La società, inoltre, conferma di aver presentato il proprio interesse all’advisor Caretti & Associati per l’elaborazione di piani per il risanamento e il rilancio del gruppo Giacomelli.
          La Cisalfa Sport ritiene comunque che il proprio interesse debba essere condizionato alla tempestività dell’intervento, resa necessaria dall’imminenza delle procedure concorsuali. Giacomelli intende richiedere al tribunale l’ammissione alla procedura di amministrazione controllata, anche se alcuni creditori del gruppo hanno depositato presso il tribunale la prima istanza di fallimento. Oltre al gruppo Cisalfa, secondo indiscrezioni, sarebbero interessati ad intervenire anche Decathlon e la francese Go Sport. Cisalfa, nel mercato degli articoli sportivi, può contare su una quota dell’11 per cento, con circa 150 punti vendita e un giro d’affari di 320 milioni nel 2002.
          Ieri i titoli della Giacomelli Sport sono rimasti sospesi per tutta la giornata. Le normali contrattazioni non saranno riprese fino a un nuovo avviso di Borsa Italiana Spa che non intende dare il «via libera» sino a quando la situazione della società nel mirino non sia tornata normale. Le azioni Giacomelli sono state sospese venerdì scorso in attesa di integrazioni informative. Nei giorni scorsi i sindaci revisori hanno presentato istanza presso il tribunale per una serie di provvedimenti che potrebbero portare anche alla rimozione del cda