“Giacomelli” Quel fallimento da 500 milioni di euro

14/04/2006
    venerd� 14 aprile 2006

    Quel fallimento da 500 milioni di euro

      RIMINI — Le vicende giudiziarie del gruppo Giacomelli, specializzato nella vendita di articoli sportivi (49 punti vendita solo in Italia) affondano negli anni scorsi. Gi� nel 1997, come � stato accertato dal tribunale, i bilanci del gruppo risultarono alterati. La dichiarazione di insolvenza era stata fatta nell’ottobre 2003. E dopo inizi� la procedura fallimentare chiusa nel febbraio dello scorso anno.

      L’azienda fu venduta per un milione di euro alla Ottanta srl (una societ� creata ad hoc dalla banca Profilo e dalla Camozzi International): un gruppo piacentino controllato da Garilli e Jannuzzi. L’impegno era quello di non licenziare per due anni i 562 dipendenti dei quali 131 in cassa integrazone. Il vertice del gruppo Giacomelli Sport venne decapitato il 29 aprile 2004: era l’epilogo di un crac da 500 milioni di euro che i militari della Guardia di finanza, gli stessi dell’inchiesta Parmalat, avevano fatto deflagrare come una bomba. Quella mattina le Fiamme gialle erano andate a prendere Antonio Giacomelli, fondatore del gruppo, suo figlio Emanuele, il bresciano Vittorio Fracassi, Stefano Pizzobon di Treviso e il calabrese Domenico Libri. Tutti erano gi� stati amministratori e consulenti della Giacomelli.

      E i reati contestati? Associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, calunnia, truffa, fino all’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Tradotto in soldoni, bilanci falsificati, merce per milioni di euro sparita nel nulla, flussi di denaro all’estero, emissione di bond (obbligazioni) per 100 milioni di euro in modo tale da mascherare una crisi ormai irreversibile e poter continuare a ottenere crediti.

        Nell’arco di pochissimi anni il gruppo (20 societ� italiane ed estere) era riuscito a raggiungere 171 punti vendita e a occupare 3.000 persone.