Giacomelli: «Non troverete nessun tesoro»

06/05/2004

Corriere Romagna


giovedì 6 maggio 2004
Edizione di: RIMINI
“Non troverete nessun tesoro”


RIMINI – Il gran giro di fatturazioni false non era un segreto per gli amministratori di fatto e di diritto della Giacomelli. E’ la prima ammissione degli indagati finiti in carcere. Per Emanuele Giacomelli però i conseguenti trucchi contabili avrebbero avuto un’unica motivazione: salvare l’azienda alle prese da sempre con difficoltà di carattere finanziario. Vittorio Fracassi ha spiegato che la sopravvalutazione del magazzino serviva a “coprire” il gran numero di furti ci cui l’azienda è sempre stata vittima, mentre ha spiegato che il transito sul suo conto corrente di 9 milioni di euro nell’estate 2002 era funzionale ai punti vendita all’estero. Le tracce della somma si perdono però in Svizzera e sui conti non c’è traccia della “distrazione”.
“Non c’è nessun tesoro”, ha ribadito Giacomelli agli inquirenti. Stefano Pozzobon, che per i finanzieri è in realtà un uomo di fiducia dello stesso Fracassi, ha ammesso di aver cercato di “abbellire” i conti aziendali, attraverso sopravvalutazione del magazzino da una parte e apertura di nuovi punti vendita dall’altra, per ottenere continue linee di credito.
Domenico Libri è invece l’unico tra gli arrestati a respingere in blocco tutte le accuse: “Ero un semplice quadro, non ho mai ricoperto ruoli dirigenziali, né fatto di testa mia”. Ieri gli avvocati Paolo Righi e Mariano Rossetti hanno presentato un’istanza di revoca della custodia cautelare emessa nei confronti della loro assistita Gabriella Spada, ancora alle Maldive.
Il giudice Giacomo Gasparini al più tardi domani si pronuncerà su quelle presentate dagli altri difensori. Domani, infine, riprenderanno gli interrogatori da parte del pm Luca Bertuzzi.

and.ros.

giovedì 6 maggio 2004
Edizione di: RIMINI
I “Maghi” della finanza
RIMINI – Assediato dai creditori, messo alle strette dalle banche per la rata del bond, innervosito dalle prime inchieste sulle fatturazioni false, impegnato in operazioni spregiudicate, e alla vigilia dell’appuntamento per ottenere un finanziamento di 50 milioni di euro che avrebbe potuto ancora salvare la baracca, Emanuele Giacomelli era assillato da una preoccupazione superiore a tutte le altre: fare la domanda giusta allo spirito guida.“Se gliela fai confusa – tuona al telefono la moglie Gabriella Spada in una delle conversazioni intercettate dagli investigatori della Guardia di finanza – avrai una risposta confusa…se fai quelle domande come quando ci sono io ti rovini con le tue mani”.Il 10 marzo 2003, due giorni dopo il colloquio, Emanuele prende il telefono e chiama Lorena, consigliere spirituale, per sapere se deve presenziare all’incontro con Fabio Arpe della merchant bank Abax oppure è meglio che vada da solo Stefano Pozzobon. Qualunque sia stato il responso della sensitiva, il finanziamento da cui dipendevano le sorti del gruppo non arrivò mai.L’episodio per gli inquirenti rappresenta un’indiretta conferma del ruolo attivo all’interno dell’azienda svolto da Gabriella Spada e del condizionamento subito dal marito. “Era lei a comandare – ha detto in carcere agli inquirenti il suocero Antonio Giacomelli – è stata lei a mettermi da parte. Mio figlio Emanuele mi diceva che tutto andava bene e mi chiamava solo se c’era da mettere una firma sopra carte che non conoscevo o da fare una fattura falsa”. Il fatto che, pur sollecitato dalla moglie, Emanuele Giacomelli interpellasse la “maga” ha stupito anche alcuni tra i più stretti collaboratori del manager convinti che la passione per l’occulto fosse esclusivo appannaggio della signora.Le due donne, l’imprenditrice di successo e la sensitiva new age, si erano conosciute attraverso un annuncio sul giornale prima dell’apertura del centro benessere della Spada.Lady Giacomelli, convinta che la cura del corpo passi anche per quella della mente, cercava un’esperta di tecniche di rilassamento e s’imbattè nella medium residente a Jesi. Fu amicizia a prima vista. Assunta nella city farm la “maga” (Lorena il suo nome di battesimo), capace a suo dire di mettersi in contatto con uno spirito guida, finì per diventare la consigliera spirituale di Gabriella Spada riguardo alle strategie aziendali e alle scelte operative del gruppo. Una consulente vera e propria. Forse la meno pagata, rispetto ai presunti maghi della finanza o del fisco a libro paga della Giacomelli, ma neppure la meno efficace stando almeno alle indiscrezioni trapelate dopo il suo interrogatorio.L’operatrice dell’occulto ha stupito il pubblico ministero Luca Bertuzzi, che coordina l’inchiesta, e i finanzieri bolognesi dando sfoggio di competenze non comuni, frutto di una laurea in Economia e commercio tenuta a lungo nel cassetto. E si è visto che lo “spirito guida” di Lorena, di fronte alle “domande giuste” forniva risposte di semplice buon senso. Forse sarebbe stato meglio per tutti, dai manager in cella ai dipendenti senza più un lavoro, se avessero seguito con più attenzione i suoi consigli.

Andrea Rossini