“Giacomelli” L’accusa è di insider trading

14/04/2006
    venerd� 14 aprile 2006

      Per la Finanza ci fu abuso di informazioni privilegiate

        Sul crac della Giacomelli piomba un’altra imputazione
        L’accusa � di insider trading

          RIMINI — C’� anche l’insider trading nella complessa vicenda che ha portato al dissesto del gruppo commerciale Giacomelli di Rimini: lo ha accertato il Nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di Finanza.

          Le nuove indagini hanno portato il pubblico ministero Luca Bertuzzi ad iscrivere nel registro degli indagati Emanuele Giacomelli, figlio del fondatore dell’ex impero commerciale, Antonio, e la suocera Angela Lenzi (entrambi gi� coinvolti nella prima tranche dell’inchiesta) anche per il reato di abuso di informazioni privilegiate, sulla base dell’articolo 180 del testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria.

          Le indagini, delegate alle Fiamme Gialle dal magistrato riminese, avevano gi� portato nell’aprile di due anni fa all’arresto di sei indagati, nel giugno dello stesso anno a misure patrimoniali e nel novembre 2005 al sequestro di altri beni, per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro, tutti riconducibili direttamente o fiduciariamente — secondo gli investigatori — alle persone implicate.

          Ma l’analisi delle movimentazioni finanziarie dei Giacomelli ha riservato ulteriori sorprese.

          I finanzieri si sono infatti insospettiti per ingenti flussi di denaro che dalla met� di luglio 2002 alla primavera dell’anno successivo, attraverso alcuni conti correnti intestati agli indagati, sono arrivati ad una societ� di intermediazione mobiliare di Torino, mediante la quale Angela Lenzi — gi� indagata per riciclaggio — ha acquistato e venduto azioni alla Spa di famiglia, al fine di sostenerne il prezzo, soprattutto nelle fasi pi� sfavorevoli delle contrattazioni di mercato.

          Il fatto che ad operare fosse una terza persona non ha tratto in inganno la Guardia di Finanza, perch� Emanuele Giacomelli era amministratore e socio della Giacomelli Sport group, quindi — sempre secondo le indagini — era l’unica persona a conoscenza della situazione ‘in decozione’ del gruppo e nella condizione di disporre di informazioni privilegiate, �tali da permettergli di operare in maniera distorsiva sui mercati azionari, avvalendosi della suocera�.

          Il risultato finale — ha scoperto la Guardia di Finanza — � stata una falsa rappresentazione al mercato della realt� societaria, con lo scopo di mascherare lo stato di crisi, ‘drogando’ di fatto il titolo.

          Angela Lenzi, madre di Gabriella Spada, gi� in passato era stata coinvolta nelle indagini perch� tra l’altro a lei era intestata una cassetta di sicurezza individuata dalla Finanza. Alla Lenzi era stata sequestrata anche l’osteria Castellabate sulla Riviera riminese.

            Ma i Giacomelli erano anche grandi amanti del mare. Infatti alla fine di ottobre dello scorso anno i reparti aeronavali della Guardia di Finanza si erano messi alla caccia della ‘Letting go’: una nave di 30 metri con una stazza di 108 tonnellate, formalmente di propriet� della societ� sammarinese Fly Boat. La cosa strana � che la barca risultava venduta, anche se continuava ad apparire in un sito Internet come barca da noleggio per la modica cifra di 35 mila euro la settimana nei mesi di punta di luglio e agosto. La vicenda termin� il 29 ottobre 2005 quando i finanzieri bolognesi del Nucleo di polizia tributaria sequestrarono l’imbarcazione a Trieste. Il crac della Giacomelli ha mobilitato anche gli investigatori belgi, arrivati agli inizi di febbraio da Anversa per interrogare l’intero gruppo dirigente sul fallimento di una delle societ� sorelle aperte in Belgio.