Giacimenti turistici: la seconda estate in Costa Smeralda

11/04/2002


1) La seconda estate in Costa Smeralda
2) Un paradiso scoperto da Mentasti
3) E il pastore diventò impresario

Giacimenti turistici – A 40 anni dal primo progetto si apre la caccia all’investimento su 2mila ettari incontaminati

La seconda estate in Costa Smeralda
Una cordata di italiani per gli immobili della catena Starwood

Martino Cavalli

ROMA – Cespugli di ginepro, oppure ville e alberghi di lusso. La Costa Smeralda compie quarant’anni ma ancora non sa cosa farà da grande. Perché la "grande Costa Smeralda" è fatta anche di quasi duemila ettari di terreno non edificabile – due terzi della superficie totale – su cui da tempo insiste un ambizioso progetto. Ai tempi dell’Aga Khan si chiamava Masterplan e valeva 3 milioni di metri cubi di cemento. Oggi è un più banale progetto di sviluppo ma, malgrado qualche sforbiciata, continua a valere la bella cifra di 1,7 milioni di metri, con il progetto per 5 nuovi alberghi che andrebbero ad aggiungersi a quelli già esistenti. Ginepro o ville e alberghi? Il dilemma non è di poco conto perché il gruppo americano Starwood, che qualche anno fa attraverso l’acquisizione di Sheraton è diventato proprietario anche della Ciga, ha messo in vendita tutti gli immobili italiani (manterrà per almeno 25 anni la gestione degli hotel, anche di quelli di eventuale futura costruzione), compresi i 2mila ettari della Costa Smeralda. Starwood in principio vende il pacchetto intero, ma è disposta a prendere in considerazione anche offerte parziali. Stanno tutte («sono tantissime», dicono alla compagnia) sui tavoli dei top manager a White Plains, il quartier general della compagnia nel Connecticut, che dal 28 febbraio le stanno valutando. Tra loro ce n’è una italiana. «È un gruppo di imprenditori che mi ha anche chiesto se volevo partecipare alla cordata – sostiene Bruno Mentasti, importante proprietario terriero in Costa (si veda anche l’articolo a fianco) – ma almeno per il momento ho deciso di restare fuori». Mentasti non fa nomi, ma la partecipazione – tra gli altri – di Diego Della Valle, pur smentita dall’interessato, appare invece probabile. L’offerta per i terreni è un terno al lotto. Tra l’avere e il non avere l’edificabilità, il valore cambia di diversi zeri. Intanto i Comuni di Arzachena e Olbia propendono (ufficiosamente) per la seconda ipotesi, ma l’operazione deve passare attraverso un accordo di programma anche con la Regione. Nei giorni scorsi, mentre si votava la Finanziaria della Sardegna, è comparso un emendamento (poi abbandonato tra le polemiche) che sottraeva l’esame del progetto al Consiglio regionale, riservandolo esclusivamente alla Giunta. Una differenza non da poco, perché è ovvio che nella Giunta non è rappresentata l’opposizione. Gesuino Monagheddu, direttore del Consorzio Costa Smeralda, è comunque convinto che i tempi non siano ancora maturi per un eventuale via libera. «L’anno prossimo ci sono le elezioni comunali e tra due anni toccherà alla Regione – dichiara – in queste condizioni nessuno ha certamente voglia di assumersi una responsabilità così grande come quella di approvare il progetto». Ma il mercato fiuta l’affare e così la speculazione si fa avanti. «C’è una domanda molto vivace di terreni nell’area, malgrado i vincoli esistenti – sostiene Mentasti – il che significa che la speculazione si sta muovendo». «D’altra parte – aggiunge – se il masterplan dovesse passare, magari anche in una versione ulteriormente ridotta, mettiamo un milione di metri quadri, è ovvio che ci saranno ripercussioni su tutti quegli appezzamenti di terra più o meno piccoli di proprietà dei tanti soci del Consorzio». Il Consorzio Costa Smeralda è l’istituzione creata nel 1962 (ecco i quarant’anni della Costa) che raggruppa obbligatoriamente tutti i proprietari della zona. Esercita un controllo sul rispetto dei vincoli urbanistici, attraverso il Comitato di architettura, e fornisce i servizi generali all’area. Due cose non di poco conto perché la prima attività ha consentito finora uno sviluppo edilizio che pochi si sentono di criticare, mentre la seconda ha permesso l’erogazione di servizi di alta qualità a un "condominio" piuttosto esigente. In questa particolarissima assemblea di condominio, la Ciga Immobiliare Sardegna pesa per circa il 35%, mentre il resto è frammentato tra 3.500 soci. I fondatori, tra i quali la stessa Ciga, sono titolari di diritti privilegiati: 6 voti anziché uno. E i voti a loro volta sono legati alla caratura, determinati sulla base di coefficienti stabiliti a suo tempo da una società specializzata americana. Se Starwood cede in blocco la Ciga Immobiliare, il futuro socio del Consorzio erediterà i diritti dei fondatori e nulla cambierà, spiega Monagheddu. E se Starwood dovesse optare per lo "spezzatino"? I singoli acquirenti perderanno questo privilegio e il Consorzio, senza più un proprietario di riferimento, potrebbe trasformarsi in un gigantesco condominio che – malgrado il reddito medio – rischia di essere litigioso e difficilmente governabile come tutti i grandi condomini. A quel punto, il Consorzio saprà mantenere i rigidi precetti del Comitato di architettura, assicurando servizi degni di quello che vuol essere una delle zone più belle ed esclusive al mondo?
Un paradiso scoperto da Mentasti

M.Cav.
ROMA – «Si è avvicinato un piccolo fuoribordo e un uomo ha detto: sono l’Aga Khan, vorrei parlare con il signor Mentasti». Era il 1961, la Costa Smeralda stava per nascere. All’epoca Bruno Mentasti era solo un ragazzo, ma ricorda perfettamente quell’incontro nelle acque davanti a Porto Cervo dove il padre, Giuseppe, stava ancorato con il suo trialberi, la Croce del sud. Appassionato di vela e di pesca, Giuseppe Mentasti (industria farmaceutica e acque minerali) negli anni Cinquanta si era comprato vaste aree da Porto Cervo al Golfo del Pevero, comprese alcune isole come Mortorio, in buona parte ancora di proprietà della famiglia. «L’Aga Khan raccontò dei suoi progetti – ricorda Bruno Mentasti – e chiese a mio padre se era interessato a entrare in società con lui». Ben presto partirono i lavori. E soprattutto ben presto (rispetto ai tempi di oggi) furono finiti. Malgrado non ci fossero né strade né acqua né luce elettrica, tra il ’63 e il ’64 erano già nate le prime case, i primi alberghi, il primo nucleo di Porto Cervo. Con loro, i primi ospiti vip e poi i primi collegamenti con Alisarda, che volava con dei Beechcraft da otto posti su Venafiorita, una pista di terra battuta vicino a Olbia. Poi furono gli anni del boom. Tra il 1965 e il 1982 – secondo uno studio dell’Università di Padova e della Bocconi – l’afflusso turistico negli alberghi del Comune di Arzachena è aumentato del 113% all’anno contro il +11% dell’intera regione. L’aumento occupazionale è stato del 161 per cento. Ma il giocattolo nel frattempo è diventato un’industria e l’Aga Khan è dovuto uscire di scena, lasciando spazio agli americani. Molti sardi ancora non se ne capacitano. «L’Aga Khan mi disse: la Costa deve essere dei sardi», ricorda con un po’ di rimpianto Gesuino Monagheddu, direttore del Consorzio Costa Smeralda. Ma poi aggiunge: «Certo che gli americani sono dei professionisti, loro sanno come far funzionare gli alberghi».
E il pastore diventò impresario
(NOSTRO SERVIZIO)

ARZACHENA – Francesco Mereu aveva dieci anni quando, durante una transumanza, scappò e si rifugiò da una zia, a Nuoro: «A Orgosolo – racconta – l’unico mestiere possibile era quello di pastore, seguire le pecore, come mio padre, mio nonno e tutti prima di loro. A Nuoro, invece, potevo fare altro. E lì iniziai a fare il manovale in un piccolo cantiere edile». Comincia così la storia di un pioniere della Costa Smeralda. La racconta ad Arzachena, nella sua grande casa da piccolo imprenditore ormai a riposo. La sua è una storia emblematica di quello che è accaduto nella Gallura dalla fine degli anni Cinquanta. «Lavoravo per la Grassetto – ricorda Mereu – che allora costruiva gli hotel della catena Jolly della famiglia Marzotto. La Grassetto acquisì la commessa per la costruzione del Pitrizza, del Cala di Volpe e dell’Abi d’Oru (vicino a Golfo Aranci) e, siccome subappaltava tutto, affidò i lavori a tre imprese sarde: una di Nuoro, dove lavoravo io, una di Cagliari e un’altra di Oristano. Andammo a lavorare in un posto selvaggio. Non c’era nulla. Qualche capra, non era posto neppure da pecore. A Liscia di Vacca, abitavano sette famiglie e il negozio di generi alimentari aveva da vendere due (dico due) chili di pasta, due di zucchero e una cassetta di birra. In pochi anni arrivammo a essere oltre 1.300 persone impegnate nella costruzione degli alberghi, delle strade, delle infrastrutture. Siamo venuti da tutta la Sardegna a realizzare gli straordinari progetti di architetti come Gigi Vietti, Jacques Couëlle e il figlio Savin. Allora Arzachena era un insieme di piccole case, oggi è uno dei paesi più ricchi d’Italia». In oltre quarant’anni, in Costa (si chiama così) Mereu ha lavorato, ma non è rimasto un muratore. Ha messo in piedi una sua impresa ed è cresciuto: «Ma non sono un’eccezione, ci sono molti casi come il mio. Una volta si ordinarono gli infissi delle sette ville della Cerbiatta (dentro Porto Cervo, la più grande è del Principe) a una falegnameria di Oristano. Le dovemmo buttare via. Si fecero rifare alla Mina di Vicenza. Nessuno sapeva fare le ante scorrevoli e adatte al clima della costa gallurese. Oggi non accadrebbe. Anzi: qui sono cresciute aziende piccole e grandi ad altissima caratura, che potrebbero andare a lavorare nei posti e per i personaggi più esculsivi del pianeta. Fabbri che sono veri artisti, elettricisti che riparano impianti di imbarcazioni bellissime, giardinieri (chiedere referenze al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi), carpentieri, manutentori di piscine. Adesso siamo noi che abbiamo tutto da insegnare e la nostra esperienza di piccoli imprenditori la possiamo esportare ovunque». Sono lontani i tempi in cui Ghilardi, un possidente della zona, rifiutò l’offerta (poi accettata) di un miliardo tondo di lire per i suoi terreni sostenendo che «a me non mi fregate con questo miliardo, milioni voglio, almeno dieci». E di questo pullulare di nuove iniziative, di nuove figure professionali, esperienze e occasioni di impresa nate in Costa, ne è dimostrazione lo stesso figlio di Francesco, Carmelo Mereu che, invece di fare l’avvocato, organizza grandi eventi, tra cui il Rally della Costa Smeralda, ritornato ad essere uno dei massimi appuntamenti sportivi europei.
Puccio Lai
Giovedí 11 Aprile 2002