Già pronti i tre punti per ritoccare l’intesa

04/10/2007
    giovedì 4 ottobre 2007

    Pagina 7 – Primo Piano

      Retroscena
      Il via libera in un pranzo di lavoro a Palazzo Chigi

      Già pronti i tre punti
      per ritoccare l’intesa

        ROBERTO GIOVANNINI

          Giro di vite sulla ripetibilità dei contratti a termine, abolizione dello staff leasing, ma soprattutto garanzie che tutti, ma proprio tutti i lavoratori «usurati» potranno andarsene in pensione prima degli altri, con 57 anni di età e 35 di contributi. E soprattutto, un avvertimento: se la sinistra radicale non si accontenterà di questi «miglioramenti» all’accordo sul welfare, rischia di mettere in moto un processo che potrebbe portare in Parlamento a pericolosi «peggioramenti» del testo.

          Romano Prodi ne è convinto: una soluzione sul protocollo del welfare è alla portata. Servirà pazienza e sangue freddo, ma alla fine si imbarcherà tutta la sinistra radicale senza perdere per strada l’ala destra. I segnali di pace in queste ore si stanno moltiplicando, da ambo le parti: così, alle aperture manifestate dal ministro del Lavoro Damiano, ieri hanno replicato a tono diversi esponenti della «Cosa Rossa», da Cesare Salvi (Sd) a Paolo Ferrero, ministro Prc della Solidarietà Sociale.

          E così, ieri a pranzo, Prodi ha discusso del da farsi con Tommaso Padoa-Schioppa, il ministro del Lavoro Damiano e il sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta. Qui Damiano ha illustrato il suo pacchetto di aggiustamenti al protocollo. Correzioni che – pur senza modificare o variare il testo siglato da governo e parti sociali il 23 luglio – su almeno tre punti di un certo rilievo producono un tangibile cambiamento ed effetti concreti. La prima riguarda i cosiddetti «lavori usuranti». Il protocollo dice che con i soldi che ci sono possono andare in pensione anticipata al massimo 5000 lavoratori, cifra che fa infuriare tutta la «Cosa Rossa». Gli esperti del Lavoro stanno rifacendo i conti: a ben vedere tutti i lavoratori «usurati» (mestieri nocivi, catena di montaggio, «notturni», autisti di mezzi pesanti) senza eccezione potranno smettere di lavorare con 57 anni di età e 35 di contributi. Il problema è che le regole sono un po’ restrittive: per aver diritto, bisogna svolgere lavoro usurante fino al momento del pensionamento. E servono almeno 7 anni di attività «usurante» negli ultimi 10 anni di lavoro. Se «Tps» sarà un po’ generoso, questi stretti limiti potrebbero essere allargati.

          La seconda modifica è l’abolizione dello staff leasing (somministrazione di manodopera, ovvero affitto di squadre di lavoratori ad aziende che ne hanno bisogno). Una modalità contrattuale introdotta dalla legge Biagi che risulta particolarmente odiosa alla sinistra, anche se è stata in pratica inutilizzata. L’accordo rinviava a una commissione, basterà accelerarne la fine. Infine, i contratti a termine: Damiano vuole che dopo tre anni per rinnovare un contratto a tempo determinato si debba andare con l’assistenza del sindacato all’ufficio provinciale del lavoro. Magari limitando il diritto di intervento solo ai sindacati «più rappresentativi». Per Rifondazione è già qualcosa: come afferma il ministro Ferrero, «Sono i due punti fondamentali: abolire lo staff leasing e riportare i contratti a termine alle loro condizioni oggettive, quando c’è bisogno e non per ricattare i lavoratori».

          Qualcosa, ma non basta. Sì, perché ieri il capogruppo al Senato di Prc, Giovanni Russo Spena, illustrava il progetto di «emendamento Sarkozy». «Presenteremo – spiegava Russo Spena – esattamente la proposta di recente approvata dal governo francese: dopo tre rinnovi del contratto a termine, il lavoratore dovrà essere assunto stabilmente. La verità è che qui in Italia arriviamo sempre in ritardo e vogliamo essere più liberisti degli altri. Voglio vedere come si metteranno i vari Rutelli e Dini col modello Sarkozy…»

          Difficile ipotizzare un successo di questo emendamento: è molto più probabile – dicono in casa Ds – che una proposta di spirito «liberista» presentata dai diniani passi col voto decisivo della Cdl. E allora sarebbero dolori. Russo Spena in ogni caso insiste: «la proposta Damiano già è qualcosa, ma a noi non basta».