Già da ottobre cattive avvisaglie per la Gama

26/01/2004


Domenica 25 Gennaio 2004


La società messa in liquidazione
Già da ottobre cattive avvisaglie per la Gama

di Alessandra Vaccari


Le avvisaglie che la situazione stava precipitando, alla Gama spa, l’azienda di catering di San Giovanni Lupatoto, posta in liquidazione da mercoledì scorso, c’erano state già a ottobre. Tre mesi fa circa Giorgio Viva, membro del cda e azionista, si era infatti dimesso dall’incarico di amministratore unico. Poche settimane prima, all’assemblea per l’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2002 (tenuta a Roma dove è stata trasferita la sede legale dopo la cessione da parte della famiglia Masini), era stato approvato il bilancio con oltre 22 milioni di euro di perdite, coperte con abbattimento di mezzi propri, rinuncia a crediti da parte di vecchi soci, contributo di ingresso da riconoscersi a Sabina Commerciale srl a fronte di un contratto da stipularsi quale centrale di acquisti nell’ordine di 40-50 milioni per anno, per cinque anni.
Sabina Commerciale srl è una piccola società di compravendita di alimentari che con il contratto poteva migliorare sul mercato il proprio placing power (capacità di collocamento di titoli presso i propri clienti, società affiliate, banche corrispondenti), ottenere migliori sconti e condizioni di pagamento dai propri fornitori; per questo, avrebbe potuto riconoscere a Gama spa un contributo, nella misura del 4-5% sul negoziato.
«Queste considerazioni», scriveva Viva a ottobre, «e una lettera contratto tra Logitech sa e Sabina Commerciale srl, che avrebbe impegnato Gama – una volta acquisita – a stipulare un contratto, mi hanno indotto a sottoscrivere la dichiarazione, avvalorata dal collegio sindacale, in forza della quale tale contributo è stato portato a ricavo e quindi a copertura di perdite. Ma tale contratto non è stato poi concluso». In quell’assemblea Viva venne nominato amministratore unico e si deliberò la ricostituzione del capitale sociale a un milione di euro dichiarato interamente versato.
«In effetti», scriveva ancora Viva nella sua lettera di dimissioni, «esiste un contratto tra Logitech sa e Italcoser Logistica spa in forza del quale Logitech sa dispone che Italcoser Logistica versi, per suo conto, un milione di euro a Gama, quale sottoscrizione di capitale sociale. Tale importo viene poi restituito a Italcoser spa e costituito da quest’ultima in pegno, a garanzia delle forniture di derrate alimentari che Sabina commerciale avrebbe effettuato a Gama spa. Itacolser logistica spa avrebbe defalcato dal pegno il valore delle forniture eseguite».
Il 25 settembre dello scorso anno, si tengono le assemblee ordinarie e straordinarie della Gama spa, presenti i due soci che sono diventati Logitech sa per il 98% e Viva per il 2%. Ma ecco, che il contratto di somministrazione pluriennale tra Gama e Sabina Commerciale, nonostante i solleciti di Viva, non viene sottoscritto. Viva, quale amministratore unico di Gama, aveva necessità di sottoscriverlo per emettere fattura, e dovendo, nella prima decade di settembre predisporre il pagamento degli stipendi. Ma non gli viene consentito. C’è di più, secondo la denuncia di Viva: «Per quanto riguarda il capitale sociale di un milione di euro versato: le scritture contabili di accredito da parte di Italcoser Logistica spa e successivo riaddebito per la costituzione in pegno delle forniture non sono state eseguite», dice Viva a ottobre 2003, «e Sabina commerciale ha eseguito forniture contabili assimilabili a capitale per circa 450mila euro. E il versamento relativo all’aumento di capitale sociale, per i tre decimi, ancora non è stato versato».
Al dirigente viene inoltre chiesto di «soprassedere» quando chiede di versare nelle casse sociali di Gama 300mila euro, rappresentati da assegni circolari di una banca. Questo nonostante ben si sapesse che gli assegni erano coperti.
Per questo, Viva si dimise, stigmatizzando il comportamento dell’azienda, cercando di tutelarsi, facendo inserire le sue considerazioni negli atti del consiglio di amministrazione.