Già 557mila occupati in meno

21/10/2009

Per effetto della crisi nel giro di un anno si sono persi 557mla posti di lavoro, in aggiunta ai 470mila che sono "a rischio" essendo in cassa integrazione. La stima è della Uil che ha messo a confronto l`andamento del mercato del lavoro tra giugno 2208 e giugno 2009, rielaborando i dati sulle comunicazioni obbligatorie (procedura che l`azienda deve attivare quando avvia o al momento della cessazione di un rapporto di lavoro). In particolare a giugno di quest`anno – rispetto allo stesso mese del 2008 – sono stati attivati 457mila rapporti di lavoro in meno, si è passati infatti da 1,3 milioni ad 857mila. Il risultato, per Guglielmo Loy (Uil), evidenza in modo inequivocabile come il mercato abbia risentito delle «difficoltà delle imprese», alle prese con «il calo di commesse o di risorse finanziarie da investire anche in nuova occupazione». Quanto alle cessazioni dei rapporti di lavoro, stando alle comunicazioni delle imprese a giugno di quest`anno le uscite hanno superato quota 1 milione – con un incremento del 10,3% su giugno 2oo8 -, ovvero sono state registrate oltre 1oomila cessazioni in più rispetto allo stesso mese dell`anno precedente. Peraltro lo studio della Uil evidenzia come rispetto a giugno 2oo8 quando era del 74,1% l`incidenza dei rapporti cessati sul numero dei rapporti attivati, quest`anno il rapporto è aumentato in modo esponenziale raggiungendo il 125,4"1". La cifra relativa ai 557mila posti "bruciati" tra giugno 2008 e giugno 2009 è quindi la somma tra il minor numero di contratti attivati e il maggior numero di cessazioni dei rapporti di lavoro. Ma a questa cifra lo studio aggiunge il dato sui posti di lavoro "a rischio", perché relativi a lavoratori collocati in cassa integrazione, che a Giugno 2009 – secondo elaborazioni della Uil – sono oltre 470mila (380 mila persone in più rispetto a giugno 2008).
A pagare maggiormente nel periodo "a cavallo" della crisi le conseguenze sono stati i lavoratori con contratti a tempo determinato scaduti e non rinnovati. La Uil ha calcolato che in un anno e mezzo, tra gennaio 2008 e giugno 2009, l`89,5% delle cessazioni ha riguardato i contratti a tempo determinato. Al tempo stesso le lavoratrici sono più svantaggiate rispetto agli uomini per le tipologie contrattuali utilizzate perle assunzioni (per contratto a tempo determinato, collaborazioni, tirocini e contratti di inserimento sono coinvolte per il 64,7%, contro il 60,6% degli uomini). Invece il contratto a tempo indeterminato e l`apprendistato riguardano soprattutto gli uomini. Guardando alle macro aree del Paese, la percentuale più bassa di contratti trasformati in rapporti di lavoro a tempo indeterminato si registra nel Mezzogiorno, con l’1,7% contro una media nazionale del 3 per cento. Sempre nell’anno e mezzo preso in considerazione sono stati attivati 17,8 milioni di rapporti di lavoro, 15,1 milioni si sono chiusi e 526mila sono stati trasformati in rapporti di lavoro diversi da quelli originari. Il 51,4% dei nuovi rapporti avviati ha riguardato la componente maschile, contro il 48,6% della componente femminile (anche per le cessazioni 51,6% uomini e 48,4% donne).
Sul totale di 17.815.089 nuove comunicazioni di instaurazione di rapporti di lavoro, il 62,6° "ha riguardato i contratti a tempo determinato (il 50,3% donne e il 49,7% uomini), il 23,9% i contratti a tempo indeterminato (il 42,6% donne e il 57,4% uomini), il 7,3% le collaborazioni a progetto (il 56,2% donne e 43,8% uomini), il 4% l`apprendistato (il 42,4% donne e il 57,6% uomini). Seguono i tirocini con l’1,5%(il 55,3%donne e il 44,7% uomini), i contratti a causa mista con lo 0,5% (come il contratto di inserimento con ii 58,7% donne e i141,3% uomini). Commentando i dati, per Gugliemo Loy «non si comprende come mai non ci sia un costante e trasparente monitoraggio da parte del ministero del Lavoro che ne è in possesso». Infatti secondo la Uil «la pubblicità delle statistiche renderebbe il confronto sul tema del lavoro e della crisi più scientificamente attendibile», mentre «non è nascondendo la realtà che si contribuisce alla ricerca di soluzioni positive».